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Scrittura collettiva, quando un autore scrive un libro insieme ai suoi lettori

Lo scrittore Federico Moccia ci spiega i meccanismi della scrittura collettiva, sperimentata nel suo ultimo romanzo di successo "La ragazza di Roma Nord", e i motivi che lo hanno spinto a questo coinvolgimento dei suoi lettori.
Scrittura collettiva, quando un autore scrive un libro insieme ai suoi lettori

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Cos’è la scrittura collettiva? Come nasce e si sviluppa un progetto di scrittura corale?Federico Moccia ci spiega questo interessante esperimento di scrittura, vissuto con l’ultimo lavoro “La ragazza di Roma Nord”. Ci illustra cosa lo abbia spinto a scrivere a più mani e perché abbia scelto di coinvolgere i suoi lettori e non altri scrittori affermati.

Perché ha deciso di fare quest’esperienza di scrittura collettiva?
L’esperimento narrativo “Il Cantiere delle Storie” è un’idea unica e particolare nel panorama editoriale italiano. È nata quando ho proposto alla mia casa editrice SEM il progetto de “La ragazza di Roma Nord“, il mio ultimo romanzo uscito a fine 2019. Da quel momento con grande entusiasmo tutto l’iter si è messo in moto, con risultati davvero incredibili e oltre ogni nostra aspettativa. In passato ci sono stati dei tentativi di romanzo corale, ma tra autori già affermati. Oppure autori che hanno aggiornato i lettori durante la stesura del libro, facendosi ispirare da loro. Invece io ho chiesto ai miei lettori di contribuire direttamente alla scrittura dell’opera.
Sono abituato da anni a coinvolgere i miei lettori in vari modi. Dai social ai laboratori fino agli incontri. Ho grande stima e rispetto per chi legge i miei libri e mi segue dai tempi di “Tre metri sopra il cielo” e ce l’ho anche per la loro creatività. In quasi venti anni di presentazioni in Italia e per il mondo, i miei lettori mi dicono sempre che anche loro hanno una storia da raccontare. Ascolto le loro impressioni, leggo ciò che condividono con me, compresi momenti particolari delle loro vite. Mi scrivono spesso con la stessa sensibilità di un autore di valore. Per questo è stato lanciato questo contest. Perché non dar loro l’occasione di vedere i loro nomi scritti su una copertina che adesso è in tutte le librerie? Come in molti sanno, quando proposi “Tre metri sopra il cielo” non lo volle
nessun editore e quindi lo pubblicai a pagamento. Il successo è arrivato dopo dodici anni
facendomi conoscere in tutto il mondo. Volevo dare a tutti la possibilità di pubblicare insieme a me.
Così sono nate otto storie da altrettanti lettori, selezionate tra oltre mille elaborati, una
partecipazione che mi ha commosso ed emozionato. Spero che ognuno dei partecipanti continui a coltivare la sua passione e magari un giorno possa vedere il proprio libro sugli scaffali delle librerie. Ne sarei davvero felice e se questo esperimento contribuirà anche solo in minima parte a farlo accadere, ancora meglio.

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La trama e il suo sviluppo sono frutto del mio lavoro, come sempre, ma a un certo punto volevo che ci fosse un momento corale. Questo accade quando il protagonista, Simone, si trova per alcuni giorni alla stazione di Firenze, armato di striscione, per ritrovare la ragazza che ha conosciuto su un treno e della quale non conosce nemmeno il nome. In quell’attesa conosce molte persone e presto, dopo che sarà diventato un fenomeno social proprio per la stranezza della sua missione, andranno a trovarlo di proposito per raccontargli le loro storie, chiedere consiglio e lasciargli qualche loro testo (tra i quali, appunto, proprio quelli vincitori del contest).
Come ha scelto gli altri co-autori e perché così tanti?
Ho letto con attenzione tutti gli elaborati e ho fatto una prima selezione. Mi sono basato su contenuti, capacità espressiva e attinenza al contesto del romanzo, in particolare al punto in cui li avrei poi inseriti contestualmente a ciò che stavo scrivendo, in modo che il risultato finale fosse armonico. Poi, procedendo “a imbuto”, ho continuato a valutare la prima scrematura e ho stretto la cerchia. Infine, dopo altri vari passaggi di valutazione, sono arrivato alla rosa dei finalisti. A quel punto, anche con la preziosa collaborazione di SEM, abbiamo decretato gli otto vincitori. Ma ripeto, sono davvero grato a tutti i partecipanti, perché ognuno a suo modo mi ha regalato grandi emozioni.
Come si organizza il lavoro a più mani?
Tenendo ben presente l’obiettivo finale e uno standard qualitativo ed espressivo in linea con il lavoro complessivo. La parola chiave è armonia. È una specie di gioco di incastri. Bisogna valutare le singole tessere per creare un puzzle finale che sia piacevole e godibile. E che abbia senso e logica.
Ripeterebbe quest’esperienza?
Sicuramente. E magari anche con delle novità, in modo da coinvolgere ancora maggiormente i lettori che vogliano mettersi in gioco. Tutto sta nel trovare il contesto adeguato e il progetto più opportuno anche dal punto di vista editoriale, visto che la casa editrice in questi casi gioca un ruolo fondamentale e merita soluzioni adeguate ai suoi obiettivi. Ogni idea ha bisogno dei partner adeguati. SEM da questo punto di vista è stata notevole, attenta e disponibile.
Un vantaggio e uno svantaggio della scrittura collettiva
Gli aspetti positivi sono senz’altro il confronto di opinioni, esperienze e storie e il fatto che rappresenti un’opportunità per tutti i partecipanti, uno spazio che forse singolarmente non hanno trovato o comunque non in modo soddisfacente. Ci sono anche alcune piattaforme web dedicate esclusivamente alla scrittura a più mani: qualcuno scrive un incipit e poi altri autori proseguono, ma “Il Cantiere delle storie” è stato un esperimento di tipo diverso. In comune con piattaforme e contesti di scrittura collettiva ha la filosofia di fondo: non è una gara a chi è più bravo, è al contrario un crescere insieme, a volte ispirandosi a vicenda. È uno di quei casi in cui il risultato dell’unione di
più persone è più grande della somma dei singoli. E soprattutto ha portato a un risultato
significativo: la visibilità di una pubblicazione con un grande editore. Gli svantaggi derivano invece dal non tener conto di quanto abbiamo appena detto, ragionando in termini competitivi e di sfida negativa. Dandosi gomitate, insomma, alla ricerca di spazio a discapito degli altri, invece che unire le forze per creare qualcosa di bello.

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