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“Un sentiero verso l’infinito”, la poesia terapeutica per alleviare i dolori della vita

"Un sentiero verso l'infinito" è il nuovo libro della giornalista e scrittrice Paola Cingolani, una raccolta di poesie realizzati dall'autrice per alleviare i dolori della vita e allo stesso tempo raccontare i rarissimi momenti di gioia che ci vengono concessi

Parlare poeticamente di dolore, sublimandolo, per attribuirgli una maggiore dignità. Nasce così “Un sentiero verso l’infinito“, il nuovo libro della giornalista e scrittrice Paola Cingolani, una raccolta di poesie realizzati dall’autrice per alleviare i dolori della vita e allo stesso tempo raccontare i rarissimi momenti di gioia che ci vengono concessi per “renderli immortali nella nostra memoria, umana e fallace”, perché “chi scrive si impegna con costanza nel tentativo di donare al mondo uno degli aspetti migliori che lo riguardano.”

La poesia vissuta

In questo tempo cupo e sospeso, che si somma ad altro tempo dominato dall’incertezza e dall’isolamento, il dialogo rispettoso e profondo tra amici, accomunati dall’amore per la lettura e la scrittura, raggiunge l’animo di chi legge come un ampliamento del proprio respiro, uno spazio di grazia che induce alla riflessione e alla gratitudine: “Essere grati conta, a dimostrare che gli affetti si evolvono ma non cadono mai nell’oblio”, scrive Paola.

La poesia è nei versi di Paola. Per lei “La poesia resta la sola maniera con la quale tentare di avvicinare un po’ di infinito”, e l’infinito ci sembra di toccarlo con mano nelle sue parole, quando scrive: “Tu osservi da lassù la vastità del cielo e ti diventa infinità addizionata al mare”.

La poesia risiede nel dialogo stesso, perché immediato e trasparente, emozionante, perché vero. La poesia è nell’essere genitore che sa cosa significa amare e accudire, la poesia è nell’attenzione alle piccole cose, nella osservazione/contemplazione della natura, è nella bellezza di uno scambio disinteressato nel quale le parole non sono solo “parole”, ma le si sente “scorrere come sangue nelle vene”.

La consapevolezza della mutevolezza dell’esistenza – “La sola certezza è l’incerto. Di altro mi ammorbo” – non sono per Paola motivo di rassegnazione ma di coraggio, al quale si arriva “dopo aver macinato tanta sofferenza”. Motivo, quest’ultimo, per affrontare la vita a testa alta – lei, “domatrice di coccodrilli” –, con la forza che le deriva anche dal sentirsi madre oltre che donna schietta, la quale si rifiuta di voler usare parole come “proiettili”, ma sa come non farsi manipolare, sapendo riconoscere i “tanti ricatti morali mascherati da consigli benevoli”.

Un sentiero verso l’infinito

In questa raccolta, che non vuole essere esaustiva e che non vuole decriptare la Stele di Rosetta, né andare alla ricerca del sacro Graal, si toccano tanti temi: l’amore, l’amicizia, la comunicazione – spesso aggressiva e vuota – la paura, il disincanto, la poesia, i demoni interiori, il ricordo tenero e doloroso di persone che abbiamo perduro, il sogno, le contraddizioni della vita, la morte, il percorso che ci porta a conoscere noi stessi, chiedendoci se è veramente possibile.

“La verità è una sorta di dimensione parallela per ognuno di noi e si snoda oltre le solite convinzioni, segue le storie personali dei singoli, è fatta di tutto e – al contempo – di nulla: probabilmente è l’ossimoro più ovvio dell’umanità. – afferma l’autrice – La poesia, per me, resta da sempre la maniera migliore con la quale poter tentare di avvicinare un po’ d’infinito. Un tentativo di avvicendamento all’immensità del sapere.”

Tuttavia, senza grandi timori, Paola sente la forte necessità di intraprendere – con sua figlia – questo cammino.

“Sono Giulia, figlia dell’autrice di questi versi. L’idea di fare una selezione di alcune sue poesie, che si è rivelata del tutto casuale, è stata mia: diciamo che l’ho spinta e incoraggiata ad aprire alcune delle tante cartelle che stallavano sul suo PC.

Paola, mia madre, è una persona sin troppo esigente con se stessa: se avessi aspettato ancora i suoi tempi da “perfettina”, non sarebbe mai stata pubblicata questa silloge.

No, perché per lei l’importante è scrivere e correggersi, rivedendo le sue cose infinite volte, coi suoi tempi biblici, senza alcuna pietà, né concedendosi sconti.

