“Kitchen” di Banana Yoshimoto, storia di un’asiatica all’avanguardia, convinta e decisa

La parola - di Daniela Fujani

Mahoko Yoshimoto si presenta, con la sua fresca e audace scrittura, alla grande famiglia di lettori occidentali attraverso il romanzo “Kitchen“, che noi (s)fortunati italiani leggeremo solo tre anni dopo (salvo se avete seguito un corso di lingua giapponese).

Mahoko anzi, Banana (pseudonimo assunto perché -udite, udite- è carino…) ci consente di scoprire un mondo asiatico diverso da come lo avevamo lasciato, osservandolo da un’altra prospettiva e, commuovendoci, ci appropinquiamo inconsciamente di idee femministe. E già, la protagonista è Mikage, giovane adolescente che perde la nonna, unico parente rimastale, ritrovandosi precocemente in piena solitudine cosmica, e per un po’ ci crede. Riuscirà, in seguito, a farsi forza supportata dall’anti-tradizionalista famiglia Tanabe. L’immedesimazione nel personaggio principale è positiva, poiché incarna un prototipo di figura femminile moderno: intraprendente, Mikage prende in mano le redini della propria vita e con spirito di iniziativa compie il primo passo nella relazione stretta con Yuichi.

Al bando, dunque, donne sottomesse e geishe accompagnatrici di uomini facoltosi che considerano la loro servitù come una missione: finalmente conosciamo un’asiatica all’avanguardia (quasi quanto la loro tecnologia) convinta e decisa. Scorrevole non solo per le poche pagine che incorniciano la storia, vi accorgerete molto presto di averlo terminato. Tale esordio permette di accantonare vecchi e antichi stereotipi, e dare spazio all’evoluzione di un modello che non è quello maschile, pronto a dare il nuovo esempio.

 

Maria Teresa De Vuono

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