Paolo Di Stefano, “La politica populista enfatizza le paure dei cittadini sui migranti”

Il giornalista del Corriere della Sera è autore del libro "Sekù non ha paura", il racconto di un giovane migrante di nome Sekù che dal Mali arriva a Milano passando per non poche difficoltà e rischi
Paolo Di Stefano,

MILANO – “Il problema delle migrazioni si presta meravigliosamente a essere manipolato dalla politica dei populisti, che hanno tutto l’interesse a enfatizzare le paure dei cittadini raccogliendo consensi con i respingimenti e con provvedimenti assurdi sulla sicurezza”. E’ questa l’opinione di Parola di Paolo Di Stefano, giornalista ed ex responsabile delle pagine culturali del Corriere della Sera, autore del libro “Sekù non ha paura“, il racconto di un giovane migrante di nome Sekù che dal Mali arriva a Milano passando per non poche difficoltà e rischi, ma sempre spinto dalla voglia di farcela e di conquistare il futuro. Il libro è un modo per riflettere sulla questione migranti, di cui tanto si sta discutendo, non solo in Italia, negli ultimi tempi.

 

Perché hai scelto di raccontare la storia di Sekù e dei suoi amici?

Mi sembra una storia particolarmente significativa per le tante esperienze che contiene la vita di Sekù. Un minore, orfano di padre, che parte dal Mali e arriva a Milano attraverso varie tappe difficilissime: Algeria, Libia, Calabria, Foggia, Roma. Tante storie in una sola brevissima vita. È la concentrazione di vita, di avventure, di morti, di esperienze, di emozioni vissute in pochi anni quel che rende affascinanti le storie di questi giovani migranti. Per noi sono storie inimmaginabili, abituati come siamo a non avere quasi nulla da raccontare dalle nostre comode case.

 

Sekù non sa dove vuole andare, ma sa come ci vuole arrivare, senza mai perdere il rispetto, come gli ha insegnato la madre. Quante storie simile a quella di  “Sekù” a tuo avviso ci sono tra i migranti che arrivano in Italia?

Moltissime, quasi tutte sono storie romanzesche, ricche di intrecci. La differenza è che la gran parte finisce male, o meglio molte storie rimangono sospese e senza soluzione. Del resto, anche nel libro Sekù è un’eccezione rispetto ai tanti amici e compagni di viaggio dispersi. In realtà è un libro plurale, di amicizie e di fughe continue. Oltre a Sekù ci sono Papis, Bassirou, Usman… venditori per strada, spacciatori, vittime del caporalato, lavapiatti, vagabondi, ragazzi di provenienze diverse e di cui non si conoscono i destini.

 

Quali sono i valori che accomunano Sekù a coloro che, ogni giorno, cercano di affermarsi nel proprio Paese?

Non saprei. Mi pare che spesso i ragazzi che arrivano dimostrano più comprensione del mondo, sensibilità, voglia di imparare e di lavorare rispetto ai coetanei italiani abituati a una vita di consumi in cui tutto è dovuto.

 

Perché, a tuo parere, in Italia la questione migranti ha scatenato diverse polemiche e divisioni nell’ultimo periodo?

Da una parte perché è una questione che tocca in modo sensibile l’immaginario degli italiani, ma in generale degli europei, che percepiscono in modo distorto la loro presenza. È dimostrato che i numeri effettivi, specie in Italia, sono di molto inferiori rispetto ai numeri percepiti. Poi perché, anche per questo, il problema delle migrazioni si presta meravigliosamente a essere manipolato dalla politica dei populisti, che hanno tutto l’interesse a enfatizzare le paure dei cittadini raccogliendo consensi con i respingimenti e con provvedimenti assurdi sulla sicurezza. Naturalmente tutto questo è stato reso possibile dalla totale mancanza di visione sull’argomento dimostrata dalla politica europea, che ha lasciato che i singoli paesi gestissero gli arrivi come una perenne emergenza. Ora l’Europa paga le conseguenza della sua colpevole latitanza

 

Quali sono le vere frontiere da abbattere oggi? E in che modo?

Le frontiere da abbattere sono semplicemente quelle del pregiudizio, dell’ignoranza, dei luoghi comuni. Il nostro mondo richiede una maggior capacità di giudizio critico e di studio rispetto al passato, per di più proprio in un momento in cui tutto concorre ad abbattere questa energia critica.

 

 

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