Kabul, un bus per il cervello

Il giornalista Enrico Campofreda ci racconta la storia del bus che percorre l'Afghanistan per educare alla lettura i bambini
Kabul, un bus per il cervello

C’è un bus blu che da un anno gira per i sobborghi di Kabul. E’ adattato a biblioteca itinerante, al posto dei sedili ha sgabellini e piccoli scaffali dove sono sistemati libri. Si tratta d’un progetto attuato con l’aiuto economico di professionisti afghani da Freshta Karim, una ventiseinne che dai campi profughi pakistani conosciuti da bambina è finita a studiare in India. Rientrata in Afghanistan ha voluto fare qualcosa per quella fascia d’età mai dimenticata, visto che lì mancano tante cose e i libri sono una rarità, vent’anni fa e tuttora. Con un manipolo di amici ha lanciato il progetto ‘Charmaghz’ che vuol dire noce, perché la polpa di quel frutto somiglia al cervello umano. E Freshta pensa al cervello dei piccoli afghani del futuro affinché non sia manipolato, umiliato, schiacciato da politici corrotti, occupanti stranieri, signori della guerra che ai bambini consegnano armi, talebani che sostituiscono fiabe col solo studio del Corano.

Insomma questo progetto scommette sulle menti infantili, dribblando le mille trappole cui sono sottoposti i cervelli dei bambini, standardizzati dal regime o dalle ingombranti presenze che abbiamo citato. Il bus, specie nei mesi scorsi, ha dovuto evitare anche il pericolo di attentati che le varie sponde del fondamentalismo islamico portavano nella capitale. Ma la determinazione dei realizzatori del progetto che, si spostano col mezzo da un sobborgo all’altro, ha cercato di convincere genitori restii. In tal senso il fatalismo fa la sua parte, perché il kamikaze o l’autobomba possono esplodere per via, nei mercati, davanti alle stesse scuole. E’ così da troppo tempo. Quel che non bisogna fermare è la mente, visto che ogni potere, interno ed esterno, puntano proprio su paura e paralisi d’ogni sorta d’iniziativa. Certo, la quotidianità a Kabul non è e non diventerà a breve normale, ma la vita non si ferma e la via di prendere coscienza dei tanti problemi del Paese passa dalla lettura.

Enrico Campofreda

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