Le case editrici si raccontano

Safarà Editore e i libri obliqui per raccontare una visione trasversale della letteratura

Abbiamo intervistato Cristina Pascotto, responsabile editoriale di Safarà Editore, per farci raccontare delle loro scelte editoriali, del formato dei loro libri e dello stato di salute del marcato italiano
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Safarà Editore è conosciuto per i suoi libri obliqui e per la proposta di grandi autori sconosciuti in Italia. Libri obliqui e di difficile collocazione, con voci originali e un punto di vista inconsueto sono il marchio di fabbrica di questa straordinaria casa editrice indipendente, che ha iniziato la sua ascesa con la pubblicazione di un autore imprevedibile, Alasdiar Gray, considerato tra i più grandi scrittori scozzesi di tutti i tempi.

Quando Safarà pubblicò nel 2015 il primo volume di Lanark: Una vita in quattro libri, la casa editrice era pressoché sconosciuta ed era nata come ritrovo culturale e rivendita di giochi, fumetti e libri rari. Ecco perché Gray è una figura sacra per Safarà, non tanto per il numero di vendite raggiunte quanto per la fiducia che l’autore volle riporre nei suoi fondatori, i fratelli Guido e Cristina Pascotto. 

Quali sono gli elementi caratterizzanti della casa editrice Safarà?

Cristina Pascotto: “Safarà è una casa editrice di ricerca, alla cui base c’è la trasversalità dei generi, delle ispirazioni, delle lingue e dei territori di appartenenza. E’ uno spazio in cui si possono incontrare voci e generi differenti, perché per noi la letteratura deve essere in costante dialogo con la diversità. La nostra vocazione è mettere in dialogo letterature diverse unite da un’ispirazione genuina: nella stessa collana ci possono essere un romanzo dispotico, uno realista e uno postmoderno. Io non vedo alcuna contraddizione in questo.”

La nostra è un’identità obiqua, continua Cristina Pascotto, come il formato dei nostri libri, che non è assolutamente un orpello ma deriva dalla nostra visione e racconta della voglia di trasmettere e veicolare una visione laterale della letteratura e della vita.”

Come nasce l’idea dei libri obliqui?

L’ispirazione di lavorare sul formato è arrivata dall’incontro con l’artista Giuseppe D’Orsi, oggi nostro direttore creativo, e dal suo libro d’artista “La cattività è un pesce”, che non aveva neanche un angolo come si deve. Safarà era agli inizi ma io già avevo una visione della casa editrice: volevo che fosse uno spazio in cui anche gli illustratori potessero trovare una loro dimensione e che ogni libro avesse un suo progetto grafico specifico. All’epoca ero appena rientrata dall’America e lì il mondo editoriale unisce le arti in modo esemplare e all’interno di una stessa collana convivono stili completamente diversi tra loro. Questa concezione era in linea con la mia idea di casa editrice e Giuseppe D’Orsi mi propose di lavorare sul formato e mi suggerì di far diventare l’obliquità il manifesto di Safarà, sia a livello di design che a livello concettuale. Adesso il modello è stato depositato ed è diventato il nostro marchio di fabbrica.”

E’ possibile acquistare i libri in formato obliquo solo sul vostro sito. Come mai questa scelta? 

“La scelta è stata sofferta ma obbligata: alla maggior parte dei librari l’idea non è piaciuta, perché nonostante la trovassero bella come lettori, trovavano però difficoltà a comunicarla e a posizionarla. Sono stati anni piuttosto sofferti perché non riuscivamo a creare un rapporto con loro e spesso i libri ci venivano rimandati indietro. Poi, circa un anno fa, a gennaio 2019, con l’uscita del primo libro di questa nuova fase della Safarà col titolo “A Bloomsbury e altri racconti” di Mary Butts abbiamo deciso di rinnovare il nostro logo, di creare una gabbia grafica che lasciasse libertà assoluta all’illustratore, con un piccolo spazio sempre uguale in modo che Safarà fosse identificabile, e di seppellire l’ascia di guerra e rispettare le richieste dei librai. Da quel momento abbiamo stabilito che nella grande distribuzione i libri andassero nel formato regolare ma i libri obliqui continueranno a essere disponibili alle fiere e nel nostro e-commerce, per non deludere i lettori che hanno creduto nella trasversalità e obliquità del nostro progetto. In verità abbiamo anche potenziato il taglio, perché ora ci sono due formati obliqui e così abbiamo chiuso il cerchio con lettori e librai.”

