”Maigret e il signor Charles”, l’ultima avventura del celebre commissario uscito dalla penna di Georges Simenon

Pubblicato nel 1972, ''Maigret et Monsieur Charles'' è l'ultimo romanzo che Georges Simenon scrisse col celebre commissario come protagonista. La storia, come non di rado troviamo nelle inchieste di quest'ultimo, parla di un'attesa, di una doppia vita e di un approfondimento psicologico...

Pubblichiamo la recensione di Stefano Franzato per l’attenzione con cui ci descrive l’ultima avventura di Maigret, il famosissimo commissario creato dal narratore belga Georges Simenon

Pubblicato nel 1972, “Maigret et Monsieur Charles” è l’ultimo romanzo che Georges Simenon scrisse col celebre commissario come protagonista. La storia, come non di rado troviamo nelle inchieste di quest’ultimo, parla di un’attesa, di una doppia vita e di un approfondimento psicologico. Gli elementi sono i consueti: le passioni e gli strani casi e circostanze in cui si vengono a trovare i personaggi.

Ma in questo libro, disseminate qua è la tra le pagine, troviamo, testimoniate dallo stesso Maigret, delle affermazioni sul suo metodo d’indagine, sul suo particolarissimo modo di accostarsi e conoscere le situazioni, chi le vive… e la maniera in cui le vive. Il suo metodo si potrebbe sintetizzare in questa sua battuta: “Cerco un uomo che non ho mai visto, di cui ieri non sapevo assolutamente niente e ho bisogno di farmi una certa idea di lui.” E questo è quello che rende il Metodo Maigret un metodo – diremmo noi – quasi filosofico. Sovente, nei suoi rapporti mattutini col giudice istruttore, il commissario è costretto a dire: “Non ho nessun risultato. Metto assieme delle informazioni che forse non serviranno mai.”. In una conversazione con l’amico medico dottor Pardon veniamo a sapere che arresta a malincuore i colpevoli e, soprattutto – e qui sta il nocciolo di tutto Maigret: uomo e poliziotto – ogni inchiesta per lui è “un’esperienza umana che vivo”.

Sarebbe difficile dire quale sia la migliore inchiesta di Jules Maigret. Ce ne sono alcune che prendono il lettore maggiormente, altre meno, ma quest’ultima è senz’altro un’inchiesta affascinante, non tanto per la vicenda in sé, quanto per il singolare, a tratti sconcertante, personaggio femminile col quale il commissario ha a che fare.

Ma, non bisogna dimenticare, dopo tanti incontri, tante domande, viene in soccorso dell’inchiesta il caso che la rende più realistica e non un puro esercizio intellettuale e logico; si ricorderà la critica che il grande scrittore svizzero Friedrich Dürrenmatt (1921-1990) mosse agli scrittori di quei gialli perfettamente quanto logicamente costruiti: proprio di non tener conto a sufficienza del caso. Dal quale, tornando a Maigret, letteralmente cominciano ad affiorare dettagli che consentiranno al commissario di dipingere il quadro veritiero dei fatti accaduti, dei moventi e dei mezzi con cui il delitto è stato commesso.

Alla fine si resta con l’amaro in bocca. E non soltanto per la storia narrata, le atmosfere evocate, ma soprattutto perché del personaggio Maigret, con tutto ciò che lo circonda, la moglie, i collaboratori, Parigi o i paesetti di provincia in cui le indagini l’han sovente portato, con grande nostro rammarico, non resterà più nulla: soltanto, forse, la nostra eterna gratitudine all’autore belga che l’ha inventato nel 1931: Georges Simenon (1903-1989).


14 ottobre 2012

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