Marco Malvaldi, “La più grande eredità di Leonardo? La sua umanità”

In occasione del cinquecentesimo dalla morte di Leonardo Da Vinci, Marco Malvaldi ha scritto "La misura dell'uomo", un giallo rinascimentale con protagonista il genio dei geni
Marco Malvaldi,

PIETRASANTA – Torna Marco Malvaldi in libreria con ‘La misura dell’uomo’, un giallo rinascimentale in cui il protagonista è nientepopodimenoche il genio dei geni, Leonardo Da Vinci, nel capoluogo lombardo al servizio di Ludovico il Moro. Un omaggio al più eclettico dei geni di cui a febbraio ricorrerà il cinquecentesimo dalla morte, che arrivò a Milano come giovane promessa, facendo solo intravedere la sua poliedrica voglia di scoprire. Marco Malvaldi gioca con la lingua, la scienza, la storia, il crimine e ridà vita tra le pagine immaginando la sua multiforme intelligenza alle prese con le fragilità e la grandezza dei destini umani. Un romanzo divertente e ricco di spunti, di saperi e dell’ironia Toscana che accomuna Leonardo e lo scrittore. Un’indagine su un crimine, ma soprattuto sull’uomo che più di ogni altro ha investigato ogni campo della creatività, un viaggio alla scoperta di qual è – oggi come allora – la misura di ognuno di noi

Abbiamo incontrato Marco Malvaldi nella libreria Nina di Pietrasanta intervistato da Andrea Geloni, un luogo in cui non solo si vendono libri, ma anche si fa cultura, in cui lo scrittore pisano è di casa e partendo dalla frase di chiusura dei ringraziamenti, ci proietta a fine ‘400, quasi 1500.

 

‘Non usare la fantasia sarebbe stato irrispettoso’ scrivi nella chiusura dei ringraziamenti: perché e come nasce un libro su Leonardo?

Il libro nasce su commissione come poteva succedere nel Rinascimento. Sono stato chiamato dalla Giunti che negli anni ‘60 era stata scelta dalla Repubblica italiana per riprodurre l’opera omnia di Leonardo. La sede della Casa editrice è la dimora dove Dante ha imparato l’italiano e dove fu ordita la congiura dei Pazzi. Insomma, un luogo pieno di storia. Mi hanno detto che avevano pensato ad Umberto Eco per un omaggio al genio di Vinci, ma nel frattempo è venuto a mancare e che quindi poi hanno chiamato me. Non potevo dire di no.

 

Come nasce l’idea di un giallo per rendere omaggio a Leonardo?

Ho avuta la proposta nel 2016 e gli dissi che volevo fare i gialli che è quello che so fare. Ho pensato che giallo potesse funzionare perché Rinascimento è un’età misteriosa, in cui era già difficile sapere chi è un morto. Ho scelto Milano perché a Vinci è nato e cresciuto, a Firenze ha vissuto, ma è a Milano che ha sviluppato il suo genio. Arrivò come ambasciatore di Lorenzo dei Medici e come promettente allievo di Verrocchio. Arriva come suonatore di una lira a braccio di sua invenzione sulla cui musica costruiva dei versi. Arriva a Milano con il curriculum in cui scrive ciò che vorrebbe fare, ovvero costruire fortezze, armi, dragare canali. Scrive a margine di saper anche dipingere. Conquista il signore di Milano con la proposta di costruire statua equestre a Ludovico che ancora non è signore di Milano. Sembra la situazione di adesso con un facente funzione. Il Duca è Giangaleazzo Sforza che è piccolo e lo zio Ludovico è di fatto al governo.

 

Come ti rapporti con altri grandi personaggi storici diventati ispettori, ad esempio Aristotele?

Chiaramente li ho letti e ho colto lo spunto di ricostruire con la scusa dell’indagine poliziesca un mondo. Ho imparato anche è bene che non ci sia un sequel. Spesso questi personaggi partono bene e poi perdono slancio. Non voglio che accada a Leonardo. È un progetto ad hoc per questa ricorrenza, poi tornerò alle mie cose e alla mia casa editrice.

 

Nel libro dai molto spazio alle donne che solo apparentemente hanno ruoli minori.

