Più che Marie Kondo, dovremmo ascoltare Epicuro per vivere felici

Con il suo "La vita dolce" Angela Lombardo riporta ai giorni nostri la filosofia di Epicuro, una dottrina della felicità a misura d'uomo
Più che Marie Kondo, dovremmo ascoltare Epicuro per vivere felici

MILANO – C’è Marie Kondo, che promette di farci felici grazie al magico potere del riordino. C’è la cultura danese dell’hygge, che sostiene invece che la felicità risieda nelle piccole gioie quotidiane. In questi ultimi anni va molto di moda rifarsi a culture lontane per trovare il segreto della felicità; Angela Lombardo con il suo La vita dolce, invece, ci riporta nel cuore del Mediterraneo alla scoperta di una dottrina che sembra essere fatta apposta per i giorni nostri: la filosofia di Epicuro.

Alleggerisci i desideri, impara ad essere disobbediente, metti alla porta chi ti fa soffrire, carpe diem. Sono alcuni dei suggerimenti di Epicuro raccolti ne La vita dolce, pillole di una saggezza nata nel terzo secolo avanti Cristo, ma capace di parlare agli uomini e alle donne di ogni epoca. Abbiamo intervistato Angela Lombardo per saperne di più.

L’Epicureismo, scrivi nel tuo libro, nasce in un tempo di grande incertezza sociale e politica e parla a tempi difficili. Pensi che anche oggi ci troviamo in un periodo difficile?

Credo che la cosa più difficile – o la sfida più interessante, a seconda di come si voglia guardare – del nostro tempo sia il crollo di molti punti di riferimento del passato anche recente, e vedo molti punti in comune tra il clima che immagino si potesse respirare nell’Atene in cui Epicuro ha creato la sua filosofia e l’incertezza che domina il nostro tempo a tantissimi livelli (economico, politico, sociale, ecologico e perfino personale, visto che un gran numero di persone oggi sperimentano importanti cambi di rotta di ogni genere nel corso della loro vita).
Forse è anche per questo che tante delle sue risposte hanno la forza di vincere il tempo e darci degli stimoli importanti per non lasciarci schiantare da quest’incertezza del contesto che ci circonda: la “vita dolce” che Epicuro propone non è né una consolazione semplicistica e rassegnata né una fuga dalla realtà, come potrebbe succedere in questi periodi di crisi, ma al contrario mira a una felicità autentica, semplice e consapevole.
Credo che nasca proprio da questo il cuore più attuale del suo discorso sul futuro e la proposta di radicarci nel presente.
Qualche decennio fa, sulla spinta almeno apparente di un’economia che spingeva la società a un miraggio di progresso e benessere diffuso, sarebbe stato più difficile cogliere il senso profondo del carpe diem, e molto più facile scambiarlo per “arraffa quello che puoi e chi s’è visto s’è visto”.
Invece oggi il valore della semplicità, della gratitudine, il progetto di “decrescita felice” e di una società fondata sui rapporti umani mi sembrano più che mai vitali.
Un altro punto in cui la nostra esperienza e quella dei tempi di Epicuro si toccano è l’altra faccia della crisi: la globalizzazione. Infatti mi affascina moltissimo l’idea che lui abbia fatto da ponte tra la ricerca dell’essenziale che arrivava dall’antica cultura indiana e la joie de vivre mediterranea, conviviale e ironica. Anche in questo il suo pensiero mi sembra incredibilmente attuale.

Come è nata l’idea di scrivere un libro di “pillole di dottrina epicurea”?

La cosa che più di tutte mi ha portata a vedere in termini molto diversi il mio orizzonte di felicità e il valore del tempo è stata la nascita di mio figlio; da lì, sulla spinta di un periodo di grossi cambiamenti professionali e personali, ho riflettuto molto anche su alcuni aspetti della società e sui vari modi che abbiamo a disposizione per inventarci la vita che più ci appartiene e ci dà gioia. Questo mi ha portato a frequentare più del solito gli autori epicurei – che comunque mi hanno sempre accompagnata come cari amici fin dai tempi dell’università, specialmente Orazio.
Nello specifico, l’idea di dedicare un progetto a questo tema è nata da due scintille pratiche: la prima, un post visto su Instagram, che mi ha fatto pensare all’attualità del carpe diem e al fatto che con la giusta misura (ikanòs, avrebbe detto lui) i social possono essere un fantastico giardino epicureo dove scambiare cultura e celebrare la vita istante dopo istante; la seconda scintilla è la lettura di diversi libri che proponevano concetti di felicità che caratterizzano vari paesi del mondo, come ikigai o hygge. Così mi è venuta voglia di “risalire la corrente” della nostra via mediterranea all’arte della gioia, che dagli antichi indiani è passata per i filosofi greci e i poeti romani per arrivare in linea diretta alle perle di saggezza zen di Totò e di mia nonna (ride).

