Premio Nonino, quando i privati investono nella cultura

Privati che investono nella cultura: abbiamo intervistato Giannola Nonino, co-fondatrice del Premio Internazionale Nonino per la letteratura
In senso orario dal basso: Antonella Nonino, Juan Octavio Prenz Premio Internazionale Nonino 2019, Cristina Nonino, Giannola Nonino, Anne Applebaum Premio Nonino 2019 a 'un Maestro del nostro tempo', Damijan Podversic Premio Nonino Risit d'Aur 2019 ed Elisabetta Nonino / Credits: Tassotto&Max

MILANO – Il 26 gennaio 2019 è avvenuta l’assegnazione del Premio Nonino, che quest’anno festeggia la quarantaquattresima edizione. I vincitori di quest’anno sono Damijan Podversic, Premio Nonino Risit d’Aur, Juan Octavio Prenz, scrittore e poeta argentino per il Premio internazionale Nonino, e la giornalista americana Anne Applebaum, per il Premio a un Maestro del nostro tempo.

Il Premio Nonino

Il Premio Nonino è stato fondato nel 1975 da Benito e Giannola Nonino, proprietari della Grappa Nonino, come premio relativo unicamente al mondo della grappa e della viticultura (Premio Nonino Risit d’Aur). Due anni dopo, nel 1977, è nato un secondo premio: Il premio Nonino di Letteratura, poi diventato Premio Internazionale Nonino. Negli anni, la giuria del Premio Nonino ha premiato scrittori del calibro di Leonardo Sciascia, e ha anticipato più volte l’assegnazione del Premio Nobel per la Letteratura.

Non è comune, nella realtà contemporanea, che aziende private si interessino al mondo della cultura, e questo impegno culturale è tanto raro quanto encomiabile. Abbiamo intervistato Giannola Nonino, per chiederle come è nato il Premio, e come è cresciuto nel corso di questi quarantaquattro anni di storia.

Grappa e letteratura, un connubio particolare quanto affascinante. Come mai un’azienda privata ha deciso di investire nel settore della cultura?

Non posso che iniziare da questo:il mio papà fin da piccola mi ha trasmesso l’amore per le mie radici, la conoscenza del nostro territorio e dei suoi tesori fra cui i nostri vitigni autoctoni che dovevano essere protetti salvati pena la perdita della nostra identità . E’ grazie a questo suo insegnamento che, dopo essermi innamorata di Benito, mi sono innamorata della grappa che produceva  e della passione che vi metteva. A quei tempi, però la grappa era considerata un distillato grezzo, un retaggio della miseria del freddo e della fame. Io ero certa della qualità della Grappa di Benito e non potevo accettare l’atteggiamento riluttante dei consumatori, che preferivano le acqueviti straniere che sembravano più blasonate. Cominciò allora la nostra battaglia per dare alla Grappa l’onore che le spettava: la battaglia di Benito per rivoluzionare la qualità del prodotto e la mia per rivoluzionarne l’immagine . Dopo dieci anni di studi, ricerche prove ed assaggi la vendemmia 1973 portò l’idea vincente: contro l’usanza che voleva la distillazione delle vinacce assemblate e lungamente conservate decidemmo di distillare separatamente le bucce di un singolo vitigno, ll Picolit, coltivato in zone vocate,  fermentato  in purezza e distillato  goccia a  goccia con metodo artigianale  discontinuo: nacque così la prima Grappa monovitigno! Dopo il Picolit la distillazione delle vinacce selezionate doveva continuare con altri vitigni autoctoni friulani e qui nacque il problema. I vitigni autoctoni che il mio Papà mi aveva fatto conoscere ed amare, non esistevano più! L’ottusità degli organi preposti aveva fatto sì che non fossero inseriti nell’albo comunitario delle varietà viticole coltivate in Friuli e in questo modo ne aveva dichiarato la morte certa . Io non potevo accettarlo: e così  decidemmo  di istituire un Premio  a favore dei vignaioli che avessero accettato la sfida di salvare quei vitigni: nacque così nel 1975 il  Premio Nonino Risit d’Aur, affiancato nel 1977 dal Premio Nonino di Letteratura, con il preciso proposito di sottolineare  la permanente attualità della Civiltà contadina . Dal 1983 è diventato il  Premio  Internazionale Nonino.

Dal 1977, anno della prima assegnazione del premio, ad oggi che cosa è cambiato?

Nel corso degli anni abbiamo premiato autori e pensatori come Leonardo Sciascia, Claude Lévi-Strauss, e Jorge Amado, e per ben cinque volte anticipato l’assegnazione del Premio Nobel. Siamo sempre rimasti fedeli alla nostra identità, sottolineare la permanente attualità della civiltà contadina. Questa è l’anima del Premio, che  vive ancora oggi.

Cosa contraddistingue il Premio Nonino dagli altri numerosissimi riconoscimenti letterari?

I valori in cui crediamo sono quelli del rispetto, dell’amore per la natura, della cura per la terra, dell’amore per il prossimo. Per noi i valori buoni che da sempre hanno segnato la civiltà contadina sono ancora fondamentali. Con orgoglio sottolineiamo inoltre, che  Il Premio Nonino è assolutamente indipendente. È finanziato esclusivamente dalla Grappa Nonino, non da enti statali o altre fondazioni. La Giuria del Premio è libera di decidere in autonomia gli autori meritevoli di essere premiati.

Ci può raccontare del Coro Manos Blancas?

È un progetto nato nel 2010, su invito del Maestro Claudio Abbado, che trovandosi in Venezuela aveva scoperto il sistema “Musicale Abreu” dedicato ai bambini di strada. Fra questi c’era anche il Coro Manos Blancas un coro dove bambini ed adolescenti portatori di ogni sorta di handicap interagiscono integrandosi con orchestre e cori di ogni genere: E’ un miracolo nato da vibrazioni dell’anima che dona gioia e dignità a creature segnate da un diverso destino e apre il cuore a chi le ascolta. Coinvolti da Claudio Abbado
abbiamo deciso di Assegnare il Premio Nonino Risit d’Aur 2010 al Coro Manos Blancas del Venezuela. Nel contempo abbiamo fondato il coro Manos Blancas del Friuli in onore del Maestro Claudio Abbado.

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