“Washington D.C.” di Gore Vidal, un romanzo per capire l’America di oggi

18 Gennaio 2026

Il romanzo, una sconvolgente storia di corruzione e ambizioni malate, esplora le connessioni tra potere politico, ambizione personale e corruzione morale nella capitale statunitense.

Washington D.C. di Gore Vidal, un romanzo per capire l'America di oggi

Per la collane” Le strade” è uscita con la traduzione di Daniela Paladini per Fazi Editore “Washington D.C.“, sesto volume del ciclo Narratives of Empire di Gore Vidal, che racconta la formazione e la degenerazione del potere negli Stati Uniti dal 1775 fino all’era contemporanea.

Il romanzo, una sconvolgente storia di corruzione e ambizioni malate ambientata tra la fine del New Deal, la Seconda guerra mondiale e l’inizio della Guerra fredda e della guerra di Corea, esplora le connessioni tra potere politico, ambizione personale e corruzione morale nella capitale statunitense. Pubblicato nel 1967, è uno delle opere più rappresentative della vena satirico-politica di Gore Vidal.

Perché leggere “Washington D.C.”: il racconto dell’ipocrisia del potere

Il romanzo si apre nel 1937, in un’America segnata dalla crisi del New Deal e dal progressivo declino del prestigio del presidente Franklin D. Roosevelt. La scena iniziale è melodrammatica: un temporale estivo squarcia le tenebre di una serata a Laurel House, il centro del potere della capitale americana dove si consumano intrighi di potere, scandali e contese familiare.

In questo contesto di tensioni economiche e politiche, Vidal introduce i protagonisti della sua storia: due famiglie simbolo dell’élite americana: quella del senatore James Burden Day, conservatore, rispettabile ma non immune alla corruzione, e quella del magnate della stampa Blaise Sanford, spregiudicato e potente manipolatore dell’opinione pubblica. Attorno a loro ruota Clay Overbury, l’affascinante e ambizioso assistente di Day. Proveniente da umili origini, Clay è disposto a tutto pur di scalare la gerarchia politica: conquista la fiducia del senatore, poi ne sposa la causa e soprattutto la figlia di Sanford, Enid, giovane e instabile, la cui fine tragica diventa simbolo del prezzo umano dell’ambizione e dell’ipocrisia di Washington.

Il senatore Day, deciso a garantirsi la rielezione e a puntare alla Casa Bianca, accetta compromessi morali e finanziari, come la corruzione legata alla vendita di terre indiane a speculatori petroliferi. Tuttavia, i suoi piani vengono infranti dal ritorno di Roosevelt e dalla guerra in Europa. Nel dopoguerra, Clay Overbury, divenuto ormai un uomo di potere, rientra da “eroe” e prosegue la sua ascesa: elimina la moglie scomoda facendola internare e, grazie al ricatto, si appropria persino del seggio senatoriale del suo ex mentore. Ormai spietato e disilluso, mira alla presidenza, incarnando la corruzione morale di un sistema dove tutto — potere, successo, carriera — è costruito sulla menzogna e sull’opportunismo.

I personaggi sono inventati ma con molti aspetti in comune con politici e tycoons che Vidal aveva conosciuto. Washington D.C. è dunque al tempo stesso romanzo storico e satira politica, che racconta con intelligenza e ferocia come la politica americana del dopoguerra abbia smarrito ogni principio morale, diventando, nelle parole dello stesso Vidal, la macchina di “un impero destinato a essere l’ultimo sulla Terra.”

Attraverso una scrittura limpida e dialoghi taglienti, Vidal smaschera la decadenza politica e umana dell’America del potere, rivelando l’ipocrisia, il cinismo e la totale intercambiabilità dei suoi protagonisti. Dietro la facciata democratica, Washington appare come un mondo chiuso e spietato, in cui gli ideali vengono sacrificati all’ambizione personale. Un romanzo che risale a un secolo fa in grado di dirci ancora molte cose.

Chi è Gore Vidal

Il romanzo riflette in parte la vita dell’autore: Vidal nacque infatti in un ambiente politico, dal momento che il nonno era Thomas Pryor Gore, senatore e oppositore di Roosevelt: questa esperienza gli permise di vivere da vicino la quotidianità del potere, i suoi intrighi, i suoi raggiri. Partecipò poi come volontario alla Seconda guerra mondiale nel Pacifico; da queste esperienze trasse il suo romanzo d’esordio Williwaw (1946).

La notorietà arrivò qualche anno dopo con The City and the Pillar (1948), primo romanzo americano a trattare l’omosessualità in modo realistico, che suscitò scandalo ma anche ammirazione da parte di autori come Isherwood e Thomas Mann. Non si dedicò solo alla narrativa, ma scrisse importanti sceneggiature, tra cui “Ben Hur”, “Improvvisamente l’estate scorsa” e “Parigi brucia?”, intervenne con saggi critici e polemici a commentare lo scenario politico americano, sempre pronto difendere le libertà individuali e il suo punto di vista, improntato a valori progressisti.

Gore Vidal è stato sicuramente una delle figure più brillanti e provocatorie della letteratura e della cultura politica americana del Novecento, grazie anche alla sua prosa elegante e al suo spirito critico.

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