Il ritorno dell oscrittore danese

Peter Hoeg, “I blog letterari sono un fenomeno nuovo con un’importanza storica enorme”

Lo scrittore danese autore del bestseller “Il senso di Smilla per la neve”, tornato in libreria dopo un silenzio lungo 5 anni con “L’effetto Susan”
Peter Hoeg, "I blog letterari sono un fenomeno nuovo con un'importanza storica enorme"

MILANO – “Fino a poco fa la letteratura era un’espressione di una ristretta élite sociale, ad appannaggio di un piccolo gruppo di persone. Internet pur con tutti i suoi problemi è una gigantesca democratizzazione del processo di scrivere e di godere della letteratura. Penso che sia un privilegio, e anche che sia affascinante, poter rispondere a queste domande”. Sono queste le parole con cui si conclude la nostra intervista a Peter Hoeg, lo scrittore danese autore del bestseller “Il senso di Smilla per la neve”, tornato in libreria dopo un silenzio lungo 5 anni con “L’effetto Susan”, presentato al festival letterario Pordenonelegge. Ecco l’intervista all’autore.

 

Come mai – Smilla, Susan – nei suoi romanzi preferisce spesso un punto di vista femminile?

Non so se sia vero. Ho scritto 8 romanzi e solo in 2 di questi c’è una protagonista femminile, ma in tutti i romanzi le figure femminili sono molto importanti. Penso che scrivere sia un modo per incontrare qualcosa di femminile che c’è in me e proiettarlo fuori di me, in una protagonista.

 

I protagonisti sono spesso degli outsider, a cui capita di guardare la vita da fuori. C’è qualche relazione tra questo e la sua scelta di essere uno scrittore “Invisibile”?

Penso che l’arte e il processo creativo nascano sul confine delle personalità normale. Tutto quello che è nuovo viene in qualche modo da fuori dell’ego, non c’è mai niente di nuovo nel linguaggio o nel pensiero. Non si può pensare o dire qualcosa di nuovo, viene da dietro o oltre il linguaggio e poi prende la forma o della parola o del disegno o di altro. Non si può essere artisti o creativi senza sentire che si sta operando ai confini della normalità. E’ insito nel processo creativo. E storicamente gli artisti venivano guardati con un misto di rispetto e scetticismo. Però penso che questo stia cambiando. Stanno emergendo nuovi modi di essere artisti. Prima che io nascessi l’archetipo dello scrittore maschio era qualcuno che fumava il sigaro e beveva whisky, come Hemingway, oppure viveva in modo depravato e deprivato e maledetto, Baudelaire. Se si guarda ai musicisti, molte delle prime pop star sono finite tra alcolismo e droga. Una lenta evoluzione sta prendendo piede, in cui gli artisti stanno imparando ad essere artisti in un altro modo, senza stare ai margini della società. Io personalmente sono un piccolo esempio, vivo una vita familiare normale e il mio scrivere è un lavoro come gli altri, vado al lavoro tutti i giorni e poi finisco e passo il mio tempo con la mia compagna, i miei figli, gli amici. Riguardo al non essere molto presente, mi piace stare in pubblico ma solo poco alla volta. Cerco di distribuire il mio tempo per poter scrivere i libri e dedicare loro il tempo necessario. E per non soccombere alla pressione e intensità della publicity.

 

Susan cerca di combattere da sola contro le disuguaglianze sociali e contro l’inquinamento. Quale problema oggi è il più grave secondo lei?

Non credo che Susan stia veramente combattendo le disuguaglianze sociali. In un certo senso sì, ma imbroglia e gode anche di tutti i benefici della nostra società. E’ una figura complessa ma non la vedo come una combattente sociale o un’eroina della classe lavoratrice. Riguardo le minacce che incombono su di noi, non vorrei metterle in ordine di importanza. Gente che ne sa di più di me dice che il riscaldamento globale è la minaccia più immediata. Avendo vissuto per un certo tempo nel terzo mondo, personalmente ritengo che la grande, brutale disuguaglianza sociale tra l’occidente e ad esempio i paesi dell’Africa sia una grande minaccia. Dobbiamo ricordarci che la crisi dell’immigrazione che viviamo oggi dipende direttamente dal colonialismo. Sono problemi creati dai ricchi poteri coloniali bianchi più di 100 anni fa. E ora non siamo più in grado di sopprimere le proteste, e abbiamo di fronte delle verità oscure che ci siamo tenuti nascosti e che non possiamo più evitare. Anche il terrorismo è fatto sostanzialmente di paesi deboli e persone deboli che combattono disperatamente il potere dominante.

 

Nei suoi romanzi, anche in quest’ultimo, si respira un clima cupo, forse riflesso dei tempi che stiamo vivendo. Da dove viene invece la salvezza?

Premetto che ho un grande rispetto per i lettori. Non penso che i libri esistano, esiste solo il leggere. Il libro è solo un pezzo di carta con dell’inchiostro. Vive solo quando qualcuno lo legge. Quindi se i lettori vedono i miei romanzi come cupi, rispetto questo loro punto di vista. Io personalmente non ho questa sensazione. So che ci sono punti oscuri così come ci sono nella vita di tutti. Mi piace credere che ci sia anche calore e luce e umanità, nei miei romanzi. Così come c’è nella vita della maggior parte delle persone. Penso che la speranza venga dalla possibilità, per ciascuno di noi, la possibilità innata di usare questa breve vita per avvicinarsi al proprio cuore e a quello che siamo veramente, e da questo posto mostrare più gentilezza e tolleranza verso gli altri esseri umani. Non so se questa possibilità sia espressa nei miei libri, perché di solito gli scrittori sanno molto poco di quello che c’è nei loro libri. La creatività è una sorta di trance, non puoi allo stesso tempo sapere tutto quello che succede e lasciarlo succedere. Però alle volte guardo i miei libri e i miei lettori e colgo un lampo di possibilità che le risorse positive che l’umanità ancora ha siano anche modestamente espresse nei miei libri.

