Sicilian Comedi

Ottavio Cappellani, “Vivo a Catania, ma non ci abito”

L'uscita del libro "Sicilian Comedi" è l'occasione per parlare con l'autore dei personaggi di questa "saga" e di come è possibile combinare elementi tragici e comici nella stessa opera
Ottavio Cappellani, "Vivo a Catania, ma non ci abito"

MILANO – “Catania? Ho solo il rapporto con la terra, non con gli abitanti”, “Regione Sicilia? Al posto di Sgarbi candiderei Checco Zalone, vincerebbe sicuro”. Mai banali le risposte dello scrittore siciliano Ottavio Cappellani, in libreria con “Sicilian Comedi“, attesissimo seguito di “Sicilian Tragedi” che vede il ritorno dell’italoamericano Lou Sciortino. L’uscita del libro è l’occasione per parlare con l’autore dei personaggi di questa “saga” e di come è possibile combinare elementi tragici e comici nella stessa opera.

 

Come nasce questa nuova avventura del “tuo” personaggio  Lou Sciortino?

E’ un progetto nato più di dieci anni fa, con Antonio Riccardi. Una ricerca degli archetipi narrativi, delle maschere, dei personaggi, dei “caratteri” (in senso anglosassone) che sono nati proprio nelle coste orientali della Sicilia, nella Magna Grecia. E che sono tutt’ora le basi della “narrazione” occidentale. Il teatro, quindi, ma anche il cinema: la struttura, la “storia” attraversate dagli archetipi, o dagli dèi.
Quanto c’è “di tuo” in alcuni dei personaggi di Sicilian Comedi?

La Betty c’est moi, amo dire citando Flaubert e la sua strepitosa Madame Bovary. Dentro Sicilian Comedi ci sono tutto io e tutte le cose che vedo.
Il tuo libro è definito “un incontro tra Shakespeare ed I Sopranos”. Ci puoi spiegare questa curiosa definizione?

Shakespeare fu il primo a inserire elementi comici in una tragedia, esattamente nel Romeo e Giulietta, che noi ancora sbagliando consideriamo una Tragedia mentre nelle compilazioni anglosassoni è catalogata fra le Commedie. Lo stile dei Soprano è in questo shakespeariano.

 

E’ possibile trattare un tema delicato come la mafia in maniera ironica? In che modo hai cercato di farlo nelle tue opere?

E’ una domanda che fanno solo gli italiani. Gli anglosassoni neanche la fanno questa domanda e creano i Soprano, o film dei fratelli Coen o Twin Peaks. Io mi chiedo invece se sia possibile trattale la mafia in maniera Tragica e come fate voi italiani a farlo. Forse è un retaggio fascista. Vi piace la seriosità al balcone. L’ottusità di una faccia compartecipata che è sempre sinonimo di imbecillità.

 

Che rapporto hai con la tua terra, ed in particolare con la tua città, Catania?

Nessun rapporto. Non ci parliamo. Io vivo a Catania ma non ci abito. Sto con il vulcano, con il mare, con le campagne. Ecco, ho solo il rapporto con la terra, non con gli abitanti.

 

Come commenteresti, in stile “Sicilian Comedi”, la candidatura di Vittorio Sgarbi alla presidenza della regione Sicilia?

Credo che Sgarbi abbia compreso l’essenza farsesca delle nostre elezioni. Io candiderei Checco Zalone. E sono sicuro che vincerebbe.

 

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