Paola Mastrocola, ”La lettura deve diventare una malattia contagiosa”

La felicità non è detta che si trovi ai vertici di una carriera, ma anche sotto un albero, a leggere un libro. Parola di Paola Mastrocola, la scrittrice torinese autrice del libro “Non so niente di te”...

La scrittrice italiana parla della sua ultima opera “Non so niente di Te” e spiega perché secondo lei la lettura non è abbastanza popolare in Italia

MILANO – La felicità non è detta che si trovi ai vertici di una carriera, ma anche sotto un albero, a leggere un libro. Parola di Paola Mastrocola, la scrittrice torinese autrice del libro “Non so niente di te”. La scrittrice italiana parla della sua ultima opera, che vede come protagonista un ragazzo che decide di perseguire la propria felicità e realizzazione personale allontanandosi da ciò che i genitori avevano pensato per lui, e spiega perché secondo lei la lettura non è abbastanza popolare in Italia.

Come è nata la sua ultima opera?
Il libro si ispira al nostro mondo di oggi, alle difficolta delle famiglie e dei giovani. Ho immaginato la storia di un ragazzo, di una famiglia abbiente del nord Italia, che manda il figlio a studiare prima alla Bocconi, quindi a Londra e poi in America. Ad un certo punto, il ragazzo si accorge che quella non è la sua vita: una specie di destino, di strada privilegiata, a cui il ragazzo si ribella, ma non apertamente. Spesso i nostri figli sono buoni, gentili, non vogliono deluderci mai, ed è difficile per loro la via della libertà, dell’affermazione di sé stessi e si ciò che vogliono. Filippo è un ragazzo che si accorge che la carriera e il successo che il padre vorrebbe per lui non è la sua vita, e quindi gentilmente si sposta, sceglie una vita più sua, ma non lo dice per 3 anni ai suoi genitori.

Quali sono i maggiori problemi di oggi nel rapporto genitori-figli?
Non sempre l’ambizione sfrenata, il desiderio di successo, sono dei buoni messaggi da trasmettere ai giovani. C’è sempre un’altra vita possibile, più semplice, normale. La felicità non è detta che si trovi ai vertici di una carriera, ma anche sotto un albero, a leggere un libro. Certo, tutto ha un prezzo, ciò può significare rinunciare al prestigio sociale, alla fama, ma il fine di ogni essere umano sta nella felicità, ovunque essa si trovi.

Come nascono le sue storie?
E’ sempre abbastanza misteriosa la nascita di un’idea. Nel caso di questo mio ultimo libro, c’è un’immagine iniziale, quella di un giovane che porta 200 pecore all’interno di un College di Oxford. Un’immagine prorompente, surreale, che si porta dietro una storia. Il fondo, un romanzo rappresenta il modo trasversale per rappresentare la propria vita, quel poco che riusciamo a caprie del mondo nel corso della nostra esistenza.

In Italia si legge poco. Cosa occorre fare per rendere la lettura un’abitudine più popolare?
La lettura è sempre stata per pochi, per un semplice motivo: è naturale che non a tutti piaccia leggere. Lo disse lo stesso Baricco in una sua recente intervista: “La lettura è una malattia”. Quindi, vogliamo che tutti siano malati? A me piacerebbe. Tutti coloro che amano i libri vorrebbero che la lettura fosse un amore coraggioso. Quello che mi disturba è che molto spesso non si legge oggi perché ci si dedica ad altre attività piuttosto futili come navigare su Internet e guardare la tv per troppo tempo. Vedere che l’umanità si diletta e basta, senza approfittare del poco tempo che si ha per comprendere il senso delle cose, questo mi disturba un po’.
Come fare? Di certo senza imporre la lettura. Io la smetterei nel promuoverla in questo modo.  Per far sì che la gente legga, occorre cambiare il mondo che ci circonda, renderlo più serio, più profondo, meno stupido. In questo modo, il libro diventerebbe l’oggetto privilegiato delle nostre vite.

30 agosto 2013

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