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L'Agenda rossa di Paolo Borsellino

L’agenda rossa di Paolo Borsellino, il mistero dietro alla strage di via D’Amelio

A 30 anni dalla strage di via D'Amelio, il mistero dell'agenda rossa di Borsellino desta ancora dubbi, gli stessi sollevati da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che sull'argomento hanno scritto un libro.

L’agenda rossa di Paolo Borsellino: quale mistero si cela dietro alla strage di via D’Amelio e a questo piccolo oggetto mai ritrovato?

Il 19 luglio 1992 accadeva qualcosa di terribile, un attentato mafioso che ha sconvolto una comunità già profondamente segnata dall’efferata uccisione di Giovanni Falcone. Oggi ricorrono i 30 anni dalla strage di via D’Amelio – in cui è stato ucciso il giudice Paolo Borsellino e hanno perso la vita gli agenti Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – , e nonostante sia trascorso tutto questo tempo, gli interrogativi sulla morte del giudice non cessano di esistere. 

Scopriamo insieme qualcosa di più sulla strage di via D’Amelio e sull’agenda rossa di Paolo Borsellino, protagonista dell’omonimo libro scritto da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza.

L’agenda rossa 

In particolare, desta molta curiosità quell’agenda rossa che Paolo Borsellino portava sempre con sé e che al momento della morte è letteralmente scomparsa. Che abbia avuto un ruolo importante nella strage di via D’Amelio? Che sia stato proprio questo piccolo oggetto a determinare la condanna a morte del giudice? Si è molto parlato dell’agenda rossa. Perfino il fratello di Paolo Borsellino si è espresso in merito. 

In un’intervista ad Adnkronos, Salvatore Borsellino ha infatti ribadito: 

“Io ho 80 anni e un’aspettativa di vita breve, non mi aspetto più di poter vedere la verità sulle stragi. Per arrivarci, però, bisognerebbe indagare sulla sparizione dell’agenda rossa: è la scatola nera della strage, eppure su quella sparizione non sono mai state condotte vere indagini. Se si arrivasse a chi ha sottratto l’agenda rossa dalla borsa di Paolo si arriverebbe agli assassini di mio fratello”.

In effetti, sebbene le indagini per trovare gli assassini di Paolo Borsellino siano andate avanti e abbiano risposto ad alcuni quesiti, non si è mai andati tanto avanti da identificare i mandanti della strage di via D’Amelio e i motivi per cui questi abbiano deciso di uccidere Borsellino a soli 57 giorni dall’attentato di Capaci a Giovanni Falcone. Sembra quasi che qualcosa abbia accelerato la condanna a morte di Paolo Borsellino. Era egli stesso a sapere che, dopo la morte dell’amico e collega Giovanni Falcone, sarebbe toccato presto a lui. 

Nella stessa intervista di Adnkronos, Salvatore Borsellino ricorda le parole del fratello: “Quando mi uccideranno, sarà la stata la mafia a farlo, ma saranno stati altri a volerlo”. 

L’agenda rossa di Paolo Borsellino: Gli ultimi 56 giorni nel racconto di familiari, colleghi, magistrati, investigatori e pentiti”, il libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza

Ed è proprio in occasione del trentesimo anniversario della strage di via D’Amelio, quando gli interrogativi e i dubbi sono ancora numerosi e il mistero dell’agenda resta sempre fitto, che vogliamo parlarvi di “L’agenda rossa di Paolo Borsellino: Gli ultimi 56 giorni nel racconto di familiari, colleghi, magistrati, investigatori e pentiti”, un libro scritto a quattro mani da Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che ripercorre gli ultimi giorni di vita di Paolo Borsellino.

L’opera, che contiene una prefazione di Marco Travaglio, è stata pubblicata per la prima volta nel 2010, e si propone di ricostruire minuziosamente gli ultimi 56 giorni di vita del giudice, consapevole ogni giorno di più di essere stato isolato e di essere la prossima vittima di Cosa Nostra.

Chi incontrava Paolo Borsellino subito dopo la strage di Capaci?
Chi intralciava il suo lavoro in procura? Perché pochi giorni prima di morire disse: “Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”?

Molto è stato detto per celebrare la figura eroica di Paolo Borsellino. Molto poco invece si sa degli ultimi 56 giorni della sua vita, dalla strage di Capaci all’esplosione di via D’Amelio, quando qualcuno decide la sua condanna a morte. Lo Bianco e Rizza ricostruiscono quei giorni drammatici con l’aiuto delle carte giudiziarie, le testimonianze di pentiti ed ex colleghi magistrati, le confidenze di amici e familiari. E ci restituiscono le pagine dell’agenda scomparsa nell’inferno di via D’Amelio, in cui Borsellino annotava le riflessioni e i fatti più segreti.

Qualcuno si affrettò a requisirla: troppo scottante ciò che il magistrato aveva annotato nella sua corsa contro il tempo, giorno dopo giorno. Chi incontrava? Chi intralciava il suo lavoro in Procura? Quali verità andava scoprendo? E perché, lasciato solo negli ultimi giorni della sua vita, disse: “Ho capito tutto… mi uccideranno, ma non sarà una vendetta della mafia… Forse saranno mafiosi quelli che materialmente mi uccideranno, ma quelli che avranno voluto la mia morte saranno altri”?

Photocredits: Flickr

 

 
 
 
 
 
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