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I libri che dovrebbero leggere i politici

I 10 libri che dovrebbero leggere i nostri politici

Dalle basi del diritto ai grandi classici della letteratura e della saggistica mondiale, ecco i 10 libri che dovrebbero leggere i politici.

I 10 libri che dovrebbero leggere i politici. Qualche giorno fa, in un post sulla nostra pagina Facebook, avete risposto in tanti alla domanda: “quale libro dovrebbero leggere i politici?”.

Le risposte sono state tante e variegate, e i suggerimenti hanno spaziato dalle basi del diritto ai grandi classici della letteratura e della saggistica. Scopriamo insieme i 10 libri che dovrebbero leggere i politici, un vademecum che, probabilmente, aiuterebbe loro a governarci meglio.

I 10 libri che dovrebbero leggere i nostri politici

1. “Costituzione italiana

Fra le risposte più gettonate alla domanda “quale libro dovrebbero leggere i politici?” c’è senza dubbio la “Costituzione italiana”, e comprensibilmente: si tratta delle fondamenta della nostra Repubblica.

L’edizione che vi proponiamo in questo articolo è corredata da un essenziale commento al fine di: consentire al lettore, attraverso una spiegazione semplificata, un approccio più facile e diretto a ciascuna norma, aggiornata agli ultimi interventi del legislatore, quali ad esempio il voto per i diciottenni al Senato; evidenziare la ratio degli articoli per cogliere i collegamenti fra le varie disposizioni.

2. “La fattoria degli animali” di George Orwell

Ecco un’altra risposta molto presente nei commenti al post che domandava quali libri dovrebbero leggere i nostri politici. Un classico intramontabile della letteratura mondiale, “La fattoria degli animali”.

Tutti gli animali sono uguali, ma alcuni animali sono più uguali degli altri. Stanchi dei soprusi, gli animali di una fattoria decidono di ribellarsi agli umani e, cacciato il proprietario, danno vita a un nuovo ordine fondato sull’uguaglianza. Ben presto, però, emerge tra loro una nuova classe di burocrati, i maiali, che con astuzia, cupidigia e prepotenza si impongono sugli altri animali.

L’acuta satira orwelliana contro il totalitarismo è unita in questo apologo a una felicità inventiva e a un’energia stilistica che pongono “La fattoria degli animali” tra le opere più celebri della narrativa del Novecento.

3. “Il principe” di Niccolò Machiavelli

Fra i libri che dovrebbero leggere i politici, ci avete segnalato anche il capolavoro di Niccolò Machiavelli, “Il principe”.

Profondo, perfino inquietante, estremamente “vero”: “Il Principe” di Machiavelli è un capolavoro del pensiero e della letteratura, un testo classico da leggere, rileggere, gustare nella sua prosa rapinosa e avvincente. Ma non sempre così comprensibile, come notava già Goffredo Parise nell’auspicare una “traduzione” del testo in italiano moderno.

Questa edizione, che affianca alle parole del fiorentino la loro trasposizione in lingua corrente, ne rende fruibili gli altissimi contenuti, mostrando tutta l’attualità di un’arte del governare che è equilibrio tra gli antitetici condizionamenti della vita reale.

4. “Repubblica” di Platone

Fra i titoli più suggeriti ai nostri politici c’è anche la “Repubblica” di Platone.

Il mito della caverna, l’uomo che si libera dalle catene del conformismo, oppure la metafora dell’auriga, del cavallo nero e del cavallo bianco, utilizzata per spiegare la tripartizione dell’anima; o ancora l’importanza del filosofo in una società perfetta o le prime riflessioni sull’eguaglianza tra gli uomini e sul comunismo? “Repubblica” è l’opera di Platone che più ha influenzato la politologia e il pensiero moderno, che più ha infiammato studiosi e statisti di ogni epoca.

Una sorta di summa nella quale il filosofo, deluso dalla politica ateniese del tempo, si rifugia in un’analisi sullo Stato ideale e sui valori che muovono la società, sulle gerarchie che dovrebbero guidarla e sul rapporto tra le esigenze del singolo e il bene comune. “Repubblica” resta un’opera indispensabile per chiunque voglia conoscere le radici dei concetti di democrazia, oligarchia e tirannia e la genesi dello Stato come forma collettiva di organizzazione. 

