Genitori positivi, figli forti

Rosa Angela Fabio, “L’amore verso i propri figli si deve trasformare in azione”

In occasione dell'uscita del libro "Genitori positivi, figli forti" abbiamo intervistato l'autrice per capire meglio insieme a lei come educare i figli
Rosa Angela Fabio, "L'amore verso i propri figli si deve trasformare in azione"

MILANO – Diventare genitori fa sorgere sempre molti dubbi: Come fare?  In questo Rosa Angela Fabio, nel libro “Genitori positivi, figli forti” offre alcuni suggerimenti, che variano a seconda dell’inclinazione dei figli. Lo scopo non è creare genitori “supereroi” in grado di affrontare ogni situazioni, ma aiutare le persone ad adeguarsi alle personalità e alla situazioni che si trovano davanti.

Perché così frequentemente l’amore verso i propri figli può avere effetti sbagliati?

La finalità del libro è dare delle indicazioni affinché l’amore si traduca in azione. Talvolta può succedere che anche un grande amore sia inefficace. Se per esempio abbiamo intenzione di rafforzare nostro figlio e per stimolarlo continuiamo a dirgli che è “molle” o “fragile” è molto poco probabile che lui diventi forte.  In questo libro si cerca di capire e suggerire come alcune dinamiche possono andare in alcune direzioni e come assumere alcuni atteggiamenti sia preferibile rispetto ad altri.

Pensa che i nuovi media possano diventare un aiuto per la crescita dei figli?

Si e no. L’incedere dei nuovi media nella nostra società sta cambiando le abitudini dei genitori e dei  figli. I bambini di oggi crescono e si aggiornano ad una velocità impensabile fino a qualche anno fa. Posta elettronica, internet, televisione, ipad, smartphone, social network  hanno cambiato le abitudini di vita e di interazione delle famiglie.  I nativi digital i sanno usare tablet e smartphone già a due anni. Purtroppo è comodo tenere impegnati con gli smartphone  i propri figli mentre ci occupiamo di altro. E’ come se questi dispositivi elettronici palmari avessero sostituito le baby sitter. Genitori e figli, anche se vivono nello stesso ambiente, a volte sono come monadi non comunicanti. Hallowell (2017) li chiama screensucker, cioè una generazione che assorbe (letteralmente “succhia”) tutto dagli schermi di computer,  televisione,  cellulare o BlackBerry. Siamo così impegnati a elaborare informazioni che provengono da tutte le direzioni che stiamo perdendo la capacità di pensare in modo approfondito.  Perciò per noi genitori imparare a gestire sia la comunicazione sia la profondità, senza negare l’accesso ai nuovi media, è funambolico ma possibile. Non si tratta di abolire la tencologia ma di farne buon uso, con intelligenza, e di evitare che possa arrecare dei danni.

Secondo lei perché è sempre più difficile trasmettere delle regole?

Acquisire le regole nella nostra vita quotidiana è importante per tante ragioni,  esse riducono l’entropia nell’ambiente e danno sicurezza; acquisire le regole vuol dire diventare delle persone costruttive, significa avere alle spalle una sensazione di sicurezza e non di dispersione o di assenza di punti di riferimento. E’ come se esse rappresentassero i binari entro cui canalizzare le energie, senza i binari il treno può andare ovunque e può deragliare. I motivi per cui è difficile trasmettere le regole sono legati sia al carattere di costrizione e di fatica talvolta contenuto nel seguire le regole sia al fatto che nel trasmettere le regole commettiamo degli errori. Pensiamo per esempio a quando, nell’espressione verbale, usiamo frasi come “Ti ho già detto cento volte…”, “Te l’ho già ripetuto….” etc. Incipit di questa natura provocano nell’interlocutore l’effetto di non ascoltare: “Tanto l’ha già detto cento volte, lo sta dicendo adesso, probabilmente lo ripeterà ancora.” Sono quelle frasi che inserite nel discorso fungono addirittura da “parassiti” e non ottengono gli effetti voluti. Alcuni accorgimenti utili possono essere:

  1. Esprimere le regole al positivo

Molto spesso nella vita quotidiana sentiamo frasi come “Non picchiare tuo fratello”, “Non mancare di rispetto alla nonna”, “Non ti alzare dalla tavola”… Questa  modalità espressiva fa concentrare involontariamente l’attenzione su ciò che viene dietro il “non…”. Quindi definire le regole con termini negativi comunica aspettative negative e suggerisce comportamenti alternativi che avrebbero potuto non presentarsi (Rademacher, Callahan e Pederson-Seelye, 2000). L’esprimersi al positivo invece “Fai una carezza a tuo fratello”, “Stai seduto a tavola” aiuta a pensare ed agire positivamente, permettendo così l’aumento della consapevolezza nelle proprie capacità di fronte a situazioni nuove.

  1. Essere sintetici e non parlare troppo!

Un meccanismo psicologico altrettanto noto è quello che si chiama “assuefazione”: la ripetizione continua  e uniforme di un comportamento fa sì che l’atto stesso non venga più appreso. Quindi se continuiamo a dire a nostro figlio di pulire la cameretta, magari dicendogli anche che è il solito disordinato…eccetera, rischiamo di farlo assuefare e di fargli virtualmente “chiudere” l’accesso alle orecchie  già dal momento in cui noi cominciamo a parlare. L’alternativa è dare le regole con dolcezza e fermezza, sinteticamente, senza lamentarsi dei comportamenti che il bambino ha manifestato nel passato.