Eppure ha così tanto altro materiale in quelle cartelle: col tempo sono certa che riusciremo a editare anche tutto il resto. Correzioni e rivisitazioni materne permettendo, s’intende. Voi aiutatemi, intanto cominciamo così, con questo primo libro, qualcosa che è un regalo. L’ho voluto fare soprattutto a mamma perché, anche se non lo sottolinea, ne è veramente entusiasta.”

(Dottoressa Giulia Sfredda Cingolani – Sociologa Forense – Esperta di Criminologia e di Scienze Balistiche)

Paola Cingolani

Paola Cingolani è nata a Porto di Potenza Picena, Macerata, il 28 giugno 1968. Scrive appena può e si cimenta sia in versi che in altri generi letterari. Legge tanti libri, poesia, prosa, bei romanzi, epistolari ed altri temi: è sicura che – nella scrittura – ognuno (più o meno consapevolmente) riporti anche gran parte di quanto apprende leggendo.

“La lettura non è mai avulsa dalla scrittura” – afferma convinta – e sostiene come il libro utile sia quello che lascia uno o più segni indelebili, spunti di riflessione, quello che possiede quel quid in più, come una sorta di testimone che l’autore consegna a chi l’ha scelto.

Per questo, dice, molti libri meritano riletture approfondite e questa è la ragione per la quale i classici sono giunti a noi: il loro genio ha saputo anticipare tempi e temi ancora attualissimi e irrisolti, come tutto quello che ruota attorno agli affetti, alla vita, alla “grammatica dei sentimenti” che rischia di essere soppiantata completamente dall’appiattimento e dall’imbarbarimento dell’epoca contemporanea.

“Mi preoccupa un mondo dove non si considera l’intelligenza emotiva e si guarda all’intelligenza artificiale, lo temo molto, specie per ognuno dei nostri giovani.”

Vive nella cittadina rivierasca dove è nata, legata al suo mare che percepisce come grande metafora di vita. Ciò nonostante ama viaggiare. A volte scrive “Signor Mare”, con la “M” maiuscola: lei lo identifica con suo padre, un uomo mancato presto e rapidamente, che ha fatto del suo amore per la subacquea una passione da trasmettere – specie ai giovani, animi più puri – un uomo che ha tramandato il suo carattere alla luce dei suoi occhi, sua nipote, la figlia di Paola.

In rete è blogger da molti anni, collabora con più di un gruppo editoriale o produce recensioni ed editing, il tutto per puro amore di scrittura, tanto da aver collezionato – a furia di parole – un notevole numero di componimenti. Per questo motivo Giulia ha scelto alcuni versi da editare e ha voluto si realizzasse questa prima silloge: così, prendendosi per mano, cominciano il loro percorso verso l’infinità delle espressioni e prende il via questo viaggio metaforico.

Ritiene, sempre Paola, che la poesia di qualità, quella senza stucchevole melassa, quella introspettiva, sia la sola forma di linguaggio contaminata da molti sentimenti umani e da numerosi interrogativi: la più verosimile, la più praticabile, esaustiva in maniera quasi totalizzante, ma mai abbastanza completa perché bisogna migliorarsi ogni giorno.

Fernando Pessoa sosteneva che “Il poeta è un fingitore.” L’autrice (che sa bene di non essere Pessoa) valuta come, in un mondo così falso, dove l’apparenza ha surclassato la sostanza, la poesia sia la cosa che più indaga l’animo umano – accanto alla psicanalisi – e, dunque, il sentire vero (da sentimento) è diretto a una crescita e a un’indagine interiore senza fine.

L’autrice è molto grata a Fabrizio Bozzini (al secolo @ilreinca) che le ha permesso di realizzare un progetto editoriale custodito nel suo cuore da tempo. Si tratta del libro “Così ti scrivo – Memorie di un dialogo”, in vendita tutt’ora su Amazon, una sorta di moderno epistolario dove due adulti – compiuti e sereni – si confrontano senza alcuna sovrastruttura, ma con grande onestà intellettuale.

Alcuni l’hanno paragonato al capolavoro di David Grossman, libro da cui Paola era stata ispirata. Così aveva voluto tentare un epistolario tra amici, basato su un affetto e un rispetto non contaminati da altro. Nel loro libro nessuno vuole prevaricare, semplicemente entrambi desiderano comunicare – sapendo di poter parlare liberamente – con chi ha scelto la parola giusta come propria misura, la parola corretta, diretta e mai offensiva.

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