 

In quale misura lo scenario – Copenaghen o ambienti del profondo Nord – nei suoi romanzi aiutano a costruire lo sviluppo della trama?

Mi piace descrivere posti e persone. Mi piace descrivere la connessione tra spazio e geografia e gli esseri umani che le abitano. Quando lo faccio so che sto soltanto dipingendo delle illusioni, come la scena di un teatro. Non è davvero Copenhagen, è una Copenhagen immaginaria, ma così realistica che persino qualcuno di Copenhagen la potrebbe riconoscere, e riconoscere qualche particolare scorcio. Mi piace stare sveglio sulla soglia della realtà: il lettore e io stesso crediamo che sia reale ma sappiamo anche che siamo fuori dalla realtà.

Vorrei aggiungere qualcosa, le grandi città, anche Copenhagen, che ho scelto perché è quella che conosco meglio, sono di grandissima ispirazione per gli scrittori. Sono spazi di infinite possibilità e infinite informazioni. Ho descritto Copenhagen in diversi modi in diversi libri, come suono, come neve e temperatura, in quest’ultimo l’ho descritta come un paesaggio di istituzioni di storia naturale, e ci sono infiniti angoli e punti di vista da cui descrivere la città, e questo mi piace molto.

 

Quali sono, secondo lei, i motivi per cui il genere thriller è amato particolarmente dai lettori?

Mi dispiace che l’unica risposta che posso dare è che se il lettore o la lettrice che ha fatto questa domanda pensa e sente il piacere di seguire la trama, lui o lei saprà perché il thriller è una cosa interessante.  Se non ha questo senso mi dispiace che non lo provi. Perché la trama è una cosa fisica, istintiva, è una sorpresa, non sai cosa troverai una volta che hai voltato la pagina. Scrivere romanzi, qualsiasi tipo di romanzi, è come creare un thriller per te stesso, perché quello che ti fa andare avanti come scrittore è che ti siedi con un foglio bianco davanti e non sai cosa succederà. Se sapessi già quello che succede smetteresti di essere uno scrittore. E’ la tensione per la possibilità di essere colto di sorpresa tu stesso che fa sì che uno scrittore continui a scrivere.

 

Quali sono i suoi autori di riferimento del genere? Conosce qualche giallista italiano?

Mi dispiace ma non conosco nessuno scrittore italiano di thriller. In realtà non conosco molti scrittori di thriller in generale, perché non leggo più molto. E’ qualcosa che succede spesso agli scrittori, arrivi a un punto in cui hai ricevuto dall’esterno tutta l’ispirazione di cui hai bisogno e il tuo percorso personale diventa più importante. Ho degli amici compositori che non ascoltano più la musica, hanno pochi dischi o cd. Io stesso non ho più molti libri, li ho dati via quasi tutti 15, 20 anni fa, e ora ho una regola che per ogni libro che entra in casa mia uno ne esce, così non ne accumulo.

Negli ultimi 20 anni non ho sentito di avere nessuna guida per la mia scrittura. Quando avevo circa 40 anni ho sentito che il mio apprendistato era finito. Il che non vuol dire che non ammiri immensamente altri scrittori o che i miei libri non siano profondamente ispirati da qualcosa che ho letto nella mia vita. Ma non c’è più, per quanto percepisco io, un’influenza diretta o un modello di riferimento diretto. Fino a quando ho avuto 40 anni sapevo che stavo scrivendo nella scia della grande tradizione narrativa danese, che risale a Andersen, Blixen, si ispira alla tradizione linguistica di Kirkegaard, che ha influenzato profondamente la cultura danese; oppure a grandi scrittori come lo svedese Unquist, Borges, o anche Cruz Smith per citare uno scrittore di thriller di altissima qualità. Dopo il libro The borderlines mi sono sentito invece autonomo, da solo, anche se ovviamente continuo ad imparare come tutti gli artisti. Siamo tutti studenti alla scuola della vita. Ma il mio personale percorso non è più guidato da qualche modello ma segue una sua via interiore, su cui non ho sempre un grande controllo.

 

Voglio aggiungere un’altra cosa…

I blogger di libri sono un fenomeno nuovo che penso abbia un’importanza storica enorme. Fino a poco fa la letteratura era un’espressione di una ristretta élite sociale. Era stata sviluppata dalla borghesia come un modo per sfuggire al controllo sociale e della chiesa. Ed è rimasta appannaggio di un piccolo gruppo di persone. Internet pur con tutti i suoi problemi è una gigantesca democratizzazione del processo di scrivere e di godere della letteratura. Penso che sia un privilegio, e anche che sia affascinante, poter rispondere a queste domande. E i blogger, insieme a noi scrittori, possono essere i protagonisti di questa rivoluzione. Quindi davvero grazie per queste domande e per avermi dato la possibilità di rispondere.

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