  1. Essere concreti

Regole come: “Devi essere più buono, non essere aggressivo…rispetta la sorellina..” hanno un range semantico troppo ampio. E’  meglio dunque che le regole vengano espresse in modo concreto. Riprendendo gli esempi visti prima,  va specificato con attenzione il contesto in cui si inserisce quanto stiamo dicendo: “Gioca con i tuoi giocattoli, se desideri quelli di tua sorella, chiediglieli”, “Essere buono vuol dire aprire la porta alla nonna quando arriva, aiutarla a salire le scale…”, “Quando vedi Roberto gioca con lui al computer…”, “Innaffia i fiori”, etc.

  1. Dare le regole nel momento giusto

A volte quando un bambino si è appena comportato male, nel dargli una punizione gli ribadiamo quali sono le regole che avrebbe dovuto seguire. Per esempio il bambino ha spinto la sorellina minore e noi proprio nel dargli uno schiaffo gli diciamo che bisogna voler bene alla sorellina, che può essere pericoloso spingerla…Ora, qualsiasi comportamento neutro (regola) sia ripetutamente associato ad uno stimolo spiacevole o piacevole, tende ad assumere le caratteristiche dello stimolo a cui è stato ripetutamente associato. Se le regole vengono trasmesse in contesti in cui stiamo rimproverando i nostri figli per averle disattese, l’atmosfera del rimprovero si trasferirà anche alla regola. Tornando allo schiaffo di prima, esso provoca dolore e rabbia che, associato ripetutamente all’idea di voler bene alla sorellina, renderà difficile lo sviluppo di un grande affetto nei confronti della sorellina stessa, anzi. L’alternativa positiva è parlare delle regole nei momenti piacevoli, quando si sta bene insieme, mentre si sta giocando…

  1. Dare poche regole

Questa ultima considerazione è relativa al fatto che tendiamo a dare molte regole contemporaneamente, anzi più i nostri figli tendono a disattenderle più aumentiamo il numero delle stesse, come se bastasse darne di più perché loro le seguano meglio. Una buona norma generale è quella di limitare il numero di regole a un massimo di 4 o 5. Stabilire un numero limitato di regole consente infatti di aiutare i nostri ragazzi, soprattutto quelli con livelli di attivazione interna molto alti, a focalizzare l’attenzione su ogni singola regola e interiorizzarla più facilmente.

  1. L’importanza della coerenza fra i genitori

Succede talvolta che i due genitori non abbiano la stessa visione della vita o la stessa visione dell’educazione dei propri figli. Spesso uno dei due si assume il ruolo di persona più normativa e l’altro di una persona più permissiva. In fase evolutiva e soprattutto nei primi anni, è molto difficile per i bambini comprendere la relatività dei vari punti di vista. Le conseguenze di due punti di vista diversi (tra l’altro appartenenti alle persone più significative nella vita del bambino) sono che uno dei due genitori viene identificato come “il cattivo” e l’altro come il “buono”; questo potrebbe essere spiacevole per uno dei due, ma potrebbe non essere rilevante se non producesse degli effetti negativi sul bambino. Il problema più grande è la mancata interiorizzazione della regola. Cioè i bambini che vivono e ricevono messaggi diversi fin dalle prime volte, non arrivano a costruire dei punti saldi. Se le fonti di emissione di informazione più importanti danno due versioni diverse, allora le regole stesse sono discutibili. Talvolta una conseguenza ulteriore è che quando i bambini trovano difficile seguire le regole e uno dei due genitori si è imposto, imparano ad andare dall’altro in modo che il secondo dica loro di lasciar perdere. E così i bambini stessi imparano a usare i genitori con idee e pareri diversi. I ragazzi hanno bisogno di regole sicure , non di messaggi discordanti. Se proprio non accettiamo ciò che pensa il partner delle varie situazioni, diciamoglielo mentre siamo da soli, non davanti al bambino. Fondamentale per la crescita serena di un bambino è l’autostima. Come possono i genitori aiutare i figli in questo? Ci sono tantissimi modi in cui i genitori possono aiutare il proprio figlio a sviluppare l’autostima. Il primo è senza dubbio l’accettazione incondizionata, esso è l’atteggiamento di accettazione totale da parte dei genitori, in-condizionato. Se il bambino percepisce il fatto che, qualsiasi cosa accada nella sua vita di grande o di mediocre che sia, i suoi genitori ci saranno sempre, lo accetteranno e lo ameranno sempre, svilupperà rispetto alla vita un atteggiamento di fiducia; da grande sarà un adulto che “oserà” quando sarà utile o importante farlo. L’accettazione incondizionata è anche alla base di un attaccamento sicuro nei bambini. Un bimbo o un adulto che ha alle spalle questa sicurezza nell’attaccamento,  spesso  costruisce un modello di rappresentazione interna del sé forte e positivo. Diventa una persona che affronta la vita  in modo costruttivo e può sperimentare le novità senza paura. Inoltre è molto importante insegnare ai ragazzi, sin da piccoli, ad assumere un atteggiamento costruttivo, che permetta loro di manifestare le idee e le convinzioni senza imporsi ad ogni costo e senza  passività. Le persone costruttive e “forti” sono capaci infatti non soltanto di gioire delle occasioni meravigliose e multiple che ci offre la vita ma anche di trasmettere questa gioia anche agli altri.

 

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