Lilli Gruber, “Integrazione? L’Italia prenda esempio dal Sud Tirolo”

Bookcity, Lilli Gruber e Vittorio Sgarbi dialogano su "Inganno" della Gruber: un romanzo-reportage sulla la storia del terrorismo nel Sud Tirolo
Lilli Gruber,

MILANO – A Bookcity 2018 Vittorio Sgarbi presenta assieme all’autrice il nuovo libro di Lilli Gruber, Inganno. È un romanzo che affronta un pezzo di storia recente poco conosciuto: il terrorismo in Sud Tirolo negli anni Sessanta. La storia di quattro ragazzi, giovani e dai grandi ideali, si intreccia con la grande storia sociale dell’Alto Adige, e con dinamiche politiche globali, dall’irredentismo alla Guerra Fredda.

Quattro ragazzi dai grandi ideali

Secondo Beppe Severgnini il romanzo della Gruber è “fictionage”, un genere ibrido tra reportage e romanzo, che intreccia vicende personali inventate a . «La fiction mi è servita per raccontare gli aspetti più emotivi e privati di quel periodo del Sud Tirolo – dice la Gruber – ma ci sono anche le interviste ai testimoni dell’epoca, ai terroristi non pentiti, e ai loro figli, spesso in difficoltà a fare pace con la figura paterna. E tanti documenti e fonti. Io non sono romanziere ma giornalista, non potevo non includere dei fatti storici provati». La storia fiction  dei quattro ragazzi nasce da qui:  giovani infiammabili, convinti che l’unica maniere per cambiare le cose è la violenza. Klara, Umberto, Max e Peter sono quattro ragazzi che non trovano altro modo che la violenza per rispondere alla loro esigenza di giustizia. Quattro anime perdute che con la loro parabola di passione e disinganno mettono in scena le colpe dei padri, le debolezze dei figli, le ambiguità della Storia.  «Io voglio far scoprire di più ai lettori sul Sud Tirolo, dei giochi che c’erano dietro le quinte. Come sempre c’è un livello di inganno, depistaggio e manipolazione delle notizie, ed è difficile trovare la verità. Nulla è mai come appare, le manipolazioni del potere sono spesso vergognose».

L’ombra della Guerra Fredda

«Il periodo degli anni Sessanta in Alto Adige viene raccontato anche dagli stessi storici altoatesini  come  un periodo da cartolina, nessuno ama raccontare gli aspetti oscuri di quegli anni» racconta la Gruber. «Scavando un po’ si scopre che l’Alto Adige è una finestra aperta sul mondo. Siamo nel pieno della Guerra Fredda. In Italia si pensava che ci avrebbero invaso i sovietici proprio dalla frontiera austriaca, e bisognava fare di tutto per assicurare quella zona. Quale migliore scusa per militarizzare l’intera zona dell’azione di tre dinamitardi irredentisti? Lo volevano anche gli Americani. Diventa una zona interessante per tutti i giocatori in campo, e ci sono storie di tradimenti e inganni, spie e violenze. Un Alto Adige militarizzato faceva comodo a tutti».

Integrazione: il Sud Tirolo è un modello vincente

E oggi? La Gruber sottolinea che dalle violenze si è passati alla pace e all’integrazione. «Integrazione è una parola molto abusata oggigiorno. Il Sud Tirolo ci è riuscito, garantisce alle tre minoranze linguistiche la loro autonomia. Dopo le lotte terroristiche ora c’è un modello che riesce a far vivere pacificamente le minoranze, ed è un modello vincente e preso ad esempio. Spesso mi viene detto che siamo stati aiutati economicamente, e che abbiamo ricevuto un trattamento speciale. È vero! Però noi, a differenza di altre regioni, lo abbiamo fatto fruttare. Io mi sento cittadina europea, non altoatesina».

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