”Itaca per sempre” di Luigi Malerba, i racconti mitologici ed omerici dal punto di vista femminile

Questo non è un libro recentissimo, ma merita sempre di essere letto (o riletto) perché è piacevole, scorrevole e per di più ricco di interessanti spunti di riflessione...

Questo non è un libro recentissimo, ma merita sempre di essere letto (o riletto) perché è piacevole, scorrevole e per di più ricco di interessanti spunti di riflessione. Malerba confessa di averlo scritto per sollecitazione della moglie, che lamentava la visione esclusivamente maschile (e maschilista) dei racconti mitologici ed omerici. Anche, anzi soprattutto, quando in scena entrano le donne. E infatti: Elena, Andromaca, Cassandra, per esempio…

 

E naturalmente Penelope. Si è così cimentato – e probabilmente divertito- a riscrivere la storia del ritorno a casa di Ulisse, dopo la guerra di Troia e l’infinito errare per cui alla fine ‘bello di fama e di sventura baciò la sua petrosa Itaca’. Ha adottato anche il, la sposa fedele e furbissima (ben più furba di lui, in realtà), che per tanti anni, ha saputo tenere a bada un manipolo invadente e pericoloso di bellimbusti pronti a buttarsi su di lei e sul regno.

 

Sola e praticamente abbandonata da un uomo ripetutamente traditore e fedifrago, che intanto se la spassava a destra e a manca. Ulisse vorrebbe metterla alla prova arrivando alla chetichella e fingendosi un altro. Lei invece lo riconosce subito, ma finge di non aver capito niente per studiarlo a sua volta, facendolo poi impazzire di gelosia civettando ad arte con uno dei Proci. La raffinatezza della vera intelligenza, la capacità di condurre il gioco della seduzione e di elaborare un piano sofisticato di smascheramento stanno tutti dalla parte di Penelope, che rivela una mente ben più sottile e versatile di quella del marito. Il quale appare, tutto sommato, uno sprovveduto, sospettoso ma confuso e inconcludente. Del resto, si sa, Ulisse non è intelligente, e ce lo dicono già i classici, a partire da Omero a Dante.

 

E’ ingannatore, trafficone e furbastro, ma veramente intelligente no. E neanche particolarmente coraggioso, se si tratta di combattere a viso aperto con un avversario di pari forza. Sarà piuttosto capace di vendette subdole o feroci, compiendo a volte delle vere e proprie stragi, sempre che non ci sia per lui un effettivo pericolo, come testimoniano rispettivamente l”episodio di Palamede o quello della vendetta finale contro i Proci. Solo i poeti più recenti, con le contraddizioni e le inquietudini tipiche dell”uomo contemporaneo, hanno voluto far di lui l”eroe dell”avventura, animato dall”ansia di sapere e da un”indefessa ricerca di conoscenza e crescita esistenziale. Per questo, oggi, il personaggio non può lasciare indifferenti: possiamo solo amarlo o detestarlo, mettendoci molto del nostro modo di essere. Ma questa è tutta un’altra storia.

 

Nel romanzo di Malerba, concordemente con il racconto tradizionale, le ultime pagine sono dedicate appunto alla citata carneficina compiuta per vendicarsi, che ci mostra un Ulisse biecamente assetato di sangue. E anche qui Penelope mantiene la propria libera capacità di giudizio, rivelando tutto l”orrore di donna e di persona di buon senso per la violenza maschile e l’eccidio che si mette in atto con brutalità e soparattutto con compiacimento che non può non gettare una luce inquitante sull”’eroe’. Non rivelerò il finale, che però confesso di aver trovato un prevedibile, anche se forse inevitabile, considerato che si tratta della ripresa di una storia già nota, antica e famosa. Comunque una lettura piacevole ed interessante, articolata in brevi capitoli che presentano, alternata, la visione di lui e di lei sui medesimi episodi e situazioni; piacerà a chi pensa che mito e letteratura classica siano patrimonio culturale universale e ‘permanente’ cui riferirsi in svariati modi, anche filologicamente poco ortodossi, ogni qualvolta ne derivi uno stimolo di pensiero. Non piacerà a chi pensa che i classici siano intoccabili.

 

Daniela Palamidese

 

3 maggio 2015

 

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