Marco Balzano, ”La letteratura può arrivare alla realtà uscendo dagli argini della verità storica’”

“Pirandello diceva che in letteratura le bugie si chiamano storie. E questo perché l’invenzione, in certi casi, non ha l’obiettivo di tradire la verità dei fatti, ma è un modo di restituire la storia con il suo carico di umanità”. Parola di Marco Balzano...

Finalista del Premio Campiello, l’autore nel libro “L’ultimo arrivato” narra la storia di Ninetto detto pelleossa, un bambino in viaggio, un piccolo emigrante con la testa piena di parole, costretto negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro.

MILANO – “Pirandello diceva che in letteratura le bugie si chiamano storie. E questo perché l’invenzione, in certi casi, non ha l’obiettivo di tradire la verità dei fatti, ma è un modo di restituire la storia con il suo carico di umanità”. Parola di Marco Balzano, finalista del Premio Campiello con il libro “L’ultimo arrivato”, libro che narra la storia di Ninetto detto pelleossa, un bambino in viaggio, un piccolo emigrante con la testa piena di parole, costretto negli anni Cinquanta a spostarsi dal Meridione al Nord in cerca di lavoro. Un fenomeno, quello dell’emigrazione, di stretta attualità e, per dirla con le parole dell’autore, “complesso e difficile da parlarne con competenza senza conoscenze accurate”.

Come nasce l’idea di questo libro?
Anche nei lavori precedenti mi sono occupato di emigrazione. Anzi, per diversi aspetti i miei tre romanzi (Il figlio del figlio, Pronti a tutte le partenze, L’ultimo arrivato) sono una sorta di trilogia sul tema dell’emigrazione e del confronto generazionale. Detto questo con l’argomento dell’emigrazione infantile sono entrato in contatto quasi per caso, con la lettura di alcuni saggi sociologici e storici. Il tema mi ha appassionato e dopo averlo studiato sono riuscito ad intervistare chi ha vissuto quell’esperienza: si tratta di persone che adesso hanno tra i 65 e i 70 anni. Non ho portato né pc, né carta, né penna: sono stato ad ascoltarli e ho lasciato che le loro parole si confondessero nella mia testa e dessero vita a un personaggio che li comprendesse e nello stesso tempo li rinnegasse e li oltrepassasse: così è nato Ninetto pelleossa.

 
Tema centrare del libro è l’emigrazione interna italiana da sud a nord e le sue ripercussioni nella vita delle persone. Quale chiave di lettura diversa verso tale fenomeno fornisce questo libro, rispetto agli altri che lo hanno preceduto?
L’io narrante, per gran parte del romanzo, è un bambino. La sua voce mi sembra che dia alla storia una vivacità diversa e un punto di vista inedito sulle cose: non cinico ma meravigliato, intraprendente, comico, dolce. Il bambino è impegnato a vivere più che a pensare e questo rende i suoi movimenti più dinamici, il suo linguaggio scanzonato e ibrido. In questa storia c’è uno sguardo in presa diretta, che restituisce al lettore i continui cambiamenti, concreti e psicologici, del protagonista. Il tema, poi, non è l’emigrazione in senso tradizionale, è quella infantile: un episodio problematico e poco affrontato della storia recente.  

 
Per Ninetto si è ispirato completamente o in parte ad un personaggio tratto dalla realtà?
Il realismo non è, a mio avviso, una mera aderenza alla verità storica o alla cronaca. Ninetto è certamente un personaggio realistico, ma non perché condensa i tratti tipici dell’emigrante bambino, ma proprio perché ha una sua unicità e una sua soggettività, che non sono necessariamente tratte dall’esperienza o dalle testimonianze. Ne è nato un personaggio che dovrebbe restituire in modo affidabile la forma mentis e le dinamiche del contesto in cui è cresciuto ma che vive di vita propria, con tutti i limiti, le qualità e le contraddizioni che ciascuno ha: è introverso, ma con un grande amore per la parola; è uomo pratico ma nello stesso tempo sognatore; è possessivo e chiuso ma contemporaneamente curioso. Del resto la letteratura può benissimo arrivare alla realtà uscendo dagli argini della verità storica: Pirandello diceva che in letteratura le bugie si chiamano storie. E questo perché l’invenzione, in certi casi, non ha l’obiettivo di tradire la verità dei fatti, ma è un modo di restituire la storia con il suo carico di umanità.

 
Oggi il fenomeno dell’emigrazione è un fenomeno che sta riguardando non solo l’Italia, ma l’Europa ed il Mondo intero. Qual è il suo punto di vista nei confronti di questo fenomeno?
Il tema è enormemente complesso e ci vogliono conoscenze accurate per poterne parlare con competenza. Mi sento solo di dire che di fronte alla complessità le semplificazioni non si rivelano risolutive. Non è detto, anzi, che non peggiorino lo stato delle cose.

19 giugno 2015
 
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