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Marco Parlato, ”Vivo la banale convinzione di avere buone storie da raccontare”

Marco Parlato (Vico Equense, 1986) studia a Roma” ed è autore del romanzo Tiroide (Gorilla Sapiens Edizioni)...

Marco Parlato (Vico Equense, 1986) studia a Roma” ed è autore del romanzo Tiroide (Gorilla Sapiens Edizioni).

 

Marco, alla tiroide lei non ha soltanto dedicato un romanzo; l’ha anche adoperata per il titolo del suo blog, Thireos, dal greco ϑυρεοειδής. Le va di spiegare come mai questa importantissima ghiandola ha per lei questa centralità?

Nell’allestire la trama pensavo di ricorrere a un elemento disturbante. La malattia mentale mi sembrava inflazionata, dovevo battere altre strade. La soluzione è arrivata dalla tiroide, che ho dovuto curare. Unico elemento reale delle mie noiose malattia e convalescenza, nel romanzo la tiroide altera gravemente lo stato psicofisico di Stefano, il protagonista, rendendolo ipernevrotico, dedito all’invettiva e anche vittima di situazioni paradossali.

 

Come è arrivato alla narrativa? Per vocazione, per caso, per ispirazione improvvisa?

Più che ispirazione, vivo la banale convinzione di avere buone storie da raccontare. La scrittura è lo strumento con il quale mi trovo più a mio agio.

 

Nelle sue biografie si legge che studia. Cosa studia?

Anche se non sempre possibile, mi piacerebbe limitare al minimo necessario le biografie per diversi motivi, tra i quali la certezza di non meritare una biografia che vada oltre il nome e l’indicazione su dove si svolge la mia esistenza. Comunque i miei studi sono linguistici e letterari.

 

Infatti le ho chiesto solo cosa studia, perché può in qualche modo illuminare aspetti di lei come autore, non particolari della sua vita che, concordo con lei, non interessano a nessuno.

Cosa ama leggere? Ha uno o più autori di culto?

Leggo di tutto e senza un ordine prestabilito (ci ho provato, non c’è stata soluzione definitiva).

È abbastanza limitante nominare un solo autore di culto, come al contrario mi sembra sciatta (e un pochino esibizionista) la lista di nomi. Per fortuna, come compromesso, c’è quel fenomeno di Piero Chiara, che è un autore magnifico e spesso sottovalutato.

 

Qual è il suo sogno d’autore? Vincere lo Strega? Vedere un suo romanzo diventare film? Altro? E il suo incubo? Incontrare un personaggio che credeva di avere inventato e smarrire il confine tra vero e reale? Il blocco dello scrittore? Diventare uno scrittore seriale? Altro?

Sarò deludente: anche come autore sogno solo quando dormo. Mi basterebbe riuscire nella mia personale ricerca in ambito narrativo.

L’incubo sarebbe vincere lo Strega. Non potrei mai bere dalla bottiglia, e chiedere un bicchiere significherebbe fare il seccatore e infrangere la tradizione!

Senza scherzare, l’incubo è non ritrovarmi con l’ossessione, o peggio le incombenze, della scrittura. A questo proposito il blocco dello scrittore può rivelarsi un’occasione per distrarsi, dedicarsi a un passatempo, a qualsiasi altra cosa. E di solito, facendo così, ci si ritrova in breve a scrivere.

 

La casa editrice che ha pubblicato Tiroide è giovane e non convenzionale. È stato difficile trovare l’editore giusto?

Nel mio caso è stato facile, per il semplice motivo che con Gorilla Sapiens, pur non conoscendone ancora l’organico, sentivo una certa comunione di intenti. I fatti hanno confermato la sensazione, e in più mi hanno fatto scoprire un editore professionale e onesto. Superfluo specificarlo? Direi proprio no.

 

Ha altri progetti letterari in cantiere?

I progetti ci sono sempre. Non so quali si concretizzeranno, l’editoria si nutre di incertezze. Farò la mia parte.

 

Grazie per il suo tempo e le sue risposte.

Grazie a lei, e a chi ci ha letti fin qui.

Rosalia Messina

25 ottobre 2014

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