Amore e letteratura

Pier Paolo Pasolini e Silvana Ottieri, storia di un amore impossibile

Silvana Mauri fu grande e sincera amica di Pasolini, cui fu legata fin dalla gioventù da un tenero legame affettivo, intriso all’inizio di un amore che non poté trovare espressione concreta

MILANO – Il rapporto tra Pier Paolo Pasolini e la scrittrice Silvana Ottieri è stato più volte definito una “amicizia amorosa”. Silvana Mauri fu infatti grande e sincera amica di Pasolini, cui fu legata fin dalla gioventù da un tenero legame affettivo, intriso all’inizio di un amore latente che non poté trovare espressione concreta causa l’omosessualità dello scrittore.

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UN RAPPORTO SPECIALE – “Sei sempre stata la donna che avrei potuto amare”. Queste le parole di Pier Paolo Pasolini alla scrittrice Silvana Ottieri. Parole forti estratte da una lettera dolce e allo stesso tempo amara, in cui lo scrittore non ha paura di confessare i suoi pensieri più intimi, legati alla sua sessualità. Leggiamo insieme questo interessante e toccante estratto. La vita sessuale degli altri mi ha fatto sempre vergognare della mia: il male è dunque tutto dalla mia parte? Mi sembra impossibile. La mia vita futura non sarà certo quella di un professore universitario: ormai su di me c’è il segno di Rimbaud o di Campana o anche di Wilde, ch’io lo voglia o no, che gli altri lo accettino o no. È una cosa scomoda, urtante e inammissibile, ma è così: e io, come te, non mi rassegno. Io ero nato per essere sereno, equilibrato e naturale: la mia omosessualità era in più, era fuori, non c’entrava con me. Me la sono sempre vista accanto come un nemico, non me la sono mai sentita dentro. […] Aggiungerò ancora subito su questo argomento un particolare: fu a Belluno, quando avevo tre anni e mezzo (mio fratello doveva ancora nascere) che io provai per la prima volta quell’attrazione dolcissima e violentissima che poi mi è rimasta dentro sempre uguale, cieca e tetra come un fossile. […] Tu sei stata per me qualcosa di speciale e di diverso […] Da quando mi hai aperto la porta a Bologna, […] e mi sei apparsa sotto la figura di una madonna del duecento […] tu sei sempre stata per me la donna che avrei potuto amare, l’unica che mi ha fatto capire che cosa sia la donna, e l’unica che fino a un certo limite ho amato. […] Nel mio ultimo biglietto ti ho scritto che tu eri l’unica, fra tutti i miei amici, con cui mi riusciva di confidarmi: e questo semplicemente perché sei l’unica che io ami veramente, fino al sacrificio. Per te, per esserti di conforto, farei qualsiasi cosa senza la minima ombra d’indecisione o di egoismo.

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