Perché è importante che le donne sappiano raccontarsi

Il corpo della donna raccontato da nove autrici di fumetti. Questo è Post Pink, il nuovo fumetto Feltrinelli a cura di Elisabetta Sedda con prefazione di Michela Murgia
Perché è importante che le donne imparino a raccontarsi

MILANO – ll test creato da Alison Bechdel prevede di porsi tre semplici interrogativi quando ci si approccia a una narrazione: 1) Ci sono almeno due donne? 2) Hanno un nome proprio? 3) Parlano tra di loro di qualcosa che non siano gli uomini?
Questi tre parametri sono essenziali per costruire dei personaggi autentici, dotati di spessore, profondità, e soprattutto autonomia. Ci sorprenderemmo di quante narrazioni contemporanee non contengono personaggi femminili che rispecchiano questi criteri. La conclusione che ne si trae è che per le donne è ancora difficile essere rappresentate come soggetti pensanti, e non solo come oggetti pensati, funzionali al soggetto maschile. In Post Pink, 9 autrici italiane raccontano le donne attraverso il linguaggio visivo del fumetto, smontando pregiudizi e paure millenarie, cercando di costruire un punto di vista interamente femminile.

post pink

Imparare a raccontarsi

«Bechdel è riuscita a dire in tre punti una verità che chi studia i colonialismi sa da sempre: i rapporti dominanti sono quelli dove uno dei due soggetti sa definirsi solo in funzione dell’altro. Ecco perché due donne con un nome che conversano tra loro non sono sufficienti per dire che sappiamo chi abbiamo davanti. Se quelle donne parlano per ore solo di un uomo non stanno raccontando altro che la sua storia, mai la propria, e al contempo stanno offrendo la dimostrazione plastica che fuori da quella storia non c’è nulla di sé degno di essere detto». Michela Murgia nella prefazione di Post Pink, spiega con la sua consueta chiarezza perché è così importante che le narrazioni rispettino il criterio di Bechdel.

Perché è grazie alle narrazioni, nostre e altrui, che prendiamo coscienza di chi siamo. E il fatto che le donne siano prevalentemente rappresentate attraverso il punto di vista maschile costituisce un’inevitabile diminuzione della realtà, e ha condizionato la percezione delle donne rispetto al proprio corpo, al proprio ruolo nella società, al loro valore umano. Le nove fummettiste autrici di Post Pink (Fumettibrutti, la Tram, Sara Menetti, Alice Milani, Margherita Morotti, Sara Pavan, Cristina Portolano, Silvia Rocchi, Alice Socal) prendono di petto tanti pregiudizi, tabù, falsi miti, paure e li portano sulla pagina grazie ai loro disegni: si parla di orgasmo femminile con Ildegarda di Bingen, di diritto al desiderio sessuale, di diritto a perseguire il proprio desiderio di realizzazione personale.

Dice sempre Michela Murgia: «Ciascuno cresce solo se sognato, diceva quel grande educatore che è stato Danilo Dolci, ma per le donne – che sognate in fondo lo sono da sempre – è stato necessario qualcosa di più: per cominciare a esistere nel nostro stesso immaginario abbiamo dovuto diventare capaci di sognarci fuori dai sogni degli uomini e cambiare completamente di prospettiva, consapevoli del fatto che per secoli ci siamo guardate l’un l’altra vedendo solo quello che avrebbe visto un uomo. Questo fanno le narrazioni: ti impongono lo sguardo sulla realtà e anche se gli occhi rimangono i tuoi, i parametri con cui osservi non ti appartengono più. È il motivo per cui di storie ne servono molte, moltissime, per non diventare schiavi di un solo punto di vista sulle cose.»

Abbiamo imparato a dire che siamo desideranti, non solo desiderabili. Pensanti, non solo pensate. Agenti, non solo agite. Soprattutto siamo diventate narranti per non essere mai più solo narrate. Questo libro è un fulminante frutto di questo percorso immaginifico.

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