Il filologo

Luciano Canfora, “Conoscere la storia rende l’uomo libero, non suddito”

Il celebre filologo e storico è tra i protagonisti del Taobuk Festival 2017, durante il quale terrà una lectio magistralis in occasione dell’uscita del suo saggio "Cleofonte deve morire"
Luciano Canfora, “Conoscere la storia rende l'uomo libero, non suddito”

MILANO – “La comunicazione istantanea, rapida, che piace tanto ai nostri giovani politici, non forma il cervello, semplicemente lo provoca.” E’ questo uno dei tanti spunti di riflessione emersi durante l’intervista al filologo e storico Luciano Canfora, tra i protagonisti del Taobuk Festival, . durante la kermesse che si tiene a Taormina, Canfora terrà una lectio magistralis  in occasione dell’uscita del suo saggio “Cleofonte deve morire“.

 

Considerando il tema di questa edizione di Taobuk, quanto sente il peso di essere una sorta di “padre di valori” nei riguardi delle giovani generazioni di studenti?

Il tema del rapporto “padre e figli” è antico, con una lunga storia alle spalle: si potrebbero citare romanzieri come Turgenev ma anche Aristofane, in particolare “Le nuvole”, una commedia nella quale il conflitto generazionale viene presentato in forma comica; il padre è esasperato perché il figlio segue la moda sportiva ed intellettuale e frequenta la casa di Socrate. Sotto traccia, Aristofane patteggia per i vecchi e per il buon tempo antico, per i valori tradizionali, mentre in realtà è impregnato di cultura moderna anche lui.

Il mio stato d’animo è di dover essere uno studente, magari in là con gli anni, per cui cerco sempre di imparare. Quando insegno, mi trovo alla pari con chi mi ascolta, in un lavoro comune di carattere seminariale. Il bello del lavoro che facciamo, di tipo esegetico-storico, è quello di mettere sullo stesso piano le varie generazioni, con ognuno che porta la sua esperienza.

 

Come nasce la sua passione di storico e come riesce a trasmetterla ai suoi studenti?

Nasce da studi fatti molto presto sull’età moderna, sulla rivoluzione francese in particolare. Arrivo all’antichità con una strada che mi sembra logica, attraverso il modo in cui i moderni l’hanno letta. Non appartengo al gruppo dei difensori oscurantisti  degli studi classici.

 

Lei lega molto la storia antica a quella contemporanea. Qual è il valore dello studio della storia oggi?

E’ un valore universale, non solo riguardante l’attualità. Senza quelle conoscenze, il cittadino diventa un suddito, non è un uomo libero.

 

In diverse interviste lei parla di “terapia intellettuale”, come se lo studio possa essere una sorta di panacea. Ci spiega meglio questa teoria?

E’ una metafora. La comunicazione istantanea, rapida, che piace tanto ai nostri giovani politici, non forma il cervello, semplicemente lo provoca. Ritengo invece che riflettere con calma sia una medicina molto salutare.

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