L’amore incondizionato per i libri di un ex libraio

Ecco una testimonianza di amore incondizionato per i libri e per il mestiere di libraio
L’amore incondizionato per i libri di un ex libraio

MILANO – Giuseppe Avigliano, 28 anni, vive ad Eboli. Dopo aver fatto il libraio per quattro anni, ha appena smesso di lavorare in libreria a seguito di un cambio di gestione. Giuseppe è andato via di sua spontanea volontà. Fin dal primo momento non c’è stato modo di trovare una visione comune con i nuovi proprietari in merito alla gestione della libreria. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare la sua storia e lanciare una testimonianza di amore incondizionato ai libri e a questo mestiere, che possa essere di buon auspicio sia per lui sia per tutti quelli che sognano di fare della propria passione per i libri un mestiere per la vita.

 

Come nasce la tua passione per i libri?

La mia passione per i libri nasce ad una fiera – una di quelle in cui si vende di tutto, piena di bancarelle. Ce n’era una in particolare, che vendeva libri. All’epoca avevo poco più di sei anni. I miei genitori mi chiesero se volevo comprarne qualcuno. Prima di allora i libri li conoscevo solo in quanto materiale scolastico. Scelsi, non so in base a quali considerazioni, due titoli: Cuore di Edmondo De Amicis e Il giro del mondo in 80 giorni di Jules Verne. Il primo non mi è mai piaciuto; il secondo ha contribuito enormemente alla nascita della mia passione per la letteratura.

 

Come è iniziata la tua carriera di libraio?

Avevo da poco finito la laurea triennale in Lettere Classiche e la libreria della mia città – vivo ad Eboli, ed allora c’era una sola libreria in città – cercava del personale. Prima di allora avevo già collaborato con editori locali, in particolar modo con il Centro Culturale Studi Storici “Il Saggio”, che ha rappresentato per me una vera e propria palestra letteraria. Fui assunto in libreria, quindi, e fin dal primo giorno ho amato questo lavoro.

 

Come pensi di portare avanti la tua passione?

Continuerò a percorrere i “ponti ostinati” che i libri costruiscono e sostengono. Il percorso è arduo e le difficoltà non mancano. Al momento spero di tornare presto in una libreria per continuare a svolgere il mio mestiere, che è anche ciò che mi riesce meglio. Inoltre, insieme ad un gruppo di amici con esperienze nel campo letterario, abbiamo costituito un piccolo editore – Caffèorchidea – e stiamo lavorando ai primi libri da pubblicare. Il sogno nel cassetto? Aprire una libreria indipendente.

 

Cosa consiglieresti, infine, a tutti quei giovani che vorrebbero fare della propria passione per i libri un mestiere?

Vivere per i libri comporta sacrifici grandissimi. La componente romantica di questo mestiere, il più delle volte, è sopravvalutata. Si è un po’ come degli artigiani che lavorano – certo – una materia particolare. Si vive per di più di piccole soddisfazioni.

Se amate i libri incondizionatamente, tuttavia, non vi pentirete mai di inseguire quelle piccole soddisfazioni.

 

 

 

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