La polemica “Riina. Family Life”

Mario Tricarico (Edizioni Anordest), “Non siamo la casa editrice della mafia”

Secondo il direttore di Edizioni Anordest le critiche legate alla pubblicazione del libro di Salvo Riina sono "frutto di “un’operazione politica fangosa”
Mario Tricarico (Edizioni Anordest), “Non siamo la casa editrice della mafia”

MILANO – “E’ stato condannano preventivamente un libro, un autore, una casa editrice. Non si può fare censura preventiva.” E’ quanto dichiarato da Mario Tricarico, responsabile di Edizioni Anordest, la casa editrice che ha scatenato molto clamore negli ultimi giorni per aver pubblicato il libro “Riina. Family Life“, scritto dal figlio del “capo dei capi” Salvo Riina. Tricarico, editore che già vive sotto protezione per aver pubblicato “I fiori del giardino di Allah” opera scritta da un perseguitato iraniano, si difende dalle critiche piovute in questi giorni, affermando che tutto questo clamore è frutto di “un’operazione politica fangosa portata avanti dalle varie commissioni di vigilanza”. Ascoltiamo il punto di vista della sua casa editrice.

 

Come nasce il progetto legato alla pubblicazione del libro di Salvo Riina “Riina. Family life”?

Una giornalista nota a livello nazionale mi ha contattato proponendomi l’idea di pubblicare un libro che raccontasse la storia di Salvo Riina. Le risposi di no, perché mi interessava una storia scritta personalmente da lui. Dopo un po’ di tempo, sono stato contattato dallo stesso Salvo Riina, il quale ha convenuto con me sul fatto che sarebbe stato meglio se il libro lo avesse scritto lui. Dopo un anno di scrittura e lavoro di editing, il testo è uscito in libreria.

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I contenuti del libro sono stati visionati dalla casa editrice?

Abbiamo visionato l’opera capitolo per capitolo con il nostro editor, verificando che venissero rispettate tutte le prescrizioni, ovvero che il libro di Salvo Riina non fosse offensivo verso nessuno e che non contenesse nessun messaggio criptato. In “Riina. Family Life” viene raccontato il punto di vista dei 4 figli adolescenti di Totò Riina, e di conseguenza anche dei genitori. In nessun momento viene offesa la memoria dei morti attribuibili a suo padre ed alla sua organizzazione mafiosa. I contenuti, secondo noi, sono più che rispettosi: parlano della vita di una famiglia mafiosa, come se ci fossero state delle telecamere piazzate in ogni abitazione nella quale si spostavano di volta in volta. I figli non potevano rendersi conto di ciò che avveniva fuori da quelle quattro mura domestiche, non potevano sapere della doppia vita del padre se non nel corso degli anni. Il libro ha un solo obiettivo: quello di mettere a conoscenza di tutti quella che era la vita all’interno delle quattro mura di una famiglia mafiosa molto conosciuta in Italia.

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Nel libro non si parla mai di pentimento verso ciò che faceva il padre in quegli anni. Ciò sta indignando non poco l’opinione pubblica…

L’opinione pubblica, la “pancia” dell’Italia, si è scagliata PREVENTIVAMENTE contro questo libro, senza cognizione di causa. Tutto ciò è avvenuto prima della sua uscita in libreria e prima dell’intervista di Bruno Vespa a Salvo Riina. Il Cda della Rai, i politici intervenuti, tutti coloro che si sono indignati non ne avevano mai letto neanche una riga. E’ stato creato uno sbarramento che io come editore ritengo del tutto illegittimo. Oggi si parla di censura nei confronti di questo libro, e quindi dell’espressione editoriale in generale, e della creazione di una commissione che vada a visionare tutto ciò che viene trasmesso in Rai: non mi sembra sia un’operazione democratica…

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Molti lettori e librai sono indignati di fronte a questa pubblicazione. Molti ritengono che l’opera sia “un tentativo grossolano di riabilitare la figura di Totò Riina”. Cosa si sente di rispondere?

Tutto ciò è il frutto della “politicizzazione preventiva” che è stata fatta nei confronti di questo libro. Noi come casa editrice ne stiamo pagando le conseguenze, non a livello di vendite (in un giorno, dalle ore 9 alle ore 11 di ieri, data di uscita, la prima tiratura è stata esaurita). I cartelli di censura che vediamo in molte librerie mi fanno venire in mente brutte cose, legate ad epoche in cui in alcuni luoghi veniva “vietato l’ingresso agli ebrei ed ai cani”, o dove i meridionali non potevano entrare. Pensavo che l’epoca dei cartelli fosse finita, in base al principio di democrazia. Noi stiamo pagando le conseguenze di un atteggiamento non rispettoso della libertà di stampa.

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Voi, come casa editrice, avete intenzione di dare voce anche ai figli di coloro che non hanno più un padre o non l’hanno mai potuto conoscere da grandi a causa delle stragi di mafia?

La ringrazio per questa domanda. Siamo accusati di aver dato voce al figlio di Riina, ma basta visitare il nostro sito per rendersi conto di cosa abbiamo pubblicato in tutti questi anni: abbiamo lanciato diversi libri a sostegno di coloro che sono morti per la mafia. Abbiamo pubblicato la biografia di Garcia Marquez e di recente quella di Pessoa. Abbiamo pubblicato “Il miracolo di Don Puglisi”, il libro più venduto in Italia legato alla sua figura, con presentazione di Rosario Crocetta e prefazione di Sonia Alfano. Abbiamo pubblicato il primo viaggio che ha fatto Papa Francesco in Brasile subito dopo essere stato nominato Verscovo di Roma e tanti altri esempi di questo genere. Abbiamo lanciato centinaia di titoli e collane importanti per dar voce alle persone che soffrono e lottano per la giustizia e contro la mafia. Non siamo la “casa editrice della mafia”, siamo coloro che portano a conoscenza di chi volesse avvicinarsi a queste tematiche punti di vista diversi, capaci di farci crescere dal punto di vista culturale e democratico.

 

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