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Su Repubblica, Valerio Magrelli propone una riflessione sull’antico binomio letteratura-alcool

Dalle pagine di Repubblica, lo scrittore e poeta Valerio Magrelli, nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello, propone una interessante riflessione ed excursus storico sull'uso di alcolici nel mondo della letteratura...

Due testi recentemente pubblicati in Inghilterra hanno portato alla ribalta il tema del binomio tra letteratura ed alcool, inteso come fonte indispensabile per esprimere appieno la propria creatività


LA CRITICA QUOTIDIANA
– Dalle pagine di Repubblica, lo scrittore e poeta Valerio Magrelli, nella cinquina dei finalisti del Premio Campiello, propone una interessante riflessione ed excursus storico sull’uso di alcolici nel mondo della letteratura, visto ed interpretato come fonte di ispirazione.

 

BINOMIO LETTERATURA – ALCOOL – “Alcol e letteratura costituiscono un connubio tanto antico quanto geograficamente ampio”. Il vino, la birra ed altri distillati vengono spesso citati in diverse culture come fonte primaria e spesso indispensabile per riuscire a far emergere appieno la propria vena creativa letteraria. Nei secoli tuttavia le varie bevande sono cambiate in maniera sensibile, e anche per quanto concerne la posizione geografica. Alla base della riflessione sta però “l’indissolubile legame tra versi, prosa e alcool”.


IN INGHILTERRA IL FENOMENO TORNA ALLA RIBALTA CON DUE SAGGI
– Come riferito dallo stesso Magrelli, il connubio letteratura-alcool è recentemente tornato alla ribalta in seguito alla pubblicazione di due saggi, “The trip to Echo Spring” di Olivia Laing e “The Wet and the Dry. A Drinker’s Journey” di Lawrence Osborne. Prima di dedicarsi all’alcool, Olivia Laing aveva parlato del rapporto tra letteratura inglese e acqua. Ora invece disquisisce in maniera più profonda sull’attività di sei scrittori americani cosiddetti “alcolici”. Il testo di Osborne è invece un vero e proprio viaggio all’interno del mondo musulmano, per osservarne l’impiego di alcolici.

ALCOOL COME FONTE DI ISPIRAZIONE – In entrambi i volumi ciò che emerge è che in letteratura l’utilizzo di alcool non viene nascosto, bensì cantato. “E’ come se la gratitudine degli autori verso la loro liquida musa li spingesse a sdebitarsi dei tesori scoperti grazie a lei”. Come ricorda lo stesso Magrelli, nella Parigi dell’Ottocento i “poti maledetti” ribattezzarono l’assenzio con il nome di “fata verde”.

30 luglio 2013

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