Vittorio Sgarbi, ”Gli italiani devono rendersi conto del valore del loro patrimonio artistico”

La sensibilità degli italiani nei confronti della bellezza artistica è come assopita e occorre ridestarla. Ad affermarlo è Vittorio Sgarbi che con il suo ultimo libro “il Tesoro d’Italia” ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle meraviglie d’Italia, perdute e colpevolmente dimenticate...

L’illustre critico d’arte ci presenta il suo ultimo libro, “Il Tesoro d’Italia”

 

MILANO – La sensibilità degli italiani nei confronti della bellezza artistica è come assopita e occorre ridestarla. Ad affermarlo è Vittorio Sgarbi che con il suo ultimo libro “Il Tesoro d’Italia” edito da Bompiani, ci accompagna in un viaggio alla scoperta delle meraviglie d’Italia, perdute e colpevolmente dimenticate. Il libro è dunque un monito di impegno civile proprio perché l’Italia è un paradiso da tutelare, ma prima di tutto da scoprire.

Il suo libro è stato definito in tanti modi, da guida ai tesori d’Italia a cartografia delle meraviglie, qual è la definizione esatta?
Il mio è un libro di storia dell’arte fuori dalle scuole, non per le scuole ma per quelli che l’hanno già finita; o che non hanno fatto storia dell’arte o l’hanno guardata con indifferenza. Anche per chi è adulto e decide di guardare la storia dell’arte più o meno secondo lo schema, l’organizzazione che avrebbe dovuto conoscere a scuola; al di fuori degli anni di studio può prendere questo che è il primo di tre libri (alla fine saranno probabilmente quattro libri), come la Storia dell’Arte Italiana di Giulio Carlo Argan che ha avuto molta fortuna, ma fuori dalla scuola.

A proposito dei continui tagli alla cultura, pensa che la cecità della classe politica rifletta in qualche modo un disinteresse degli italiani nei confronti delle bellezze del nostro Paese?
È molto probabile che ci sia una conoscenza più che parziale, assolutamente distratta, di quello che peraltro è in qualunque città italiana davanti agli occhi di tutti. Il patrimonio artistico è nelle case in cui abitiamo, nelle chiese, ovunque. È quindi qualcosa che è sotto gli occhi ma che non ha, da parte di chi lo vede, la considerazione che merita; cosa che invece non capita per le automobili di lusso o per grandi stilisti di moda. Ci sono probabilmente dei sensi attutiti, ecco… che occorre risvegliare!

Cosa rende questo libro differente dai classici manuali di storia dell’arte, spesso freddi? Qual è il valore aggiunto?
Il mio punto di vista è più appassionato rispetto a quello di critici che hanno reso la materia fredda, organizzata come fosse un catalogo di cose che bisogna conoscere. C’è da aggiungere poi, che una tra le cose più brutte dei libri di testo è l’impaginazione. I libri di testo mortificano una materia così bella in gabbie, specchietti, frecce… Qui invece l’impaginazione e la carta servono a far capire che la materia è preziosa. Quindi anche quello che era stato fatto quando io iniziai a lavorare con Franco Maria Ricci della rivista FMR, è stata una delle cose di cui ho tenuto conto nel fare i libri, specialmente questi ultimi, e cioè che avessero una bella grafica, una bella carta, una bella impaginazione e quindi fossero corrispondenti alla bellezza che trattano. Il testo poi a sua volta intende avere una leggibilità che è tipica dei libri che si leggono, e non dei libri di scuola.

30 novembre 2013

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