“L’uomo che guardava passare i treni” di Georges Simenon è un romanzo breve ma intensissimo, capace di scavare a fondo nella psicologia di un uomo comune e di mostrare quanto fragile possa essere l’equilibrio su cui si regge una vita apparentemente normale. Attraverso uno stile essenziale e asciutto, Simenon racconta l’alienazione del protagonista, un uomo che osserva il mondo scorrere davanti a sé senza riuscire a parteciparvi davvero, fino a quando questa distanza dalla vita si trasforma in smarrimento e ossessione.
Il romanzo mette al centro temi profondi e attuali come l’identità, la solitudine e il rischio di perdere se stessi dietro una routine vuota, mostrando come basti poco perché la maschera sociale cada e emerga un lato oscuro e inatteso. La forza del libro sta proprio nella sua semplicità: poche pagine, pochi eventi, ma una tensione psicologica costante che coinvolge il lettore e lo spinge a interrogarsi su quanto conosca davvero se stesso. È una lettura che lascia il segno, perché non offre risposte rassicuranti, ma costringe a guardare dentro le crepe della normalità quotidiana.
L’uomo che guardava passare i treni
La storia segue Kees Popinga, un uomo qualunque: impiegato modello in una ditta commerciale di Groningen, marito fedele, vita ordinata e abitudinaria. Ogni sera, quasi per rituale, si ferma a guardare i treni passare, simbolo di un altrove che osserva ma non osa mai raggiungere. Tutto crolla quando scopre che il suo principale è fuggito dopo una frode finanziaria, lasciandolo improvvisamente senza lavoro, senza certezze e senza identità. Questo shock fa scattare qualcosa in Kees: abbandona la sua vita, sale su un treno e inizia una fuga che è soprattutto una discesa psicologica.
A Parigi, e poi altrove, Kees si libera progressivamente delle regole morali e sociali che lo tenevano insieme. Convinto di essere finalmente “lucido” e autentico, scivola invece verso la paranoia, la violenza e l’illusione di grandezza. Più cerca la libertà, più si isola dalla realtà.
I personaggi di Simenon
Nei suoi romanzi duri, come lui stesso li definiva, Georges Simenon, pur ambientando le storie nei contesti più diversi, riesce a imprimere ai suoi personaggi una sorta di ritmo comune: sono individui profondamente insoddisfatti che, spesso in modo improvviso e casuale, prendono coscienza della repulsione verso la vita che hanno condotto fino a quel momento.
Si tratta di personaggi che individuano l’origine del proprio malessere nella soffocante quotidianità dell’esistenza, una routine capace di generare una vera e propria nausea, dalla quale nasce l’impulso urgente e irrefrenabile alla ribellione. È proprio in questo snodo che emerge la durezza tipica della narrativa dell’autore belga.
Nonostante le motivazioni, il desiderio di evasione o l’aspirazione a una forma di trascendenza, i suoi personaggi finiscono quasi sempre per ricadere nell’insoddisfazione, tornando alle proprie debolezze e rivelando così tutti i loro limiti. Tentano di fuggire dall’identità che hanno costruito, ma sono inevitabilmente costretti a farvi ritorno.
Le emozioni dei personaggi sono le nostre
In questi complessi meccanismi psicologici si manifesta l’eccezionale talento narrativo dello scrittore belga: Simenon permette al lettore di entrare in soggettività che sembrerebbero impenetrabili, non limitandosi a un’osservazione distaccata, ma condividendo dubbi, emozioni e quel senso opprimente di vuoto, noia e nausea che tormenta i suoi protagonisti. La forza di questa immedesimazione risiede nel fatto che, pur nella loro esasperazione o in contesti lontani dall’esperienza comune, le emozioni dei personaggi di Simenon sono le stesse che ognuno di noi ha provato almeno una volta: siamo stati tutti Kees Popinga.
Emozioni che spesso cerchiamo di rimuovere dalla coscienza, salvo vederle riaffiorare, indesiderate, da quel subconscio in cui le avevamo, forse volontariamente, confinate. È possibile, inizialmente, percepire un personaggio come distante, inquietante o persino psicologicamente instabile; ma proseguendo nella lettura si comprende il vero motivo per cui è difficile smettere: perché, in fondo, quel personaggio siamo anche noi.
Scopri Georges Simenon attraverso 10 libri da leggere almeno una volta nella vita