Leonardo non amava le donne, in nessun senso. Eppure dagli studi emerge che Leonardo annota ‘oggi 21 gennaio venne per stare Caterina’. Per gli altri ospiti della bottega non c’era tutta questa precisione e questa confidenza. A Leonardo non piacevano le donne, ma solo Caterina venne per stare. Due anni dopo segna la sua morte e le spese per seppellirla che ammontavano a quando la bottega spendeva in sei mesi. C’è più di un vago sospetto che fosse la sua mamma. Nel 1493 era sulla cresta dell’onda e andava di moda a Milano parlare fiorentino per imitare Leonardo. Si intuisce che la presenza della madre non è poca cosa. Leonardo era vegetariano, e litigavano perché lui non mangiava. Anche le altre donne hanno ruolo forte. Anche Ludovico chiede il consiglio di Beatrice d’Este e manda lei a parlare lei dai veneziani per le trattative importanti. Morta lei Ludovico sbaglierà molte mosse in politica estera. Non credo che sia un caso.

 

Un altro protagonista i soldi.

È il momento in cui nasce la finanza, in cui il denaro ha grande importanza perché tutti accedono al credito, lo sviluppo di Firenze passa dalle banche. Le banche scommettono su quello a cui si presta soldi. Al re si prestano volentieri, si muove anche il denaro astratto con le lettere di credito. Nelle lettere si descrive anche fisicamente la persona, ogni banca ha calligrafia di tutti i direttori della banca perché per la prima volta si poteva versare dei soldi a Firenze o a Milano, ritirare una lettera di credito e senza portarsi dietro soldi in viaggi avventurosi e rischiosi e ritirare gli stessi soldi a Londra o Anversa. Consiglio sempre il libro di Yuval Harari ‘Sapiens breve storia dell’umanità’, ovvero la storia dei sapiens sapiens, come siamo tutti noi, eccezione fatta per qualche nostro governante. I Neandertal erano superiori in tutto, ma i sapiens avevamo sviluppata l’area del linguaggio e la fantasia. Il denaro è un linguaggio solo umano. Nessun animale capisce il denaro. Una scimmia è riuscita ad arrivare a comporre delle parole, ma al denaro non arriva nessuno. È un linguaggio su cui tutti gli umani sono d’accordo. Il rinascimento si sviluppa sul denaro.

 

Dove nasce tutta questa voglia di studiare?

Samantha, mia moglie, era la più brava del mio corso e ho dovuto studiare tanto per fare colpo. Studiando mi si apre un mondo. Studiare è da ‘ganzi’ perché dà un vantaggio sulle altre persone anche se è un vantaggio a lungo termine, ma conviene investire. Molti investono per diventare calciatori e arrivano in pochi. Poi studiare ti dà la libertà. Io per lavoro investigo su ciò che mi pare. Questo è un privilegio , ma anche un colpo di culo. Facile trovare persone che aiutino. Ci sono libri che mi hanno aperto il mondo come Zadig di Voltaire e un’opera di Nicola Cusano. Me li ha consigliati una insegnante che li ha pensati per me.

 

Come nasce il titolo?

L’uomo è il grande protagonista del Rinascimento: la misura dell’uomo è la statura di un genio come Leonardo, ma anche la ricerca continua del genio di Vinci che studiava le proporzioni e le misure dell’essere umano. Anche se probabilmente non abbia mai potuto avere a disposizione cadaveri, è il primo a cercare di riprodurre gli organi che prima si dicevano fossero sette come i pianeti. L’uomo vitruviano è l’emblema di questa ricerca: chi tenta di riproporlo, non nota che il cerchio ed il quadrato hanno due centri diversi. Il quadrato è centrato sui genitali e il cerchio sull’ombelico. Il Mantra del Rinascimento è che l’uomo è la misura di tutto. Senza la misura con l’altro si rimane senza misura. La persona sono le persone.

 

Cosa ci lascia Leonardo?

Ci lascia la sua umanità. Ha pensato e disegnato cose che sono state scoperte quasi cinquecento anni dopo, strumenti, particolari anatomici, macchine. Eppure anche lui ogni tanto era preso dallo scoramento di non riuscire nelle cose e le lasciava a metà. Portava dietro i quadri perché continuava a correggerli, ci mise anni per dipingere il Cenacolo, dando poche pennellate ogni giorno. Al priore che si lamentava per il ritardo, disse che lo avrebbe immortalato nel volto di Giuda…insomma, se Leonardo aveva delle incertezze perché non dovremmo averne noi.

 

Michele Morabito

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