Giulio Giorello

L’elogio dell’ironia di Giulio Giorello: “L’ironia è l’antidoto alla violenza verbale”

In ricordo del filosofo Giulio Giorello, morto ieri a Milano, ecco il suo elogio dell'ironia, come arma civile per combattere schemi e dogmatismi
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E’ morto a Milano a 75 anni il filosofo Giulio Giorello. Allievo di Ludovico Geymonat, è stato il suo successore nella cattedra di Filosofia della Scienza all’Università Statale milanese. Era stato ricoverato per il coronavirus circa un mese fa al Policlinico da cui era stato dimesso da una decina di giorni. Noi lo ricordiamo oggi con il suo ultimo saggio, edito da Mondadori, “La danza della parola“, un elogio dell’ironia “come arma civile per combattere schemi e dogmatismi”.

L’ironia come arma contro i dogmatismi

“In questo libro – spiega il professor Giorello – mi ero proposto di tracciare una difesa dell’ironia, vista non tanto come uno strumento per distruggere le opinioni che non si amano o, addirittura, chi sostiene queste opinioni ma per costruire prospettive diverse. Mi piace definire l’ironia come ‘arma di costruzione di massa’. Oggi dovremmo capire come servirci dell’ironia per difenderci dai pericolosi dogmatismi dell’epoca nostra. In particolare, dal dogmatismo dell’immediato che è appunto quello dei nostri politici, i quali, magari, non concepiscono che ci sia qualcosa come l’ironia.”

L’ironia ci apre nuove prospettive

“Già Leopardi, in quel capolavoro della prosa italiana che è il “Discorso sopra lo stato presente dei costumi degli italiani”, l’aveva capito: “il più savio partito è quello di ridere indistintamente d’ogni cosa e d’ognuno, incominciando da se medesimo”. Vale a dire: non c’è cosa più saggia che ridere di tutto e di tutti, soprattutto di se stessi. L’ironia, in fondo, non è altro che questo. Un modo straordinariamente intelligente per smantellare interi castelli e costruirne di nuovi: castelli di sabbia e campati in aria, come di sabbia e campati in aria sono tutti i castelli che vengono costruiti.”

L’ironia ci aiuta a vivere

“Per ironia – aggiunge Giorello – possiamo intendere la capacità di usare le parole in modo nuovo e creativo. Un modo, di usare le parole, che porta non tanto al riso ma al sorriso, quel sorriso che migliora la nostra vita. In fondo, l’uomo desidera non solo sopravvivere, ma vivere meglio.”

L’ironia per fare critica sociale

“Dell’ironia, noi, ce ne siamo sempre serviti. Nell’arte, nella letteratura, nel teatro per arrivare al mondo dell’informazione. L’ironia è sempre stata un formidabile mezzo per esercitare la critica sociale. Così la usava Aristofane che, nell’Atene del V secolo, metteva alla berlina politici e istituzioni della sua città deridendoli sulla scena. Si pensi poi a Jonathan Swift e al suo amaro disincanto di fronte alle pretese dei dotti di formare una corporazione di privilegiati nei Viaggi di Gulliver. Ancora, a James Joyce che addirittura arriva ad ironizzare su Dio che “ha scritto il foglio di questo mondo, ma l’ha scritto sbagliato.”

La scomparsa dell’ironia oggi

“L’ironia, insomma, è sempre stata un’arma civile per combattere schemi, categorie e istituzioni inflessibili, grazie alla sua straordinaria capacità di essere a un tempo forza distruttiva e costruttiva. Oggi, però, pare che l’ironia abbia abdicato alla sua funzione. Una delle cose che mi colpisce di più, quando leggo la cronaca quotidiana del nostro Paese è che, di ironia, se ne trova veramente poca. Si vedono sarcasmo e violenze verbali ma, di ironia, ce ne è molto poca. La ragione? L’ironia deve essere esercitata non soltanto sugli altri, ma anche su se stessi. L’ironia deve avere il coraggio di essere anche autoironia.”

I politici e la morte dell’ironia

“Se poi si guarda alle dichiarazioni dei politici – continua Giorello – l’ironia manca completamente. La politica rende pesante la parola mentre la parola dovrebbe essere libera di danzare. I nostri politici, in Italia e in Europa ma anche in altre parti del mondo, sono costretti a cercare un facile appoggio e questo, con l’ironia, difficilmente si ottiene. L’ironia richiede anche uno sforzo sia di chi la fa sia di chi la legge. Richiede un momento di meditazione che nella comunicazione politica immediata viene perduto. Questo si capisce bene anche da certe dichiarazioni altisonanti di politici che occupano posti di responsabilità e che insistono con slogan che sono il contrario dell’ironia.”

L’ironia come antidoto alla violenza

“L’ironia, se usata bene, è un ottimo antidoto alla violenza verbale, un ottimo antidoto alla violenza in generale. E, a discapito di quel che si crede, l’ironia non è una dote innata. Può essere coltivata, esercitata, messa alla prova”.

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