La giusta distanza

Sara Rattaro, “Diventare madri è l’esperienza più naturale e faticosa della vita”

Un romanzo che scorre lieve, dipanandosi lungo gli anni intensi e pieni di accadimenti che segnano il tempo per capire l’importanza e la bellezza delle distanze
Sara Rattaro, "Diventare madri è l’esperienza più naturale e faticosa della vita"

Sara Rattaro, con limpidezza e profondità, ne La giusta distanza, Sperling&Kupfer, ci regala una nuova, appassionante storia che si fa gustare d’un fiato, emozionando il lettore. Tutto inizia con un volo aereo in cui un uomo e una donna si tengono per mano per affrontare il terrore dei vuoti d’aria inattesi, un atterraggio d’emergenza, una notte d’amore che è un dono della vita, che dispensa la pienezza del desiderio da spolpare senza esitazioni. Sembra una vicinanza inaspettata, ma sarà molto di più. Lo si scoprirà immergendosi nelle storie di Aurora e Luca e partecipando ai loro vissuti. Gradevolissima la scelta di far echeggiare la matematica, amata da Aurora, in ogni passo saliente del libro: il mondo dei  numeri diventa, in maniera mai saccente, ma sempre semplice e fruibile, specchio e riflesso dei paesaggi dell’animo.

Il padre di Aurora, personaggio sfuggente e intrigante, che sembra restare sullo sfondo, eppure ha un peso decisivo nella narrazione, parla del matrimonio come di un innesto. Può riuscire o meno, bisogna dargli il tempo che ci vuole. Un coraggio che manca a molte coppie di oggi?

Sì il padre di Aurora è stato il personaggio più intenso, ma anche facile da raccontare. La sua coerenza è stata disarmante anche quando mi suggeriva cose che non amo. Lui racconta la libertà di essere se stessi che è qualcosa in cui tutti vogliamo credere finché questo atteggiamento non ci fa del male, finché l’essere padroni di sé non urta con quello che desideriamo. Il coraggio è una delle chiavi di lettura di questo romanzo perché ci vuole coraggio sia per restare che per andarsene.

Affronti con grande schiettezza un tema delicato: le coppie che non possono avere figli. Le madri mancate si sentono Aurora e condividono il suo pianto. C’è una bellezza in ogni unione, che sia sincera e vera, al di là dei figli che verranno o meno?

I figli non danno la felicità, di questo sono convinta, ma diventare madri è l’esperienza più unica, naturale e faticosa della vita. La generazione a cui appartengo paga un prezzo carissimo. La precarietà sentimentale ed economica in cui ci troviamo ci porta ad arrivare a decidere se diventare genitori più tardi e spesso, soprattutto per le donne, i minuti a disposizione sono davvero pochi. Questo diventa molto stressante, ci riempie di rimpianti e spesso ci mette l’agitazione sbagliata addosso.

Il coraggio dei vent’anni e le riflessioni dei quaranta: leggendoti si ha la sensazione che la vita vissuta renda ancora più bella ogni esistenza. Che ne pensi?

Questa è soprattutto la magia della narrativa. Il privilegio del mio lavoro è proprio quello di raccontare la straordinarietà della vita, quello che non può fare nessun altro.

Accudire i vecchi, i malati: un altro nucleo semantico intenso del libro. Quanta vita pulsa negli occhi di chi vede i giorni scolorire ora dopo ora?

Spesso la comprensione del tempo che ci sfugge o che potrebbe non essere poi molto ci aiuta a fare o dire quello che sentiamo. Quello che accade a Luca sul volo che dovrebbe portarlo in Germania è anche questo. Pensare che la vita stia per finire, ci aiuta a riflettere sul nostro percorso. Così come accade ad Anita, quando oramai vicina alla fine, decide di confessare qualcosa che le sta molto a cuore e di cui non aveva mai parlato prima.

La bellezza del ricordo, che scalda. La via del desiderio, che s’insegue. La forza della parola, che avvicina le anime. Splendido il rapporto che Aurora ha con sua suocera, Anita. Due donne che si comprendono senza bisogno di troppe parole?

Sono semplicemente molto simili. Quello che le separa è solo il tempo. Sono due donne che si riconoscono in un sentimento che tanto le ha ferite, poco importa che incarnino due ruoli che dovrebbero irritarsi a vicenda come nelle migliori tradizioni, come suocera e nuora.

Il vuoto dell’assenza tormenta l’anima. Aurora e Luca lo sanno bene, ciascuno a suo modo. Qualcuno ci lascia troppo presto, qualcun altro si vorrebbe potesse non morire mai. C’è stato chi ha detto che si diventa adulti solo quando si svuotano le case dei genitori morti. Sei d’accordo?

 No, credo che per diventare adulti servano due genitori che sappiano lasciarti andare.

Hai mai avuto paura di volare?

Meno spesso di quanto avrei creduto. Mi sono riscoperta una donna coraggiosa e capace di correre qualche rischio.

Cosa consiglieresti ad un aspirante scrittore?

Credere nella propria storia senza pensare mai di aver scritto un capolavoro. Lasciatevi dire dagli altri quanto siete bravi.

Maria Pia Romano

 

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