LIBRI - Le recensioni dei lettori

Lui e Lei, la sfida è capirsi (e ridere) in un ”Bagno d’Amore”

All’inizio è un amore “cosmico”. Poi, con il passare del tempo, diventa “comico”. All’inizio lei è un “sogno in carne e ossa”. Poi, con il passare del tempo, diventa “in carne” e basta, a detta di lui. Evoluzioni nella coppia, quando finita la fase iniziale dell’entusiasmo...

All’inizio è un amore “cosmico”. Poi, con il passare del tempo, diventa “comico”. All’inizio lei è un “sogno in carne e ossa”. Poi, con il passare del tempo, diventa “in carne” e basta, a detta di lui. Evoluzioni nella coppia, quando finita la fase iniziale dell’entusiasmo, cominciano ad affiorare le imperfezioni e i piccoli difetti che creano dubbi e incertezze. E allora cosa fare? É “la risata” l’ingrediente fondamentale a ridare slancio, specie nel “momento del bisogno”. Ridere, insieme. Questa, è la sintesi di “Bagno d’amore” (Giraldi Editore), pensato e ideato dal giornalista Paolo Mancini (direttore di tre testate del Gruppo Guido Veneziani, Top, Vero Casa e Rakam) che, forte del suo passato come soggettista e sceneggiatore per cartoni animati 3D, ha puntato sull’ironia per rileggere l’annoso problema dell’incomunicabilità tra il pianeta maschile e quello femminile.

 

E lo fa con Wilma & Chucky, “la lei e il lui”, simboli sulle porte dei gabinetti (che si trovano ovunque identici nel mondo). Moderni Sandra e Raimondo, in una sorta di Casa Vianello versione 2.0, più schietta, variopinta e variegata. E se il luogo di incontro/scontro di Mondaini e Vianello era il classico letto matrimoniale (ricordiamo il tormentone “che noia, che barba, che barba, che noia” con lei che scalcia sotto le coperte), Mancini curiosamente sposta l’attenzione sul Bagno, l’unico ambiente “invalicabile” per l’altro (se si condivide la stessa casa), e forse può essere anche la metafora della vita a due: si sta bene finché ognuno ha il proprio spazio. Ma Bagno soprattutto come toilette pubblica, dove davvero non ci s’incontra mai: se lei va a destra, lui va a sinistra (o viceversa). Esattamente come capita alle donne e agli uomini, quando (il più delle volte) non riescono a capirsi. Wilma & Chucky (le iniziali non a caso ricordano proprio la parola WC), provano a dialogare senza riuscirci, con il risultato di avere divertenti, irriverenti e spesso cinici “botta e risposta”. Lui dice «Amore: che parola antiquata…». Lei replica: «Parola nuova nuova di zecca: tu non l’hai mai usata». Lei fa notare: «Caro, siamo proprio due incoscienti. Abbiamo fatto l’amore senza protezione!». Lui devia completamente: «Tranquilla, cara: il sole non picchia forte, oggi».

 

E ancora di fronte ad un’ipotetica scelta matrimoniale, lei con enfasi sottolinea «sì, lo voglio». Lui, come la maggior parte degli uomini, prende tempo e risponde: «sì, lo vaglio».

Sono alcune delle 365 vignette ironiche (ognuna con un titolo differente, bagno di incastri, di stime, di esigenze, di direttive, di suscettibilità, e molte sono giocate su una grafica accattivante) che mettono in scena le criticità più frequenti del quotidiano: le paure delle responsabilità, lo scenario dell’infedeltà, l’invasività delle nuove tecnologie, l’organizzazione delle ferie, la gestione dei figli, il dramma dei chili di troppo. E dove, i protagonisti si chiamano amore o caro/cara, ma mai per nome, per offrire al lettore la possibilità di ritrovarsi in ciascuna di queste battute-fumetto, senza alcuna personalizzazione e senza alcuna collocazione geografica (scene che si possono ripetere a qualsiasi latitudine). Tutte però mettono in evidenza le differenze tra il fiocco rosa e quello azzurro, schemi mentali difficili da cambiare (e perchè mai si dovrebbe? Siamo fatti così. Ognuno a suo modo).