Quali sono i problemi e le criticità del mercato editoriale italiano?

Le criticità sono titaniche e io credo che una delle prerogative per ogni giovane editore qui da noi sia una buona dose d’incoscienza. Il problema fondamentale è la crisi del libro. Oggi ci sono altre forme artistiche che riescono a  essere più pervasive e a occupare l’immaginario in maniera più semplice del libro. In più il tempo per la lettura viene sacrificato molto facilmente a favore dell’informazione. Il libro è una forma di conoscenza che richiede dedizione e investimento di tempo, attenzione profonda e abbandono, atteggiamenti e pratiche che purtroppo hanno ceduto il loro posto al divertimento e all’intrattenimento. 

Un altro problema è la concorrenza. Oggi ci sono molti editori bravi e preparati e un bacino di lettori troppo esiguo. Quindi è evidente che i grandi editori, cresciuti in tempi speciali, hanno raggiunto una posizione di vantaggio e logicamente non hanno alcuna intenzione di perderla. Giochiamo in campionati diversi ma poi ci troviamo sullo stesso campo di gioco e  la sproporzione appare evidente. Per noi sono fondamentali i librai, senza la loro attenzione, il loro tempo e i loro suggerimenti al grande pubblico non riusciremmo a vivere: sono loro parte della soluzione ai problemi appena raccontati.”

Nel vostro catalogo ci sono 45 titoli e nel 2020 avete in progetto l’uscita di altri 10 titoli. Come mai questa scelta di un numero così basso di pubblicazioni? Preferite concentrate le energie per confezionare il prodotto al meglio?

Credo che una produzione più abbondante sia sbagliata. Non ci sono abbastanza risorse, non ci sono abbastanza occhi e attenzione e la sovrapproduzione è un danno irreparabile, perché crea confusione e dispersione e nel caos delle pubblicazioni si crea un’effimera sensazione di salute ma non è così.

Tutti noi editori siamo chiamati a pubblicare meno e pubblicare meglio perché il processo che va dalla scrittura del libro fino alla pubblicazione è lunghissimo e noi editori dobbiamo dare il meglio per ogni singolo libro. Anche se in futuro le cose fossero fiorenti, io non vorrei cambiare questo approccio. Da Safarà non pubblichiamo un libro se non pensiamo che possa essere un long seller, non crediamo nelle presenze evanescenti e nella non vita dei libri relegati in magazzino.

E’ insopportabile pensare al libro in questa logica, è contro la natura del libro stesso. Se si pensa al libro come un prodotto come tutti gli altri è la fine totale dell’editoria. Quindi per noi ogni libro è il libro e anche per questo molti autori cominciano a scegliere di essere pubblicati da Safarà perché sentono la possibilità del dialogo con noi, vogliono essere vicini al progetto e sanno che faremo di tutto perché il loro messaggio arrivi.

Qual è la sfida di Safarà Editore?

Creare un’atmosfera attorno alla nostra realtà editoriale che faccia affezionare i lettori alla nostra visione. Vogliamo creare una comunità di lettori che veda in noi una sicurezza, ma non riguardo alla piacevolezza dei contenuti bensì all’osare e allo sperimentare. Vogliamo che i nostri lettori ci vedano come una casa editrice che sposti sempre il loro baricentro.

Quando sono in fiera e vedo che i lettori comprano dei libri come quelli di Gray capisco che sono curiosi di aprire nuovi portali, di confrontarsi con dei libri che li coinvolgano in nuove avventure, in una nuova visione del mondo e in un nuovo modo di relazionarsi con la società. I lettori, secondo noi, sono pronti ad essere destabilizzati e stupiti.

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