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Ritanna Armeni, ”Nel mondo del lavoro le donne sono ancora vittime di pregiudizi”

DONNE E LIBRI, SPECIALE 8 MARZO - Il senso del cammino compiuto dalle donne negli ultimi trent'anni si riassume nel termine ''libertà''. Ad affermarlo è la giornalista, scrittrice e conduttrice tv Ritanna Armeni. Da sempre attenta alle questioni legate alla discriminazione femminile, nel 2011 ha curato il volume ''Parola di donna''. Al termine dell'articolo, è possibile leggere un estratto del libro...

In occasione dell’8 marzo, la giornalista, scrittrice e conduttrice tv racconta com’è cambiata la condizione della donna negli ultimi anni e riflette sulle discriminazioni che ancora oggi le donne subiscono

MILANO – Il senso del cammino compiuto dalle donne negli ultimi trent’anni si riassume nel termine “libertà”. Ad affermarlo è la giornalista, scrittrice e conduttrice tv Ritanna Armeni. Da sempre attenta alle questioni legate alla discriminazione femminile, nel 2011 ha curato il volume “Parola di donna”, sorta di dizionario che racconta attraverso cento voci com’è cambiata la vita delle donne negli ultimi tempi. In occasione dell’8 marzo, la giornalista riflette con noi sulla condizione femminile oggi, sui mutamenti che l’hanno coinvolta e sui preconcetti di cui ancora oggi le donne sono vittime.


Com’è nato e come si è sviluppato il progetto di “Parola di donna”?

È nato da una mia intuizione: l’evoluzione del linguaggio indica molto dei mutamenti della realtà. Mi è venuta allora l’idea di raccontare i cambiamenti che hanno investito la condizione femminile attraverso cento parole, da “abito” a “zitella”, mostrando come sia cambiato il loro uso. Si tratta sia di termini comuni, come appunto “abito” o “casa”, sia di termini che indicano concetti più vasti, come “desiderio”, “diritti”, “identità”, “libertà”, “parità”. Naturalmente ho dovuto fare una scelta molto selettiva, sono numerose le voci mancanti. Avevo per esempio completamente dimenticato la parola “matrimonio”, che ho aggiunto all’ultimo. Ho interpellato poi le autrici che volevo coinvolgere nel progetto e quasi tutte mi hanno dato la loro disponibilità per scrivere le voci. Non è un libro monocorde, ognuna di loro ha scritto secondo la sua cifra: alla stesura hanno contribuito giornaliste, scrittrici, filosofe, registe, sociologhe, storiche, politiche, sindacaliste – Susanna Camusso ha firmato la voce “lavoro”. Molti non si rendono conto di quanto le trasformazioni di significato delle parole testimonino il cambiamento della società e del reale. Pensiamo per esempio al termine “famiglia”: oggi ha un senso molto diverso da quello di trent’anni fa. Con “famiglia” si può intendere oggi anche la coppia omosessuale, o la famiglia formata dalla madre single e dai suoi figli. Ci sono poi parole ormai desuete, come “zitella” o “massaia”: proprio per il fatto che non siano più molto utilizzate dimostra come sia mutata la condizione femminile.

Facendo riferimento alle voci del libro, quali sono le svolte più significative che sente di aver vissuto nella sua esperienza personale e professionale, di giornalista e scrittrice?
“Libertà” è la parola che racchiude il senso dell’esperienza vissuta dalle donne negli ultimi trent’anni. Il termine, per come credo vada inteso, implica oggi che tutte le scelte fatte consapevolmente abbiano la stessa legittimità, indipendentemente da giudizi di valore: da quella della ragazza che decide volontariamente di prostituirsi a quella della ragazza che decide di fare un master all’università.  


Crede che per le donne sia ancora oggi più difficile arrivare a ricoprire posizioni di rilievo nel mondo del lavoro?

Sì, anche se per motivi diversi da trent’anni fa. Prima infatti le donne non avevano la possibilità di studiare, oggi invece arrivano ai più alti livelli dell’istruzione, e tuttavia nel lavoro più difficilmente hanno avanzamenti di carriera. La ragione è che sono ancora vittime di pregiudizi, tra cui soprattutto quello che diventare madre ostacoli il lavoro. Si pensi a questo proposito al fenomeno delle dimissioni in bianco. Ma questo preconcetto non trova conferma se si guarda al resto d’Europa: in Francia le donne che lavorano sono più numerose che in Italia, eppure in media hanno più figli. E anche da noi, si fanno più figli proprio in quelle regioni dove le donne lavorano di più. Nel nostro Paese, è vero, le donne che non tornano al lavoro dopo aver avuto un bambino sono di più che nel resto d’Europa, ma questo dipende da una carenza di strutture statali d’assistenza come gli asili.


Quali sono gli strumenti che le ha dato la cultura per affrontare il suo cammino professionale?

Per me che sono giornalista la cultura è una necessità, ma anche un piacere. Non sarei potuta diventare quello che sono diventata, e non potrei mai diventare quello che vorrei diventare, se non avessi sempre questa spinta a comprendere il mondo che mi circonda. La cultura per me è proprio questo: la capacità di capire la realtà intorno a noi. E il giornalismo è senz’altro uno strumento straordinario per alimentarla.

In occasione della festa della donna, vuole dirci qual è il suo personaggio letterario femminile preferito?
Carlotta de “Le affinità elettive” di Goethe, che è anche il mio libro preferito: una donna straordinaria, di grandissimo equilibrio e saggezza.


Che libro suggerirebbe di leggere in questa giornata e perché?

Do per scontato che libri come “Madame Bovary” di Flaubert e “Anna Karenina” di Tolstoj debbano far parte della formazione di qualsiasi ragazza: loro sono due autori che hanno davvero capito le donne. Consiglio poi senz’altro di leggere “Parola di donna”: è un libro importante, soprattutto per le giovani, per capire quanto è stato fatto, le conquiste che le donne hanno ottenuto.

 

8 marzo 2013

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