a Gorizia dal 19 al 22 maggio

“Schiavitù” è il tema centrale dell’edizione 2016 del Festival èStoria

L’anteprima si è svolta a Pordenone con una conversazione sul tema delle lettera di Seneca tra l'intellettuale Massimo Fin ed il giornalista Giovanni Tomasin
“Schiavitù” è il tema centrale dell'edizione 2016 del Festival èStoria

PORDENONE – Servi sunt. Immo homines. Sono servi cioè uomini: così si apre l’epistola 47 che Seneca manda a Lucilio e questo è l’incipit simbolico dell’edizione 2016 di éStoria. Un festival che quest’anno ha scelto di approfondire il tema degli Schiavi, declinandolo in molteplici aspetti e dedicando l’anteprima, che si è svolta a Pordenone, a una conversazione sul tema delle lettera di Seneca tra Massimo Fini, intellettuale eclettico e già apprezzato ospite del Festival in svariate edizioni,  e Giovanni Tomasin, giornalista de Il Piccolo.  Le parole di Seneca sono ancora attuali? “  Lo sono certamente – esordisce Fini – : Seneca era il tipico intellettuale, cosi come esistono ora, in piena contraddizione,  rigoroso  sul piano teorico, incline al peggiore compromesso sul piano pratico, ma le sue osservazioni sulla schiavitù sono lungimiranti. Si può essere schiavi dei vizi, diceva lui e noi ora lo siamo del consumismo: consumiamo per produrre e ci crediamo liberi”. “Potremmo fare un uso intelligente degli oggetti e della tecnologia – incalza – ed invece, a livello di massa, ne siamo dipendenti ; per di più usiamo dei mezzi prodotti dove la schiavitù, anche se in maniera subdola, esiste ancora.”

 

LA SCHIAVITU’ – La schiavitù infatti, pur essendo abolita dagli Stati a partire dall’ultimo trentennio del Settecento, non è sparita: attualmente si contano quasi 36 milioni di schiavi, uomini e donne di ogni età privati della libertà. Il traffico di esseri umani, il lavoro infantile, lo sfruttamento sessuale, il matrimonio precoce e forzato, la schiavitù per debito e il lavoro forzato continuano a infestare diverse aree del mondo, in un circolo vizioso che include razzismo, diritti civili negati, iniquità sociale ed economica. E inoltre, in termini più metaforici che strettamente storiografici, anche l’uomo del 2016 apparentemente libero non è privo di catene invisibili: quanto resta della nostra libertà, al netto di dipendenze, bisogni indotti, condizionamenti e limitazioni? “Il vero valore della vita – commenta Fini – è il tempo ed è quello che ci manca, ne abbiamo perso la vera connotazione e viviamo in una dimensione di perenne accelerazione. Questo è spesso dovuto a un cattivo uso della scienza applicata alla tecnologia: quando risolve un problema, ne apre contestualmente un altro ed il più grande è aver fatto diventare il lavoro la nuova schiavitù” . “ Se ne può uscire- conclude Fini- recuperando proprio dagli antichi il senso del limite e della misura: il nulla di troppo di Solone deve essere il nostro costante monito per non cadere nell’hybris”.

 

CONFRONTO – Nell’ambito di éStoria  saranno interrogate la letteratura, il diritto, la fede, l’economia, il giornalismo e numerose altre discipline per un confronto sull’orrore della schiavitù nella storia e nell’attualità. La manifestazione, diretta da Adriano Ossola e organizzata dall’Associazione culturale èStoria, si svolgerà a Gorizia dal 19 al 22 maggio: quattro giornate in cui la città sarà animata da circa 150 eventi tra convegni, presentazioni, dialoghi, mostre, proiezioni di film, laboratori e altre iniziative. La serata di apertura vedrà come protagonista Moni Ovadia, che con  Madre Dignità proporrà un commento dei testi sacri delle grandi religioni monoteistiche per arrivare alle storie di ogni giorno, ai conflitti etici, alle parole dei poeti. La schiavitù metaforicamente, come insegnava Seneca, ha vari aspetti . Ecco che si può essere  Schiavi dei numeri: Piergiorgio Odifreddi converserà con Giuseppe O. Longo: I grandi matematici non sono stati solo dominatori dei numeri perché molti grandi uomini del pensiero furono davvero schiavi di discipline esigenti fino allo sfinimento.

