Resistiamo

Michela Marzano: “Ognuno di noi è oggi chiamato a resistere nella quotidianità”

Cosa significa resistenza al tempo del Coronavirus? Noi lo abbiamo chiesto alla filosofa e accademica Michela Marzano
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Cosa significa resistere al tempo del Coronavirus? Noi lo abbiamo chiesto alla filosofa e accademica Michela Marzano, fra le più raffinate interpreti del presente. Dalla sua casa di Parigi, Michela Marzano ci racconta cosa voglia dire resistere oggi e in che modo possiamo prepararci ad affrontare il domani. 

Cosa vuol dire “resistere” ai tempi del Coronavirus

Fermo restando che la giornata del 25 aprile è necessaria come momento di riattraversamento storico, per ricordare il sacrificio di tutti coloro che per la liberazione si sono battuti e sono morti da partigiani. D’altra parte, possiamo ricontestualizzare quanto è accaduto, perché, in questo periodo, ognuno di noi è chiamato a resistere nella quotidianità. È difficile ricordare quanto è successo, è difficile trasmetterlo, ma ancora è più difficile cogliere la necessità della resistenza nella quotidianità. 

In che modo possiamo resistere 

Nella nostra quotidianità, ognuno nel suo piccolo, sta cercando di resistere. Sta cercando di resistere a una situazione sanitaria catastrofica, a una situazione economia difficile e che rischia di diventare sempre più difficile. Ma anche di resistere alla chiusura. Chiusura che provoca in tutti una forma di claustrofobia e che ci costringe a fare i conti con il nostro passato, con le nostre ansie profonde. Anche questa è una forma di resistenza nella quotidianità. Penso a quelle mamme che stanno vivendo quadruple giornate, perché hanno il telelavoro, la casa, i bambini. Sono le partigiane della quotidianità di oggi.  

Cosa vuol dire oggi essere coraggiosi

Vorrei partire dalla definizione che ne dà Aristotele nell’Etica Nicomachea, quando, definendo le virtù, dice che il coraggio è il giusto mezzo fra temerarietà e viltà. Il temerario è colui che non ha paura perché non si rende conto del pericolo: ad esempio chi non rispetta le distanze di sicurezza e minimizza il pericolo. D’altra parte, c’è la viltà di chi viene schiacciato dalla paura e ne rimane paralizzato. Il coraggioso è colui che, consapevole del pericolo e consapevole della paura che prova, va avanti e affronta la situazione. Esempi di coraggio sono, prima di tutto, il personale sanitario che, consapevole dei rischi, ha fatto il suo dovere. Ma anche il coraggio di coloro che resistono passivamente. Cioè coloro che non possono essere in prima linea, ma fanno la loro piccola parte, attraversando questo momento di grande vuoto e desolazione.

Come possiamo prepararci al domani

Da filosofa, posso dire che il nostro compito per il dopo sarà quello di riattraversare quello che abbiamo vissuto, trovando le parole giuste per riappropriarci della nostra esistenza. Ancora non le abbiamo trovate queste parole e, quando ci riusciremo, allora saremo davvero pronti per ripartire. Mai come oggi abbiamo bisogno di fiducia, perché mai come oggi abbiamo bisogno di scommettere su qualcosa, senza sapere su cosa appoggiarci. La fiducia è una scommessa, un salto nel buio. Altrimenti non è fiducia, ma certezza. È quello che dico anche ai miei studenti: “Resistere è avere il coraggio di scommettere, indipendentemente dalle incognite”. 

 

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