5. “Le mie prigioni” di Silvio Pellico

Anche il libro di memorie scritto da Silvio Pellico è in pole position fra i libri più consigliati ai politici.

Opera più conosciuta di Silvio Pellico (1789-1854), “Le mie prigioni” (pubblicata nel 1832) è un libro di memorie in cui l’autore racconta gli anni della sua detenzione (1820-1830), a seguito della propria adesione ai moti carbonari. Nel raccontare di questo decennio amaro, l’autore dimostra come, anche nelle avversità, si possa rimanere ancorati all’ideale di bene, di umanità e di Dio, non dimenticandosi mai di sé, perché: “le miserie della vita sono grandi, è vero; ma chi le sopporta con nobiltà d’animo e con umiltà, ci guadagna sempre vivendo”.

6. “Vangelo e Atti degli Apostoli

In molti, poi, hanno suggerito ai politici la lettura del Vangelo, che oltre a rappresentare la base su cui si fonda la religione cattolica, è un’opera che ha profondamente segnato la nostra cultura. Qualsiasi siano le nostre idee in merito alla religione, questa è di certo una lettura da approfondire e su cui meditare. 

7. “Avere o essere?” di Erich Fromm

Fra i 10 titoli che i nostri politici dovrebbero leggere c’è anche “Avere o essere?” di Fromm.

La prevalenza della modalità esistenziale dell’avere ha determinato la situazione dell’uomo contemporaneo: ridotto a ingranaggio della macchina burocratica; manipolato nei gusti, nelle opinioni e nei sentimenti dai governi, dall’industria, dai mass media; costretto a vivere in un ambiente degradato. Contro questo modello dominante, Fromm delinea le caratteristiche di un’esistenza incentrata sulla modalità dell’essere, in quanto attività autenticamente produttiva e creativa, capace di offrire all’individuo e alla società la possibilità di realizzare un nuovo e più profondo umanesimo.

8. “Il piccolo principe” di Antoine de Saint-Exupéry

Un classico per bambini che in realtà è molto altro, molto di più. Qualcuno ha suggerito ai nostri politici di leggere “Il piccolo principe”, un invito, forse, a tornare a guardare al mondo con gli occhi puri che avevamo da bambini. 

“Il piccolo principe” è la storia dell’incontro in mezzo al deserto tra un aviatore e un buffo ometto vestito da principe che è arrivato sulla Terra dallo spazio. Ma c’è molto di più di una semplice amicizia in questo libro surreale, filosofico e magico.

C’è la saggezza di chi guarda le cose con occhi puri, la voce dei sentimenti che parla la lingua universale, e una sincera e naturale voglia di autenticità. Perché la bellezza, quando non è filtrata dai pregiudizi, riesce ad arrivare fino al cuore dei bambini, ma anche a quello degli adulti che hanno perso la capacità di ascoltare davvero.

9. “Se questo è un uomo” di Primo Levi

Torniamo ai classici italiani con il nono libro che avete consigliato di leggere ai politici, un libro che racconta uno spaccato triste ed indimenticabile della nostra storia. 

Testimonianza sconvolgente sull’inferno dei Lager, libro della dignità e dell’abiezione dell’uomo di fronte allo sterminio di massa, “Se questo è un uomo” è un capolavoro letterario di una misura, di una compostezza già classiche. È un’analisi fondamentale della composizione e della storia del Lager, ovvero dell’umiliazione, dell’offesa, della degradazione dell’uomo, prima ancora della sua soppressione nello sterminio.

10. “Uno, nessuno e centomila” di Luigi Pirandello

Infine, qualcuno di voi ha pensato che i nostri politici dovrebbero leggere “Uno, nessuno e centomila”, il capolavoro pirandelliano che indaga il concetto di normalità.

Come spesso accade nelle opere di Pirandello, un semplice mutamento di prospettiva basta a sconvolgere una vita fino a quel momento trascorsa lungo i binari della normalità. Il protagonista, Vitangelo Moscarda, non sa più se è quello che ha creduto di essere fino a quel momento o quello che credono gli altri. Pubblicato nel 1927, “Uno, nessuno e centomila” è il romanzo nel quale meglio si esprime il relativismo pirandelliano e può essere considerato il compimento del suo percorso artistico.

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