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“Io e il mostro”, un libro che da sfogo alle emozioni nascoste

Roberta Guzzardi, illustratrice, psicoterapeuta e creatrice della pagina “rob_art_illustration”, è autrice del libro “Io e il mostro”, in cui riesce a illustrare le sue emozioni più nascoste

Illustrare le emozioni? Sì, e Roberta Guzzardi o sa fare benissimo. Psicoterapeuta e “vignettatrice” di professione, è esplosa sui social grazie alla rappresentazione dei dialoghi tra lei e il suo “mostro interiore”. La sua pagina instagram @Rob_Art_illustration conta più di 50k follower e con il suo libro, edito per Fabbri Editore, intitolato “Io e il mostro” ha potuto dare voce alla sua storia e alla sua passioni: il disegno e la scrittura.

Ogni capitolo inizia con il racconto di un suo pezzo di storia, una riflessione imporrante sulla vita, sull’amore, sul covid e molto altro. Poi sono le strisce di vignette a parlare. Questo perché la creatività ha dato modo a Roberta di canalizzare tutte le emozioni negative, i dubbi, gli ostacoli. Nella nostra intervista, ha raccontato aneddoti legati alla pubblicazione di questa sua prima opera ma anche legati al suo percorso di consapevolezza. Un esempio? Il cammino di Santiago, un tassello importante per lei in quanto le è servito per comprendere meglio l’importanza della solitudine.

“Perché, quando spingere sull’acceleratore non sembra più funzionare, bisogna sapersi fermare, o rallentare al meno, per lasciare che sia qualcos’altro a prendersi cura delle nostre più intime ferite e delle nostre perdite di senso. Di cosa parlo? Della Vita! E di tutti quei singoli istanti che abbiamo già la possibilità di vivere e che hanno il sor prendente potere di ricondurci, discretamente, a ritrovare il gusto, la calma e il significato di ciò che avevamo in qualche modo perduto: il senso delle cose e la loro semplicissima magia.”

La solitudine come punto di partenza

Stare soli non è semplice, ma forse è un ottimo modo per ascoltarsi. Stare con altre persone, spesso, diventa una fuga, un’alternativa alla confusione interiore che si ha. Roberta ci spiega invece la preziosità del tempo passato da soli. È così che si spicca il volo. È così che si selezionano meglio le persone da amare, di cui circondarsi, le passioni più forti. E anche se spesso fa paura, è attraverso quest’ultima che si entra in contatto con se stessi.

“Non ho mai creduto troppo alla questione del “‘bisogna imparare a stare da soli”. Siamo esseri relazionali, anche quando abbiamo una predisposizione all’ introversione, e per questo motivo la solitudine può fare male, può diventare anche dannosa, facendoci chiudere in noi stessi ed esasperando il nostro lato cinico ed egoista.
Ed è per questo, forse, che a un certo punto realizzai una cosa: se non avevo il potere di “uscire” dalla mia solitudine, potevo almeno trovarvi un senso e, finché fosse rimasta con me, dovevo trovare un modo migliore per stare con lei, imparando a cibarmi dei suoi frutti, invece
che avvelenarmi con le sue scorie.”

Ma chi è il mostro?

Diciamocelo chiaramente, tutti noi abbiamo dei mostri interiori nascosti. Dei punti bui, i famosi “scheletri nell’armadio”. Roberta a riguardo scrive:

“Non si diventa illuminati perché ci si immagina qualcosa di chiaro, ma perché si rende cosciente l’oscuro» diceva Carl Gustav Jung. Ma che cos’è l’oscuro? A che cosa ci si riferisce quando si parla di “ombra”? Che cosa c’è davvero dietro quella parte di noi stessi che tutti
abbiamo, ma che vorremmo non avere e che tentiamo di nascondere, negare, fuggire e censurare? Insomma, che cosa sono, in realtà, i nostri 66 mostri” interiori?”

Le emozioni sono importanti

Perché soffochiamo le nostre emozioni? Perché, spesso, non diamo loro abbastanza dignità? Ognuno di noi ha un modo per viverle, per metabolizzarle. Ognuno di noi ha un cassettino dove nasconderle quando sono troppo forti e ognuno di noi ha anche un modo per farle uscire, nel pieno della loro voracità. Belle o brutte che siano. Roberta le ha studiate e le ha affrontate, illustrandole poi con estrema intelligenza.

“Sono sempre stata una persona molto emotiva. Le mie emozioni hanno avuto sempre colorazioni forti, sin da quando ero bambina. Quando venivano fuori esplodevano come potenti fuochi di artificio e spesso mi conducevano a reazioni di cui poi mi pentivo o per le quali dovevo pagare le conseguenze.”

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