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L'intervista

L’Inferno di Dante: Cerbero, Minosse e tutti i mostri della Divina Commedia

La prima Cantica della Commedia è popolata da creature mostruose che provengono dall’immaginario classico e medievale

In occasione del Dantedì, che quest’anno ha un valore aggiunto visto l’anniversario dei 700 anni dalla morte del poeta, abbiamo parlato con il professor Giuseppe Ledda. Il docente di Letteratura italiana e Filologia dantesca all’Università di Bologna ci ha descritto le figure bestiali e i mostri in cui si è imbattuto il Sommo Poeta durante il suo pellegrinare all’Inferno.

Le creature presenti nella Commedia

La presenza di figure zoomorfe ha un grande significato all’interno dell’opera dantesca, in particolare all’Inferno. “Non possiamo distinguere definitivamente creature fantastiche o reali” spiega Ledda, “in quanto nell’immaginario medievale anche gli animali che effettivamente esistevano, venivano presentati con capacità e caratteristiche fantastiche.” I bestiari e le enciclopedie descrivevano la fauna in base al significato che rappresentavano le singole figure. “Basti pensare alla fenice che rinasce dalle proprie ceneri” continua Ledda. “Le gru, ad esempio, erano uccelli molto presenti all’epoca. Si raccontava che mentre le altre gru dormivano, alcuni esemplari dello stormo facessero la guardia tenendo una zampa alzata che stringeva un sassolino. Se il sassolino cadeva le altre si svegliavano e cambiavano la guardia”

 

Le figure bestiali nell’Inferno

Ledda ci ha presentato le creature diaboliche che Dante inserisce nell’Inferno, la maggior parte delle quali sono di ispirazione virgiliana. Il primo personaggio che incontriamo è Minosse, il solenne giudice bestializzato dal poeta che lo rappresenta con la coda. Minosse, infatti, giudica i dannati non più con la parola, ma attorcigliando la coda intorno all’anima un numero di volte pari al cerchio in cui il dannato deve essere portato. Un’altra creatura incontrata all’Inferno è Cerbero, il cane a tre teste che fa da guardiano alla porta dell’Ade. Qui è il guardiano del cerchio dei golosi. Dante fa riferimento all’episodio in cui la Sibilla lancia una focaccia soporifera tra le fauci del mostro che si addormenta all’istante.

Sempre all’Inferno troviamo anche un’altra categoria di creature: figure per metà umane e per metà animali. Incontriamo le arpie, uccelli con il viso di donna, che divorano le piante in cui sono stati trasformati i suicidi. C’è il minotauro, dal corpo bovino e testa umana. Un’altra immagine è quella dei centauri, con busto umano e corpo di cavallo, che puniscono i violenti contro gli altri. L’ultima figura diabolica è quella di Gerione, emblema della frode, ha volto umano e un corpo di serpente con l’uncino dello scorpione.

Alice Turiani

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