Michele Bravi, “Nel mio primo libro volevo raccontare quanto c’è di noi nella vita degli altri”

Protagonista a Bookcity, abbiamo intervistato il giovane cantante per parlare del suo esordio nella cosiddetta "varia" con il libro "Nella vita degli altri"
Michele Bravi,

MILANO – Kermesse come Bookcity sono anche l’occasione di conoscere ed incontrare artisti che usano solitamente espressioni artistiche diverse dalla scrittura di un libro per comunicare il proprio pensiero, ma che decidono di realizzare un libro esprimere qualcosa che non riuscirebbero a fare con una canzone, un film, un’opera teatrale. Uno di questi è Michele Bravi, giovane cantante italiano vincitore qualche anno fa di X-Factor, anche lui “stregato” dal fascino di scrivere un libro perché la sua storia ” trovava uno spazio migliore in un libro piuttosto che in una canzone”. Lo abbiamo intervistato per parlare del suo esordio nella cosiddetta “varia” con il libro “Nella vita degli altri“.

 

Perché per questo tuo primo libro hai scritto un romanzo e non un’autobiografia?

E’ nata prima l’idea di ciò che ho scritto rispetto al libro. Da creativo non te lo imponi: un album nasce quando hai scritto le canzoni, e così è avvenuto con il libro. Avevo l’urgenza di raccontare la tridimensionalità che si nasconde nella vita degli altri: all’inizio doveva essere una canzone, poi con il tempo è diventata tante pagine, e mi sono accorto che trovava uno spazio migliore in un libro piuttosto che in una canzone. E’ una cosa che mi ha stupito.

 

Da cosa hai tratto ispirazione per i personaggi del tuo libro?

Anche quando non parli di te, in qualche modo lo fai. Volevo raccontare tante piccole personalità estremamente caricaturali che poi andavano a confluire in una personalità molto più complessa che è quella del panettiere che perde il suo riflesso. Il libro era il mio modo di indagare quanto ci fosse nella vita degli altri e quanto gli altri si nascondino nella nostra vita. Questa tridimensionalità ha dato vita ai personaggi.

 

Tra questi il fornaio Bisacco. Cosa volevi comunicare con questo personaggio?

Volevo raccontare con lui quale può essere il turbamento che si celava dietro un’immagine, dietro l’esattezza di avere quell’immagine sempre linda per te stesso e quindi gli altri, il modo in cui ti racconti ed il modo in cui gli altri lo intendono. Questo processo mentale ad un certo punto si inceppa, non riesce più a sopportare il peso di questa matematica dell’emotività, sfociando in un atto di follia.

 

Scrivere un libro e scrivere una canzone: cosa cambia?

Non lo so: questo libro è stato scritto partendo da un’idea musicale. Per me è stato come aver scritto una canzone senza avere il dono della sintesi, estendendola per molte più pagine. Ciò che cambia è il fruitore, l’ascoltatore è diverso dal lettore: l’ascoltatore parla con te, il lettore legge ciò che hai vissuto e da cui hai preso ispirazione.

 

Quali sono i tuoi libri preferiti?

Sono un lettore molto abitudinario, mi piace molto la narrativa classica: Kafka, Dostoevskij, e anche Oriana Fallaci, nonostante non rientri nella narrativa classica. Quello con i suoi libri è stato un incontro sconvolgente.

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