Sally Gardner, ”La dislessia mi ha fatto appassionare ai libri, il mio regno proibito”

Ci sono ancora molti vecchi pregiudizi sulla dislessia che vanno eliminati. Bisogna smettere di credere che sia una disabilità e capire che in verità si tratta solo di un modo differente di pensare, di percepire le cose. È quanto affermato dall'autrice inglese per bambini Sally Gardner, ospite in questi giorni al Festival Tuttestorie...
La scrittrice inglese per bambini autrice de “Il pianeta di Standish”, per cui ha vinto il Carnegie Medal, premio letterario britannico, nel 2013, ha raccontato a Tuttestorie la sua esperienza di bambina dislessica
MILANO – Ci sono ancora molti vecchi pregiudizi sulla dislessia che vanno eliminati. Bisogna smettere di credere che sia una disabilità e capire che in verità si tratta solo di un modo differente di pensare, di percepire le cose. È quanto affermato dall’autrice inglese per bambini Sally Gardner, ospite in questi giorni al Festival Tuttestorie di Letteratura per Ragazzi, dove ha ricordato il suo passato di bambina dislessica. 
Quali impressioni ha ricevuto dalla partecipazione al Festival?
L’impressione è stata decisamente positiva. C’erano moltissimi bambini, di tutte le età, e per me è stato un grandissimo piacere partecipare. Il Festival è molto ben organizzato ed è stato un gran divertimento per tutti, per me e per il pubblico.  
A Tuttestorie lei ha parlato della sua esperienza di bambina dislessica. Cosa direbbe a quei genitori i cui figli si trovano ad affrontare questa difficoltà? Come possono aiutare i loro bambini?
La cosa più importante è non farsi prendere dal panico e non pensare che sia la cosa più terribile che possa capitare. Non lo è. 
Bisognerebbe aiutare di più i genitori a capire che cos’è la dislessia, perché possano capire meglio i loro figli. Gli studenti dislessici hanno problemi di organizzazione e memoria a breve termine, ma sono problematiche che possono essere affrontate e superati. La dislessia non è una disabilità, ma un diverso modo di percepire e di pensare. 
Ci sono ancora molti vecchi pregiudizi a riguardo, bisognerebbe imparare a pensare secondo una prospettiva più moderna. Per esempio oggi viviamo nell’epoca degli schermi, della comunicazione visiva, e in questa era i dislessici possono essere in un certo senso avvantaggiati, perché tendono ad avere un pensiero di tipo visivo. 
Come ha imparato ad amare i libri?
Penso che proprio il fatto di avere difficoltà nella lettura mi abbia fatto amare i libri così tanto. I bambini di solito sono forzati a leggere, e in questo modo ne perdono il senso di magia. Per me i libri erano come un regno meraviglioso per cui non avevo la chiave. Io amavo tutto dei libri: la loro materialità, l’odore della carta stampata e anche le parole, anche se non le sapevo riconoscere.
Cosa l’ha portata a diventare scrittrice, e perché proprio una scrittrice per bambini?
Forse diventare scrittrice è stato un modo per compensare la mancanza che ho avuto da piccola. Ho sempre amato raccontare storie , e ho percepito che il mio modo di narrare era particolarmente adatto ai bambini. Adesso però sto per avviare una nuova fase della mia attività e sto scrivendo un libro per adulti.
Cosa pensa dell’offerta editoriale italiana per bambini e ragazzi?
Da quel che ho visto c’è una grande vivacità e una grande ampiezza di scelta per i giovani lettori in Italia. È stato pubblicato anche il mio “Maggot Moon” – tradotto come “Il pianeta di Standish” – e questo mi conferma che c’è grande apertura mentale e disponibilità alle varie tipologie di letteratura per ragazzi. 
6 ottobre 2013
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