Ste Tirasso, “I sogni si realizzano anche procedendo a piccoli passi”

Come modellare la realtà secondo la nostra idea di mondo? Di questo e tanto altro parla Ste Tirasso in "Ricomincia da qui" (Bao Publishing)

MILANO – E’ uno sforzo costante, spesso insostenibile, quello che facciamo ogni giorno per cercare di realizzarci. Cresciamo, con fatica. Senza alcuno sforzo, invece, cominciamo a sognare. E smettere è dura. Ma come fare a sostenere un peso del genere? Come trasformare il nostro futuro in un felice presente? Come modellare la realtà secondo la nostra idea di mondo? Di questo e tanto altro parla Ste Tirasso in “Ricomincia da qui” (Bao Publishing), dove racconta un’estate di Franz, capo scout sul punto di abbandonare la propria passione per la musica, e di Samuele, che sulla sua passione – quella di disegnare – vuole costruire la sua vita. Abbiamo deciso di intervistare l’autore. Ecco cosa ci ha raccontato.

Chi sono Franz e Samuele? Ciò che li differenzia è la diversa capacità di essere fedeli a se stessi?

Franz e Samuele sono due facce della stessa medaglia: se il primo sembra avere rinunciato ai propri sogni per colpa di una disillusione sempre più crescente, il secondo li ha trasformati in obiettivi concreti a cui puntare, senza fretta ma con costanza. Nonostante la parte centrale di “Ricomincia da qui” sia incentrata su Samuele e sulla sua ricerca personale, il libro viene aperto e chiuso dalla storia di Franz: questo perché da parte di Samuele l’esigenza di “ricominciare” è chiara fin da subito, mentre quella di Franz si palesa pagina dopo pagina, rimanendo quasi in secondo piano e trovando solo alla fine delle risposte che non sapeva nemmeno di stare cercando. Sono entrambi protagonisti della vicenda ma in due modi differenti, e avevo bisogno che questo trasparisse da subito, a partire dalla gestione delle loro sequenze. Non sono personaggi strettamente autobiografici, ma ovviamente trovano dei corrispettivi nella mia esperienza personale.

Leggere “Ricomincia da qui” significa proprio fare i conti con se stessi. Era questo che speravi di trasmettere al lettore? Non a caso alla fine della graphic novel non c’è la parola fine ma “ricomincia da qui”.

Come dicevo prima, la ricerca d’identità di Samuele fa da protagonista per gran parte del libro; è solo nel finale, invece, che Franz sembra trovare la forza di Ricominciare. Per questo nell’ultima pagina c’è la frase che fa da titolo al libro, quasi come fosse un mantra: per ricordare che il nuovo inizio non è solo possibile per Samuele, ma anche per Franz, per il lettore e per chiunque abbia bisogno di Ricominciare.

Secondo te come dobbiamo fare per non tradire o dimenticare i nostri sogni?

È una domanda difficile perché il rischio di dire delle ovvietà è altissimo, però spesso capita che la vita sia più ingombrante dei sogni, e che le priorità siano tali da dovere pensare prima alle bollette, alla spesa o all’affitto. Secondo me è necessario ritagliarsi sempre del tempo per quello che si ama fare. O almeno, per me è così, altrimenti rischierei l’esaurimento nervoso. C’è chi trova incompatibile avere un lavoro “normale” e al contempo inseguire i propri obiettivi, ma per me non è necessariamente vero: quando ho mandato a BAO il primo pdf riguardo a “Ricomincia da qui” avevo appena iniziato a fare il commesso in una catena di negozi di abbigliamento, e per i primi mesi ho lavorato al libro principalmente di notte e spesso anche in pausa pranzo nella saletta dipendenti (non ti dico gli sguardi dei miei colleghi, convinti che stessi disegnando per piacere personale quando invece avevo delle scadenze da rispettare). Con “Ricomincia da qui” ho provato a spiegare ai protagonisti e a me stesso che non si va avanti solo correndo, ma anche procedendo a piccoli passi.

L’avventura che si trovano a compiere i due protagonisti li costringe a fare i conti col passato, con la memoria e il tempo che vola. In un momento cruciale della storia si dice che il significato delle cose cambia col tempo e con le esperienze (tema tra l’altro centrale nel romanzo di Julien Barnes, “Il senso di una fine”). Ci puoi spiegare meglio come vivono questa scoperta Franz e Samuele?

Quella di Franz e Samuele è la storia di due persone che pongono ossessivamente delle domande al mondo esterno, per poi rendersi conto che le risposte stavano dentro di loro. A volte basta scavare un po’ nel proprio passato (che tendiamo a dimenticare molto facilmente) per scoprire cose nuove di se stessi e trovare il modo per adattarle al nostro presente ed avanzare con esse. Ah, il romanzo di Barnes non lo conoscevo, ma credo proprio che lo recupererò! Sono un lettore ossessivo-compulsivo e ogni scusa è buona per fare nuove conoscenze.

La Genova che racconti ha tratti fiabeschi. Com’è nata?

Genova è la città dove sono nato e dove ho vissuto praticamente tutta la mia vita, ma non smette mai di stupirmi ed affascinarmi. Un po’ come la busta di plastica di “American Beauty”, per me i panni stesi e mossi dal vento sono il simbolo della magia di questa città, ma anche di come ci sia qualcosa che la freni mantenendo tutto in una dimensione terrena. Un concetto che si lega bene alla storia di Samuele e Franz, e spero di essere riuscito a simboleggiarlo bene nella penultima vignetta del libro.

Forte è il contrasto tra colori caldi e freddi. Cosa rappresentano nelle tue intenzioni?

Nelle mie intenzioni iniziali tutta la storia avrebbe dovuto mantenere delle tonalità abbastanza tenui, ma verso la fine viene evidenziato quanto sta accadendo a Genova e quello che invece succede al campo scout di Cavarzano, attorno al falò: il contrasto tra i colori freddi di una notte piovosa e i colori caldi del fuoco si è reso necessario per accentuare il contrasto tra la tempesta atmosferica e quella emotiva, simultanee ma al tempo stesso così distanti.

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