Qual è lo stato delle librerie italiane nell’era dell’Intelligenza Artificiale?

30 Gennaio 2026

In occasione del Seminario di perfezionamento della Scuola per Librai 2026, abbiamo intervistao Stefano Mauri, vicepresidente della Fondazione, per analizzare lo stato delle librerie italiane oggi e il loro rapporto con algoritmi e intelligenza artificiale

Qual è lo stato delle librerie italiane nell'era dell'Intelligenza Artificiale

L’Intelligenza Artificiale può essere uno strumento per l’editoria, per le librerie e chi le gestisce, ovvero i librai, o rischia di essere un nemico che ci distoglie dall’ “intelligenza dei libri”? Abbiamo rivolto il difficile quesito a Stefano Mauri, vicepresidente della Fondazione Umberto e Elisabetta Mauri, in occasione dell’edizione 2026 del Seminario di perfezionamento della Scuola per Librai.

Mentre il mercato si interroga se l’IA sia un prezioso alleato o un “rumore di fondo” capace di soffocare l’ingegno umano, dalle parole di Stefano Mauri emerge con forza la figura del libraio come ultimo baluardo dell’autenticità. Dalla lotta per il copyright alla sfida dei consigli personalizzati, Mauri sottolinea la necessità per i nuovi librai di essere tanto raffinati lettori quanto abili imprenditori.

Librerie italiane e Intelligenza Artificiale: intervista a Stefano Mauri

In questa intervista esclusiva, esploriamo quali sono stati i temi cardine del Seminario della Scuola per Librai 2026, un appuntamento che quest’anno ha visto confrontarsi i vertici dell’editoria mondiale – da Waterstones a HarperCollins – su un tema delicatissimo: l’equilibrio tra gestione economica e innovazione tecnologica.

Quali sono stati i principali temi e appuntamenti del Seminario della Scuola per Librai di quest’anno?

Questa edizione del Seminario ha messo al centro il delicato equilibrio tra la gestione tecnica della libreria e le nuove frontiere tecnologiche. Come ogni anno ci siamo concentrati su elementi tradizionali del mestiere del libraio quali il conto economico, la gestione economica e finanziaria della libreria, l’assortimento e il customer care (mettendo a confronto l’esperienza italiana con quella delle librerie internazionali grazie a ospiti come Javier Arrevola della Casa del Libro, Michael Busch di Thalia, James Daunt di Waterstones e Barnes & Noble).

Ma abbiamo dato grande rilievo anche all’impatto dell’intelligenza artificiale, soprattutto attraverso la tavola rotonda internazionale della Giornata Conclusiva che riunirà sul tema James Daunt e Sonia Draga (Sonia Draga Publishing House) insieme ai vertici di grandi gruppi come HarperCollins (Brian Murray) e Hachette (David Shelley).

La Giornata Conclusiva sarà anche occasione per analizzare gli scenari economici di mercato, il mercato del libro e le proiezioni per il 2026. Chiuderà il Seminario il neuroscienziato Vittorio Gallese con un intervento sul Sé digitale.

La tavola rotonda principale si intitola “Intelligenza artificiale e intelligenza editoriale”. La IA può essere uno strumento per l’editoria, o rischia di essere un nemico che ci distoglie dall’ “intelligenza dei libri”?

Entrambe le cose. Sarà un elemento evolutivo del mestiere, come lo sono state varie innovazioni nel tempo, dal formato di codice, alla stampa a caratteri mobili, alla macchina da scrivere, al word processor, al telex, al fax alle mail, ai motori di ricerca, a Wikipedia, gli ebook, lo streaming. Strumenti di cui godono e hanno goduto scrittori, editori, librai, lettori ma che hanno anche spostato il focus del libro.

Sono quasi scomparse le enciclopedie ad esempio, o i contenuti esclusivamente informativi, i libri si sono concentrati su altro. Un grosso tema è senz’altro la pirateria perpetrata da ricchissime public company big tech nei confronti di autori e editori per addestrare le diverse AI.

Quindi l’inosservanza del copyright, come già tentarono di fare al principio di questo secolo, deve essere in qualche modo arginata se vogliamo continuare ad incentivare persone dal talento riconosciuto dai lettori a scrivere. E l’altro tema è che uso farne in editoria? Io credo che i marchi degli editori seri e importanti dovranno essere una garanzia sul fatto che il contenuto è frutto di un raffinato intervento umano.

Che si sia fatto aiutare o meno da AI o dai motori di ricerca o sia andato in biblioteca a fare ricerca è secondario. Ma certamente libri prodotti non dagli editori che conosciamo ma da editori improvvisati con AI saranno un fastidioso rumore di fondo soprattutto nelle piattaforme e-commerce.

Qual è la dote principale che un giovane che frequenta oggi questa Scuola dovrebbe coltivare? È più importante essere un raffinato lettore o un abile imprenditore?

Nessuno che io sappia intraprende la carriera di libraio per diventare ricco, cosa che invece accade ad esempio in finanza. La passione per i libri la diamo per scontata. Ma anche il più fine intellettuale è fatto di carne e ossa e ha bisogno di un medico e di una dieta sana e così la libreria ha bisogno di quelle competenze economiche, finanziarie, gestionali, comportamentali che accomunano il retail.

In un mondo sempre più dominato dagli algoritmi di raccomandazione online, qual è oggi il vero “vantaggio competitivo” che un libraio fisico può offrire e che nessuna intelligenza artificiale potrà mai replicare?

In un mare di libri in offerta il libraio può selezionare i migliori, e se la libreria non è troppo grande anche aiutare il lettore attraverso un dialogo conoscitivo senza allucinazioni attraverso un confronto personale. L’anno scorso abbiamo ospitato addirittura un libraio inglese che non mette indicazioni sulle materie esposte negli scafali perché pretende che il lettore conversi con il libraio prima di scegliere il libro.

AI per ora può aiutare in questo ma spesso inventa opere che non esistono, è come un libraio sotto LSD a volte. Oltretutto avere davanti il libro fisicamente è diverso dal vederlo a due dimensioni sullo schermo. Il libro è anche un oggetto che fa piacere tenere tra le mani e che si vuole bello nelle sue tre dimensioni. Pensiamo anche a come è importante il libro quando si vuole fare un regalo. Dev’essere bello il contenuto ma deve piacere anche l’oggetto, che creerà un ponte tra due persone. Se il regalo è azzeccato sarà un ponte solido e fertile.

Molti librai oggi usano i social (BookTok, Instagram) per creare community. Quanto conta per un editore la capacità di un libraio di essere un “influencer” nel proprio territorio?

Per un editore contano i lettori che un libraio riesce a raggiungere sia che sia attraverso i social sia che sia per una buona posizione nei flussi di traffico pedonale. Alcuni librai si innamorano di un tuo libro e possono da soli fare la differenza sul venduto nazionale. Quando amano un libro e conoscono i loro clienti possono fare da soli un piccolo miracolo.

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