 

Gli uomini hanno una semplicità animale: bianco o nero (il grigio non è contemplato in nessuna delle cinquanta sfumature, per restare su un dibattito molto attuale in questi giorni). Le donne sono complicate e cariche di cinquanta e oltre tonalità. I risultati nell’insieme sono disastrosi.

Si aggiunga, inoltre, che ogni rapporto è una pianta, difficile da tenere sempre verde. Una pianta che deve sopravvivere agli sbalzi umorali e ormonali, ai silenzi, all’invadenza della suocera, alle imposizioni della società (feste comandate, doveri coniugali, vacanze). Basta che un giorno non si annaffi e si potrebbe ritrovare appassita. L’acqua migliore per darle vita? Ha nella sua formula chimica un’aggiunta di ironia, di voglia di divertirsi, di fare un passo indietro in favore dell’altro, anche sulle cose che proprio non vanno o non ci piacciono. Insomma, l’humor come effetto teraupetico, segreto per tenere saldi i legami, anche quelli di sesso. Non mancano, quindi le vignette a tema, dove Chucky porta il peso dell’ego maschile e delle ansie da prestazione di tutti gli uomini, riassumibile in un’abituale frase: «Cara per te le dimensioni contano?». Domanda da un milione di dollari, alla quale le donne di solito rispondono che non sono importanti, tranne Wilma che, in picco di acidità, rivela quello che in tante pensano ma non hanno il coraggio di dire: «molto poco, se sono piccole piccole, nemmeno le considero». O ancora, «Lui: “cara che voto mi daresti a letto?”; lei: “il voto di castità”», passando per il maschio che vuol sapere: «perché voi donne volete farlo sempre nella posizione della missionaria?», e la donna a ribadire: «perché ogni volta vi stiamo facendo la carità!».

 

E quando si parla di sesso si parla spesso anche di amanti, così non mancano le puntigliose rimarcature. «Cara, saresti in grado di perdonare un tradimento?». «Proprio non saprei, caro. Nel dubbio, però preferisco avere un amante fedele».

Difficile dire se in questi ironici sketch a essere più spietato sia più l’uomo o la donna, forse un bel pareggio è il risultato, sulla scia di quella parità tanto agognata.

Bagno D’Amore è un libro scritto con maestria, raffinatezza e molta, molta intelligenza, che strappa una salutare risata e tanti sorrisi ma che fa riflettere (in copertina è sottolineato il desiderio di voler regalare uno “stimolo” al giorno). Riflessioni che non sono drammatiche, come, a volte, potrebbe sembrare. Esse aprono sempre uno spiraglio: «Adesso è possibile gettare lo sguardo lontano, per lanciarsi in viaggi che godono dell’essere solitari solo perché, presto o tardi, l’approdo sarà ancora una volta tra le braccia dell’anima gemella», come scrive Mancini nell’ “antibagno”.

 

E non è romanticismo, anzi s’intuisce che «è l’idea romantica dell’amore a rovinare l’amore», bensì la capacità di buttare via tutta la retorica che incrosta questo nobile sentimento, come uno scarico magico.

Tra le pagine, si sviluppa anche un mini romanzo che parla di una storia buffa ma intensa tra un’intraprendente ragazza e un timido giovanotto che si lasciano messaggi, scritti a mano, sulle pareti del bagno (lei con il pennarello rosa, lui con quello blu) in un flusso di pensieri, miscelando serio e faceto e personaggi misteriosi. E ogni dialogo si chiude con un Post Scriptum ad effetto. Come l’incisivo P.S. «“amore” ha solo 5 lettere. Come fa a dirti tutto?». Già, come fa? Meglio, dunque, non aspettarsi troppo, e tuttavia sempre continuare a crederci. Perché se è vero che la sorpresa arriva alla fine del libro (lasciando incredulo lo stesso autore), perché non potrebbe essere così anche nella vita?

 

Isa Grassano

 

19 febbraio 2015

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