Un momento di confronto importante sul ritorno della schiavitù nei nostri giorni sarà, nell’ambito di questa sezione, il dibattito tra Luciano Canfora e Seymour Drescher, coordinato da Antonio Gnoli, ma anche Migranti dalla Grande Guerra a oggi, una panoramica su alcuni scenari a partire dalla Grande Guerra, per affrontare, tra le problematiche contemporanee dei migranti, anche quella del traffico degli uomini. Ne discuteranno Kevin Bales, attivista, massimo studioso della schiavitù contemporanea, nominato al Premio Pulitzer, co-fondatore, attivista di Free the Slaves e professore di Storia della Schiavitù Contemporanea, Grégoire Ahongbonon, originario del Benin e poi emigrato in Costa d’Avorio, anche definito il Basaglia Nero, che da trent’anni dedica la sua vita ai malati di mente e alla loro liberazione, Yvan Sagnet, che porterà la sua esemplare testimonianza di lotta al capolarato.

La religione è una forma di schiavitù? Religio etimologicamente significa legame, relazione, collegamento su questo ci sarà una stimolante riflessione del noto teologo italiano Vito Mancuso a dialogo con Armando Torno. Ancora sul tema del sacro, Paolo Flores D’Arcais e Andrea Bellavite s’interrogheranno sul conflitto tra fedi religiose e libertà individuali che si tramuta con sempre maggiore frequenza in quello tra fondamentalismo e democrazia. Tra le cifre caratteristiche della manifestazione, il desiderio di accostare la storia ad altre discipline: in questo contesto si collocheranno gli interventi di Emanuele Severino che rifletterà sull’etica dei rapporti umani proprio in relazione al fenomeno della schiavitù, e quello di Gianni Vattimo che disquisirà, a partire dal pensiero di Karl Marx e dalla sua visione economica e sociale, se modernità e progresso hanno nascosto sotto una forma di libertà fittizia la classe lavoratrice.

 

ALTRE SEZIONI DEL FESTIVAL – Non mancheranno le proiezioni di capolavori del cinema che hanno trattato il tema della schiavitù, Iqbal, Ultimo bambino di Auschwitz, Malcom X, Spartacus, Amistad, 12 anni schiavo e L’isola degli zombies, introdotte e commentate da Paolo Lughi e Mario Serenellini.  L’edizione 2016 darà poi seguito al filone inaugurato nel 2014, “Trincee”, dedicato al centenario della Grande Guerra. Si tratterà di una sezione ad hoc che verrà mantenuta all’interno del festival fino all’edizione 2019, anniversario del trattato di Versailles. Torneranno diversi componenti del Comitato storico internazionale per ricordare gli eventi principali connessi al 1916. La  sezione Storia in testa sarà  dedicata come nelle precedenti edizioni a numerosi anniversari e a svariate novità editoriali a tema storico e di attualità. Di Barack Obama parleranno Paul Finkelman, Massimo Teodori (Obama il grande, edizione Marsilio) Tiziano Bonazzi e William Ward: tutti insieme si confronteranno sui risultati e gli obiettivi mancati dei due mandati della presidenza Obama, su Putin invece dialogheranno Georg Meyr e Gennaro Sangiuliano, quest’ultimo autore di Putin, vita di uno zar (Mondadori, 2015), una ricostruzione densa e suggestiva, nella quale si ripercorrono le tappe più significative di una straordinaria avventura umana e politica.

Si parlerà inoltre della questione femminile e il Medio Oriente in un incontro con Amani El Nasif, la giovane donna che, nata in Siria ma cresciuta in Italia, si è ribellata al velo e al matrimonio combinato, a dialogo con Farian Sabahi. Amani è autrice del romanzo autobiografico Siria mon amour (Piemme).

Dopo il successo di Canale Mussolini (Mondadori – Premio Strega 2010), Antonio Pennacchi continuerà a rivelarci le gesta dei Peruzzi, famiglia numerosa e ramificata di pionieri bonificatori, grandi lavoratori, eroici spiantati, meravigliosi gaglioffi, e donne generose e umorali, attraverso il suo Canale Mussolini – Parte seconda e con Ostaggi del Führer, invece, Mirella Serri scoprirà la storia segreta dei prigionieri illustri di Hitler in Italia che fino all’ultimo i tedeschi avevano cercato di salvaguardare dalla morte, nella speranza di poterli usare come ostaggi alla fine della guerra. (Gli invisibili, Longanesi).

 

 

PREMIO FRIUALIA 2016 – Nel corso del Festival sarà poi assegnato il premio Il romanzo della storia che grazie a Banca Popolare FriulAdria-Crédit Agricole unisce èStoria e pordenonelegge.it  il vincitore dell’edizione 2016 è Claudio Magris “scrittore, germanista e drammaturgo che nei suoi scritti ha provato anzitutto la debolezza delle frontiere tra i popoli, giungendo poi ad abbattere quelle disciplinari tra storia e letteratura. (…) In particolare, nell’ultimo romanzo Non luogo a procedere (Garzanti), il confronto tra essere umano e storia emerge in tutta la sua asprezza e inevitabilità, anche a partire dalla tragica storia del nostro territorio nel Novecento, per risalire poi ad altre epoche di schiavi e ingiustizie.

 

Alessandra Pavan 

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