La tempesta di Sasà

Salvatore Striano, “I libri di Shakespeare mi hanno salvato la vita”

Dal carcere all'amore per la lettura, scopriamo insieme le varie tappe della travolgente tempesta dello scrittore napoletano
Salvatore Striano, “I libri di Shakespeare mi hanno salvato la vita”

MILANO – Andare da un libraio che può consigliargli una buona lettura per risvegliare l’animo, per ritrovare energia, speranza, forza. E’ questo l’invito di Salvatore Striano, nato e cresciuto nel cuore di Napoli come leader delle Teste matte, una banda di ragazzini terribili che si sono fatti camorristi per difendersi dalla camorra, e che in carcere ha incontrato un maestro, Fabio Cavalli, che gli ha fatto scoprire la letteratura, Shakespeare, il teatro. Striano, che oggi interpreta diversi personaggi al cinema ed in tv, ha raccontato questo suo percorso di riscatto personale nel libro “La tempesta di Sasà”, il romanzo di una vita salvata da Shakespeare e dall’amore per i libri. Scopriamo insieme le varie tappe di questa sua personale e travolgente tempesta.

Come nasce l’idea di questo libro?
Precedentemente ne avevo scritto un altro “Teste matte”. Vicino al dolore ci voleva la tempesta, il continuo di quello che è stato il mio vivere da ragazzino nei vicoli dei cortili spagnoli. Era necessario mettere affianco a quell’opera un libro di speranza, un romanzo salvifico, simbolo del mio percorso carcerario che mi ha portato a conoscere la letteratura e ad uscire da certi ambienti.

In cosa è consistita questa “tempesta”?
E’ consistita in due stazioni: il carcere di Valdemoro Spagnolo ed il carcere romano di Rebibbia. Due carceri di massima sicurezza come i due gironi dell’inferno di Dante. Sono stato messo li in una tempesta durante la quale ho scoperto che nei libri c’erano scritte cose che mi riguardavano, soprattutto nei personaggi shakespeariani, con cui ho cercato di identificarmi per smuovere un po’ tutte le cose che non andavano bene. Leggendo Shakespeare, ho scoperto che andavo vicino a tantissimi Amleto che hanno i papà uccisi e non sanno cosa fare. Non sapevo che esistesse un pensiero amletico finché non ho letto Shakespeare. Lo stesso vale per Giulietta e Romeo: ce ne sono tanti giovani ancora oggi che rivivono la loro storia. La mala-cultura del sud porta in sé tutti i personaggi shakespeariani: abbiamo tanti Macbeth con la sete di potere di arrivare in alto attraverso il sangue. Grazie a Shakespeare, sono riuscito a rialzarmi dalla tempesta.

I libri salvano. Quanto è vero nel suo caso?
Non solo Shakespeare; anche le letture di Samuel Beckett mi hanno aiutato a capire dove stavo andando a sbattere se non mi fossi frenato. E’ la biblioteca in sé che mi ha fatto allontanare da un certo mondo: ero povero di parole, figlio dell’ignoranza. Praticando la letteratura, piano piano ho arricchito il mio linguaggio.

Cosa si sente di dire a tutte quelle persone ancora oggi in bilico tra il bene ed il male?
Invece di andare da un prete a confessarsi, possono andare da un libraio che può consigliargli una buona lettura per risvegliare l’animo, per ritrovare energia, speranza, forza. Finché siamo in vita, il peggio deve ancora arrivare, quindi possiamo trovare il meglio per riscattarci. Credo molto a questa funzione terapeutica della lettura. Cercate librai, cercate biblioteche, cercate le vostre risposte nei libri perché li gli uomini, a differenza di quando vivono, possono riflettere, correggere, e difficilmente commettono degli errori. Nei libri il buono lo trovi subito, nella vita invece si trova nascosto sotto tante cose brutte. I libri possono dare quella forza illuminante capace di farti andare avanti.

 

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