Qual è il consiglio epicureo che tutti dovremmo seguire?

Per me il più importante è dare un grande valore al tempo, perché credo che oggi più che mai in tanti abbiamo bisogno di ricordarcelo. Spesso viviamo in un mondo che ci porta a correre molto e trovo davvero illuminante la riflessione sui “valori”, che Epicuro affronta giocando anche in modo molto ironico con il lessico legato al lusso. Per esempio quando parla dell’acquisto (ktesis) dell’amicizia che arriva nel momento in cui la maturità ci permettere di scegliere le persone giuste di cui circondarci; oppure quando ci invita a pensare che potenzialmente ciascuno di noi ha i mezzi per essere il produttore dello spettacolo della sua vita (choreghèsai), se prende consapevolezza dei suoi desideri più autentici. Uno sguardo lucido sia sul contesto in cui ci muoviamo sia sui nostri obiettivi più sinceri (tèlos) dovrebbe permetterci di esaudire i desideri con il massimo di autonomia, proprio per sfruttare e godere al massimo ogni giorno della nostra vita senza lasciare che la schiavitù della routine ci travolga.

Uno dei consigli che dai è quello di “alleggerire i desideri”. Puoi spiegarci che cosa significa?

Alleggerire i desideri per me significa sceglierli a uno a uno, con cura, scartando via le lusinghe e tenendo con noi solo quelli che davvero possono riempirci la vita di gioia.
La trovo un’idea straordinaria, perché innesca una sorta di reazione a catena: intanto è un modo per conoscere noi stessi in continuo divenire, proiettato verso il futuro e non inchiodato al passato: e poi chi alleggerisce i suoi desideri ha molte più probabilità di prenderli sul serio fino ad arrivare a realizzarli. Infine, mi sembra un modo bellissimo anche per incontrare gli altri in modo autentico: non c’è niente che parli di noi in profondità quanto i nostri desideri! E poi, sappiamo tutti per esperienza che una persona serena e realizzata riesce anche a essere molto più gentile e generosa, in contrasto con un’idea di amore fondato sul sacrificio di sé che oggi credo inizi a mostrare la corda a vari livelli.
Amo molto la ricerca epicurea di un equilibrio tra l’etica e la gioia, tra il piacere e la responsabilità, che nasce proprio da quella semplice frasetta: “Se vuoi far arricchire Pitocle non devi aumentare le cose che possiede, ma alleggerire quelle che desidera“. C’è spazio per un giusto tocco di frivolezza (ikanòs!) e per mirare a una vita più ricca, ben lontana però dalla trappola dell’accumulo forsennato e di una gara infinita che non può dare nessuna gioia autentica – anche perché in quel caso si fa presto ad “alzare l’asticella” sempre di più su obiettivi che spesso hanno poco a che fare con i veri desideri.
Il più grande dei lussi, secondo Epicuro, è vivere la vita che ci appartiene davvero: cosa che nasce dalla conoscenza di sé e dei propri desideri, perfino quelli apparentemente più leggeri. Non è un esercizio facile, perché oggi spesso non sappiamo più cosa vogliamo davvero e siamo poco abituati a scegliere.
Secondo Epicuro, conoscere i nostri desideri ci permette di “metterci al timone della nostra vita”: un’immagine straordinaria secondo me, perché tiene conto che il vento può soffiare in molte direzioni, favorevoli o avverse alla nostra rotta, ma noi abbiamo sempre la possibilità di decidere chi siamo (un concetto che in tanti stiamo riscoprendo anche grazie alla diffusione del pensiero orientale).
Questa possibilità di unire una vita etica con la gioia delle cose belle secondo me oggi è davvero attuale e mi piace molto che non si fondi su una serie di regole assolute, ma sull’idea che ognuno può disegnare la sua felicità su misura: anche per questo non ho voluto scrivere un vero e proprio manuale ma raccogliere degli spunti che ognuno può fare suoi in modo assolutamente libero e personale.
Nel Giardino di Epicuro non ci sono problemi e soluzioni preconfezionate, solo donne e uomini che cercano di inventarsi insieme un modo semplice per vivere meglio, e questo per me è bellissimo.

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