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La situazione politica internazionale vista da Sergio Romano

A colloquio con Antonio Carioti, come lui giornalista del Corriere della Sera, l’ex ambasciatore Sergio Romano al festival èStoria a Gorizia spiega il suo Atlante delle crisi mondiali
La situazione politica internazionale vista da Sergio Romano

GORIZIA – A colloquio con Antonio Carioti, come lui giornalista del Corriere della Sera, l’ex ambasciatore Sergio Romano al festival èStoria a Gorizia spiega il suo  Atlante delle crisi mondiali, il cui filo conduttore è il nuovo disordine e i nuovi conflitti sorti dopo la fine della guerra fredda.

“Forse parlerò con un po’ di rimpianto dell’epoca della cortina di ferro – esordisce Romano – perchè il bipolarismo garantiva stabilità e trasparenza: si sapevano chiaramente quali fossero i nemici. Ad averne nostalgia oggi sono soprattutto alcuni apparati militari”. Negli Stati Uniti esiste un bilancio militare articolato che fa fronte a grandi spese, ma anche  a massicci investimenti sulla ricerca scientifica : da qui è nato Internet così come le esplorazioni su Luna e Marte. “Oggi il settore invece – spiega l’ambasciatore – si sente sottovalutato e ha cambiato atteggiamento: c’è meno paura di un coinvolgimento immediato in scontri nucleari, ma anche molta più leggerezza nell’affrontare rischi che prima non si prendevano.”

La politica americana dopo la fine della guerra fredda

“Gli americani – spiega  Romano – hanno compiuto un grave errore : quello di credersi vincitori assoluti, stabilendo un nuovo assetto unipolare dopo la fine della guerra fredda e questo ha creato nuove ambizioni che hanno alterato in modo spesso drammatico l’equilibrio sia interno agli Usa che internazionale”.  Bush senior , moderato, non voleva la disintegrazione dell’Unione Sovietica : lo dimostra un suo discorso a Kiev, in cui  invita a  maggior autonomia e determinazione non all’indipendenza, che prevedeva drammatica . Con Clinton, che gli succede,  si rafforza l’opinione che gli Usa abbiano vinto la partita con l’Urss e si rilancia l’idea di una sistemazione del Medio Oriente , partendo da un conflitto irrisolto in Iraq, rilanciando la guerra afghana e da lì si modificano gli equilibri geopolitici internazionale, il che favorisce l’ascesa dei neo conservatori . “Un altro errore compiuto dagli americani – spiega Romano-  è stato l’allargamento della Nato – un ‘alleanza politico militare costituita per fare la guerra in funzione dell’esistenza di un nemico- alle repubbliche baltiche, senza porsi il problema della reazione della Russia” .

Russia – Usa : l’ambigua politica di Trump

A proposito di Russia, quale è il giudizio dell’ambasciatore sulla posizione di Trump?  “ Ci sono due tempi – spiega Romano – della politica di Trump  a proposito della Russia : dialogante in campagna elettorale, soprattutto per contrapporsi al suo predecessore . Inizialmente voleva fare tutto il contrario di Obama, che aveva suscitato consenso ma anche ripulsa per il colore della sua pelle e per la sua politica liberal, ripulsa consolidata dagli effetti della globalizzazione sui ceti medi.  Una volta divenuto presidente  però Trump ha dovuto scendere a patti con le potenti lobby e con l’estabilishment militare ”.  Non si deve poi sottovalutare il condizionamento del genero, Jared Krushner, ebreo ortodosso che sembra aver indirizzato il suocero nella sua posizione anti iraniana e addirittura filo sunnita. Ma paradossalmente proprio da questa posizione estrema di Trump può rinascere una speranza per l’Europa perché “la Ue ha l’obbligo e l’interesse di pensare a se stessa e di rifondarsi, soprattutto in materia di difesa”.

L’Europa più determinata dopo la Brexit

Il secondo stimolo alla riscossa europea viene paradossalmente proprio dalla Brexit. “L’Unione Europea – spiega Romano –  è stata fondata senza la Gran Bretagna , che per la sua tradizione imperialista e monarchica è molto diversa dai sei paesi fondatori, usciti dalla guerra come perdenti e per questo la sua uscita potrebbe essere uno stimolo a ripensare agli elementi comuni della “ vecchia “ Europa”. Sì, perché l’allargamento dell’Unione Europea nel 2004 ha cambiato stile e strategia dell’ Unione con paesi con storie diverse improntate a quel nazionalismo emergente che, all’uscita della seconda guerra mondiale ,i sei paesi fondatori rifiutavano e che invece fa parte di questi “falsi amici” che, pur euroscettici, hanno sfruttato i finanziamenti europei e attraverso l’Europa cercano una protezione militare a Washington.  “La Brexit può essere dunque un ‘occasione per l’Europa, per l’Inghilterra invece è un segno di declino: peccato – conclude l’ambasciatore – perché ci ha insegnato la democrazia e soprattutto il ruolo sovrano del Parlamento. E non dobbiamo mai dimenticarlo.

 

Alessandra Pavan

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