LIBRI - L'intervista a Simona Toma in occasione dell'uscita del suo ultimo libro

Simona Toma, ‘I libri hanno il potere di indirizzare vite, suggerire cammini e formare cuori’

Ci sono due ragazzi molto giovani: Caterina, una giovane di 19 anni che si iscrive all’università di Bologna con poca convinzione e Yassine, un adolescente che arriva dal Magrheb. Tra i due scocca la scintilla, c’è un bacio, e da qui inizia la loro incredibile avventura...

La storia di un amore tra due giovani ragazzi. Una bella storia, ma non c’è solo questo nell’ultimo libro firmato da Simona Toma. Si parla anche di speranza, di sogni, di dubbi, di fuga, di giovani e molto altro ancora. “Il bacio dall’altra parte del mare” è un libro che fa ridere, piangere, emozionare con tanta intelligenza e un pizzico di humor

MILANO – Ci sono due ragazzi molto giovani: Caterina, una giovane di 19 anni che si iscrive all’università di Bologna con poca convinzione e Yassine, un adolescente che arriva dal Magrheb. Tra i due scocca la scintilla, c’è un bacio, e da qui inizia la loro incredibile avventura. Non solo una storia d’amore, “Un bacio dall’altra parte del mare”, l’ultimo libro di Simona Toma tocca moltissimi temi, anche attuali. L’autrice ci svela qualcosa di più del suo ultimo libro in questa intervista.

Due giovani. Una ragazza italiana e un ragazzo straniero. Una città: Bologna. Un amore, forse un po’ folle. Sono questi gli ingredienti principali del suo ultimo libro “Un bacio dall’altra parte del mare”. Entrambi i protagonisti, in un certo senso, scappano da qualcosa. Da cosa esattamente?

Caterina scappa dall’adolescenza, dall”essere figlia di’, dai muri stretti di una piccola città, dalle stesse vie che percorre da 19 anni, scappa dalla provincia in genere e dalla Caterina bambina costretta in quella provincia. Yassine, invece, inizialmente si mette in viaggio soprattutto per seguire il fratello, la sua ricerca di altro comincia quando arriva in Italia. In ogni caso, per entrambi, si tratta di un movimento verso qualcosa, verso la vita, verso l’idea che hanno di loro stessi.

Caterina è una giovane ragazza di 19 anni che da Lecce si trasferisce a Bologna per studiare all’Università. Una scelta però che non la convince poi molto. Un punto di vista che potrebbe essere tranquillamente essere condiviso da milioni di giovani d’oggi che non si riconoscono più nelle istituzioni scolastiche una porta verso il futuro. Come nasce il personaggio di Caterina?

Volevo, con Caterina, raccontare la confusione che si ha in quel momento della vita, il fatto che si abbiano pochissimi strumenti e alcun tipo di esperienza per decidere del proprio futuro e, infatti, l’unica scelta sensata è andare via, vivere altrove rispetto al proprio posto d’origine, e, in tal senso, l’Università è spesso un buon pretesto per muoversi. Caterina, in questo senso, nasce da Simona che nel 1995, come lei, ha preso quel treno e, per dirla con De Gregori, ha fatto bene.

 

Anche Yassine, il protagonista maschile, sta vivendo un momento transitorio nella sua vita. C’è qualcosa che non va.  Che potere ha l’amore in un rapporto tra ragazzi così giovani?

 L’amore li fa sentire esattamente dove vorrebbero essere, per la prima volta e dopo tanta strada, sanno di avere anche loro un posto al mondo: Caterina è il ‘posto’ di Yassine e Yassine il ‘posto’ di Caterina.

 

Nel suo libro lei  è riuscita a descrivere molto bene il punto di vista di due adolescenti, le loro speranze, le paure, i sogni. Come ci è riuscita? E’ stato difficile?

 Non ho mai pensato a loro in termini anagrafici ma semplicemente come i protagonisti di una storia, la loro storia, e questo mi ha portato ad avere un approccio molto naturale alla loro voce, ai loro sogni, speranze, paure. 

Forse, perché  credo di avere le stesse paure, sogni, speranze, solo un po’ più invecchiate.

 

Senza svelare la fine del libro, possiamo però anticipare che il suo romanzo si chiude con il bisogno da parte di uno dei protagonisti, di raccontare una storia. Comunicare, forse, è il bisogno di molti giovani di oggi che non riescono più a far sentire le proprie voci. Da scrittrice, secondo lei, che potere hanno le parole e i libri?

Per quanto mi riguarda, i libri e le parole dentro i libri hanno il potere di indirizzare vite, suggerire cammini, formare cuori.

Io, personalmente, non ho ricordi di me senza libri e non riuscirei a immaginare un solo momento della mia vita senza un libro.

Le parole ‘fuori dai libri’, invece, sembrano essersi perdute, ci si parla pochissimo e malissimo, bisognerebbe capire dove si siano nascoste, tirarle fuori e re-imparare a usarle.

 

Ultima domanda d’obbligo: sta già lavorando ad un nuovo libro?

Ho molte idee e tutte ben confuse!

28 ottobre 2014

© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

 

© Riproduzione Riservata
Commenti