Orgoglio femminile

Jennifer Nadel, “Noi donne dobbiamo dar vita alla rivoluzione femminile”

L'appello della giornalista e attivista brittanica affinché le donne di qualsiasi età e credo si uniscano per affermare la propria identità seguendo alcuni principi base
Jennifer Nadel, "Noi donne dobbiamo dar vita alla rivoluzione femminile"

MILANO – Un entusiasmante appello alle donne perchè si uniscano per dare vita a una rivoluzione femminile. E’ questo “WE – Un manifesto per tutte le donne del mondo“, il libro della giornalista e attivista Jennifer Nadel scritto insieme a Gillian Anderson, un manuale pratico rivolto a tutte coloro che vogliono vedere la propria vita e il mondo cambiare in meglio.  Protagonista durante Il Tempo delle Donne lo scorso fine settimana alla Triennale di Milano, in questa intervista Jennifer Nadel riprende l’invito contenuto nel saggio rivolto a tutte le donne.

 

Il libro è a metà tra un manuale pratico, un Bibbia laica da leggere e rileggere e Il Libro della Gioia del Dalai Lama. A suo avviso a quali risultati porta la lettura di WE?

Il libro definisce un itinerario da seguire: inizia spiegando la necessità di recuperare un rapporto con noi stessi, che ci conduca ad un miglioramento, e finisce con l’illustrazione delle tappe che ci conducono alla costruzione di un rapport autentico con il mondo che ci circonda. Il risultato non è solo un senso di pace e di gioia con noi stessi. Tutti, seguendo il viaggio, siamo chiamati a diventare membri attivi del mondo. Sentirsi attivamente partecipi del mondo costituisce, a mio avviso, una parte rilevante delle soluzioni ai problemi modiali.

 

I principi a cui si ispira sono universali: onestà, accettazione, coraggio, fiducia, pace, amore gioia, gentilezza, sono tutti importanti. Mentre scriveva il libro c’è stato uno dei capitoli che l’ha appassionata di più? Quale principio in particolare è il più significativo per te?

Tutti i principi sono per me ugualmente importanti e godono tutti dello stesso potere di trasformazione, ma se devo indicarne uno, il mio preferito, scelgo la gioia. Apparentemente sembra un principio poco significativo e per questo trascurato dalla società, ma è ciò che riesce a mettere dell’ossigeno nei nostri polmoni. La gioia ci permette di entrare in comunione con una dimensione spirituale. Se vogliamo davvero sviluppare la resilienza e utilizzarla nella nostra vita e nella vita della società, dobbiamo mettere in pratica la gioia per evitare momenti di esaurimento e depressione.

 

Trovo interessante che lei e Gillian Anderson siate amiche; appartenete a mondi molto diversi, fate mestieri differenti – cinema e giornalismo. Come siete riuscite ad avvicinarvi tanto da decidere di scrivere un libro insieme?

Siamo amiche da tantissimo tempo. Ci siamo incontrate con l’idea di far fare amicizia ai nostril figli, abbiamo figli coetanei. Così un giorno li abbiamo portati fuori a pranzo, ma i ragazzi sono stati in silenzio, mentre noi non smettevamo più di parlare. I nostri lavori sono solo apparentemente diversi, entrambi raccontano storie e cercano di portare alla luce la verità. Alla base della nostra amicizia c’è la nostra esperienza di donne che è stata molto difficile e spesso ci ha costrette a lottare. Uno dei motivi per cui abbiamo parlato della nostra vita è stato proprio quello di indicare come non sia così importante avere successo perchè se prima non si risolvono quelli che sono i nostri demoni interiori, i nostri problemi, non raggiungeremo mai la felicità.

 

Lei crede che negli anni Duemila, dopo numerose battaglie le donne nel mondo occidentale possano ritenersi finalmente libere, autonome, possano decidere della propria vita e avere un confronto con il mondo maschile alla pari?

No, purtroppo e neppure in occidente. Innanzitutto voglio sottolineare che non credo che le donne abbiano raggiunto la parità con il sesso maschile. Esiste ancora un enorme divario fra donne e uomini, come dimostra la schiacciante maggioranza di uomini in posizioni lavorative prestigiose e di potere. Si continua a eludere questo aspetto, che è solo lievemente meno evidente che in passato, in nome di una fasulla raggiunta parità.


Dopo la lettura del libro ho pensato che fosse dedicato in particolare alle donne che hanno già fatto “un pezzo di vita”, che hanno compiuto almeno quarant’anni. È forse solo allora che si capisce che cosa va bene e cosa no?

In realtà non penso che dipenda dall’età. Il libro si rivolge alle donne di qualsiasi età e credo che tutte possano trarre beneficio dalla sagezza contenuta fra le pagine di WE. Uno dei motivi per cui Gillian e io abbiamo deciso di scriverlo è perché avremmo volute avere a nostra disposizione un itinerario, un manuale di vita, all’inizio dei nostril anni anche adolescenti. Ora questo manuale c’è e perfino le adolescenti hanno l’occasione di raggiungere la felicità.

 

Dopo questo percorso, sente che la sua vita è migliore? In che modo si definisce più felice?

Scrivere il libro è stata un’esperienza fantastica, mi ha obbligata a diventare parte della soluzione. Nella vita ci concentriamo sui problemi e quest’atteggiamento ci induce ad ingigantirli. Mentre scrivevo dovevo obbligatoriamente focalizzarmi sulle soluzioni, riuscendo in questo modo a dare il giusto peso ai problemi e a provare gioia.

 

Un’ultima domanda, quali sono i suoi impegni attuali e futuri? Scriverà ancora, magari un romanzo?

Sono fortemente impegnata in politica nel Regno Unito. Al momento ho appena finito di scrivere un libro per bambini. Quando mi è stato chiesto di scrivere We, ho dovuto interrompere un romanzo. La scrittura del Manifesto per tutte le donne si è protratta per due anni e dunque ora non vedo l’ora di ritornare a scrivere fiction.

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