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“Ritratto di dama”, alla scoperta del Mistero della “Bella del Louvre”

E’ un mistero inquietante quello che si cela dietro le fattezze della Belle Ferronniére, famosa opera pittorica di Leonardo Da Vinci, esposta al Louvre. Il quadro ha ispirato non poche leggende perché, non essendo certo il nome della dama ritratta, alcuni giurano che si tratti della moglie, o dell’amante, di Ludovico il Moro. Lucrezia Crivelli o Isabella d’Este? Cecilia Gallerani o Elisabetta Gonzaga? Chiunque sia la bella del ritratto, ha ispirato anche “Ritratto di dama“, romanzo molto carino che si rifà al ‘Ritratto di Dorian Gray’, anche se poi, sia lo sviluppo, che il finale, sono completamente diversi.

Se vogliamo trarre un insegnamento da questo romanzo, è quello che bisogna stare bene attenti a ciò che si desidera. A volte il destino si fa beffe di noi e, nel realizzare il nostro più agognato desiderio, ci mette in bilico sul filo di un rasoio: un solo passo falso e saremmo perduti per sempre, mezzo passo nella giusta direzione e la vita potrebbe prendere una piega meravigliosa e insperata. E’ questo il dilemma che affligge la “Bella senza nome” condannata da uno sciagurato desiderio a condurre un’ esistenza da spettatrice dentro a un quadro ammirato da tutti.

Troppi Pigmalione sono morti nell’attesa della loro Galatea. Ciò che resta di quel sentimento è dato in pasto alle ombre nelle gallerie, che fanno l’amore sulle pareti senza sapere se, la notte successiva, potranno incontrarsi ancora. Tutto è effimero quando nessuno vede.

Eppure, nell’immota frenesia di un museo chiuso, a volte, alcuni quadri peccano d’indiscrezione. E allora può capitare che, in un’ala dove tutto sembra obbedire a un rigido progetto, un ritratto, con inaudita mitezza, volga lo sguardo altrove.

Guillame invece, da sempre si sente ‘diverso’. Brillante studente di storia dell’arte, la sua vita è scandita dallo studio e dalla contemplazione della Belle Férroniere sin da quando, ancora ragazzino, si risveglia da un sogno così veritiero da fargli battere il cuore a mille. È amore, Guillame ne è certo, un amore totalitario ed incondizionato, anche se assolutamente inspiegabile. La dama del suo sogno, così assurdamente uguale alla donna ritratta da Leonardo, gli chiede di aspettarla, di non lasciarla sola ed egli si trova a trascorrere ogni momento libero davanti al quadro. Guillame parla alla ragazza ritratta nel quadro come se si trattasse di un interlocutrice in carne e ossa, le racconta di sé e dei suoi sogni, delle sue più segrete aspirazioni, passa ore ed ore in contemplazione di quel viso tanto amato e rifiuta le avance della sua modella, la bellissima Pélagie che non desidera altro che finire nel letto di Guillame.

«È tanto difficile voltarti, baciarmi, portarmi in braccio dove ti aggrada e farmi tua come più desideri?»
«Sì. Per troppi motivi.»
«Dimmene uno.»
«Non voglio rovinare…»
«Non c’è niente tra noi» tagliò corto lei, «cosa si potrebbe mai rovinare?»

Una vita in sordina, quella di Guillame, fino alla sera in cui, passato l’orario di chiusura del Louvre, bighellonando senza meta in giro per Parigi, s’imbatte in una ragazza che incredibilmente gli ricorda La Bella del quadro. L’abito di foggia antica, la dolcezza dello sguardo, l’aura di mistero che aleggia intorno alla bellissima ragazza di nome Elle, catturano l’attenzione di Guillame e il suo cuore, stranamente batte per una donna che non è un inanimato quadro appeso alla parete del Louvre. Oppure si? La somiglianza é strabiliante, ma può il soggetto di una tela trasformarsi in una meravigliosa realtà?

«Non sono una strega né un oracolo. Sono…» Elle si zittì, alla maniera in cui i cerbiatti si paralizzano al primo rumore sospetto. Aveva la sensazione di essere spiata. Una presenza le aleggiava intorno, priva della volontà di manifestarsi. Almeno per il momento. Chi la stava braccando?
«…sei?» la spronò Guillaume, facendola sussultare.

Guillame ed Elle si riconoscono all’istante come due anime destinate, si attribuiscono fiducia reciproca, teneramente, mano nella mano si lanciano alla scoperta di quella meravigliosa città che è Parigi. In ogni angolo una leggenda, un pezzo di storia antica, uno scampolo di romanticismo che da sempre è degna corona dell’amore. Anche il passaggio più strano ha un suo perché; una rosa posata sulla tomba di uno sconosciuto, il suo giusto fine. Ma c’è un “ma”, un segreto taciuto che grava sulle spalle di Elle e il “tempo”, che scorre inesorabile, è cieco al dolce richiamo dell’amore. Elle dovrà compiere una scelta e dagli effetti di questa scelta dipenderà il futuro suo e di Guillame.

Il firmamento sopra il Père-Lachaise era striato dalle fronde delle acacie profumatissime e dalle foglie sempreverdi, simbolo della vita che rifiuta di estinguersi. Elle camminava con lo sguardo rivolto alle stelle, ciondolando la testa per conquistare passo dopo passo uno specchio sul cielo.
Guillaume avrebbe voluto sorprenderla alle spalle, prenderle il mento tra le dita e inclinarle la testa all’indietro, in modo da assaggiarele sue labbra imbronciate. Ma di nuovo si frenò. «A cosa pensi?» si limitò a domandare.

E mentre le parole danzano sulla carta descrivendo suoni e colori, riproducendo i profumi, disegnando la scena esattamente come deve apparire ai nostri occhi, la storia si scrive da sola. Una parola nascosta in una frase, la magia visiva di un quadro appeso al muro, il fascino romantico di Parigi: tutto serve a portare il lettore lungo la via maestra, basta solo aprire le porte della mente e la fantasia si trasforma in realtà. Questo libro è stato una piacevole sorpresa. Una storia diversa, romantica e piena di poesia, scritta benissimo. Non ci sono errori e le pagine volano, avvolgendo il lettore nella magica atmosfera di Parigi. Quasi tutto il romanzo è incentrato su Elle e Guillame ma, nonostante questo, non si può far a meno di apprezzare l’accurata, e a tratti ironica, caratterizzazione dei personaggi di contorno. Ho apprezzato in modo particolare “Il tempo”, ma anche Pélagie, o Madame Laverne, meravigliosamente eccentrica signorina d’altri tempi

Generosa ma un po’ impicciona, ogni giorno Laverne saliva le scale, raggiungeva l’attico e tendeva l’orecchio alla ricerca di rumori rivelatori. «Rien» borbottava prima di andarsene, così come Luigi xvi soleva annotare sul suo taccuino nei giorni in cui la battuta di caccia non era andata a buon fine. Niente.

Se anche voi credete che la notte di San Lorenzo sia magica e che sotto il cielo ammantato di stelle di una delle città più belle al mondo possa succedere di tutto, allora lasciate la fantasia libera di galoppare alla scoperta del Mistero della “Bella del Louvre”.

Rosaria Ghilardi

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