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Sveva Casati Modignani, ”Con i miei libri ho conquistato anche l’interesse dei lettori maschili”

DAL NOSTRO INVIATO A 'UN PARCO DI AUTORI' A CECINA (LI) - Passare anche solo pochi minuti con lei, Sveva Casati Modignani, è scoprire una grande affabulatrice e non stupisce proprio che sia la scrittrice più letta in Italia e non solo… Lei, milanese molto legata alle sue tradizioni e alla città...

L’autrice di “Léonie” parla dei suoi prossimi impegni letterari, tra i quali spcica “Il diavolo e la rosumata” un attesissimo volumetto autobiografico

 

CECINA (LI) – Passare anche solo pochi minuti con lei, Sveva Casati Modignani, è scoprire una grande affabulatrice e non stupisce proprio che sia la scrittrice più letta in Italia e non solo… Lei, milanese molto legata alle sue tradizioni e alla città. La incontriamo al Parco di Autori

 

Sono venti i paesi in cui è stata tradotta, un successo importante, come donna sa entrare nelle famiglie, racconta sempre profili femminili molto delicati ed è letta anche dagli uomini…
Sì, spesso incontro uomini che mi dicono che mi leggono su input delle moglie e alcuni sono diventati lettori affezionati. Una bella soddisfazione, forse anche i maschi trovano coinvolgimento in queste storie, nell’animo femminile.

 

E’ vero che sta già pensando al nuovo libro?
Finito Léonie ho subito pensato al prossimo libro, voglio raccontare la storia dei corollari di Torre del Greco. Ho sentito le loro storie e mi hanno catturato. Finora questa idea ha dormito e ora si è svegliata… I corollari lavorano come dei matti, dal mattino fino a tarda sera… sono uomini entusiasti che io racconti il loro mondo, un ambiente poco conosciuto ma in realtà un vero patrimonio italiano. Un mondo inimmaginabile, in Italia non si vende più niente ma gli asiatici comprano corallo a manetta e in Nigeria c’è una classe dirigente ricchissima che arriva in Italia e compra chili di Corallo, una sfera tutta da scoprire. Spero di riuscire a raccontare una realtà che ha 200 anni e che rappresenta un’identità importante nel mondo.

 

Lei deve essere un contenitore infinito di storie e tradizioni di famiglia visto tutto quello che racconta nei libri…
Il 4 settembre uscirà un volumetto per Electa, autobiografico, che si chiama “Il diavolo e la rosumata”, racconta la mia infanzia. Sono nata quando finiva la seconda guerra mondiale e iniziava la liberazione. Dai 4 agli 8 anni si pativa la fame, sono milanese da sempre, e in giro non c’erano più gatti, la gente li mangiava… Mio papà quando poteva, rischiando la galera, andava a far spesa alla borsa nera. Una delle merende che mi davano era la rosumada, il tuorlo con lo zucchero, si montava il bianco e si aggiungeva mezzo bicchiere di Barbera, perché dicevano che il vino rosso faceva sangue. Insomma ero sempre ubriaca, in alternativa mi mandavano a letto con il vin brulè… E il diavolo perché? Sono cresciuta con i nonni, sfollati per le bombe in un grande complesso agricolo alle porte di Milano, dalle zie avarissime e mia nonna mi trascinava sempre a messa e credeva fortemente nel diavolo che usciva fuori in tutte le sue imprecazioni come responsabile, tentatore: satana, satanasso, berlicche, maligno… Insomma si era convinta che fossi posseduta da lui perché rubavo le ostie visto che il prete, essendo piccolina, non me la dava… Mia nonna le teneva a casa e le mandava giù dopo aver mangiato la cassoeula, avevo 4 anni… Un giorno mi beccò mentre improvvisavo la cerimonia impersonando il prete con casacca e il gatto a cui davo l’ostia… e da lì… E non è così strano, mia mamma voleva che diventassi suora…

 

Insomma il vino ha fatto buon sangue?
Di certo me lo sono goduta al momento, ma oggi sono astemia…

Divina Vitale
26 agosto 2012

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