Carlo Ginzburg (Torino, 1939), maestro indiscusso della microstoria e cercatore instancabile di verità tra le pieghe del passato, è tornato di recente in libreria con “Il vincolo della vergogna“, un’opera che promette di scuotere le nostre certezze sul rapporto tra individuo e Stato.
Ginzburg è uno dei più influenti storici contemporanei a livello internazionale, noto soprattutto per essere stato uno dei padri fondatori della microstoria. Figlio di Leone e Natalia Ginzburg, ha insegnato in prestigiose istituzioni come l’Università di Bologna, la UCLA (University of California, Los Angeles) e la Scuola Normale Superiore di Pisa. Scopriamo i contenuti di questo suo ultimo saggio.
Il vincolo della vergogna
“Il paese al quale apparteniamo non è, come vuole la retorica, quello che si ama, ma quello di cui ci si vergogna, o di cui ci si può vergognare”
Questa frase, tratta dal saggio che dà il titolo al nuovo libro di Carlo Ginzburg, ha suscitato, dopo un attimo di sconcerto, il consenso delle persone più diverse, anche se il peso della vergogna cambia a seconda dei tempi, e da paese a paese. Ma il vincolo che deriva dalla vergogna ci invita a riflettere sui limiti della nozione stessa di individuo: il filo conduttore dei saggi qui raccolti, che affrontano in maniera obliqua un autore, un libro, un’immagine, una frase, addirittura una parola.
L’analisi approfondita di casi particolari apre la strada a una serie di generalizzazioni, a risposte che provocano altre domande. Parlare di microstoria, a proposito di questa strategia cognitiva, sembra legittimo: ma i risultati sono più importanti delle etichette. Chi legge è invitato a condividere la gioia della ricerca, e l’incontro con l’inaspettato.
La vergona secondo Carlo Ginzburg
Così si esprime l’autore in merito alla sua opera: “Sottolineare che ogni essere umano ha due corpi – quello fisico e quello sociale, quello visibile e quello invisibile – non basta. È preferibile considerare l’individuo come il punto di convergenza di più insiemi. Apparteniamo contemporaneamente ad una specie (Homo sapiens), ad un genere, ad una comunità linguistica, ad una comunità politica, ad una comunità professionale e così via. Alla fine ci imbattiamo in un insieme, definito da dieci impronte digitali, che ha un solo componente: noi stessi.
Definire un individuo sulla base delle sue impronte digitali ha certamente un senso, in determinati contesti. Ma un individuo non può essere identificato con le caratteristiche che lo rendono unico. Per comprendere le azioni e i pensieri di un individuo, presente o passato, è necessario esplorare l’interazione tra gli insiemi, specifici e via via più generici, ai quali quell’individuo appartiene.
L’emozione da cui sono partito – provare vergogna per una persona diversa da noi, per qualcosa in cui non siamo coinvolti – è un indizio che ci aiuta a ripensare, da un punto di vista inatteso, le nostre identità multiple, la loro interazione, la loro unità”.
Andare oltre la superficie della storia
Siamo abituati a pensare alla storia come a un susseguirsi di date, battaglie e trattati. In questo libro, Ginzburg ci insegna che la vera storia abita altrove: nei dettagli apparentemente insignificanti, nelle paure collettive e nei meccanismi psicologici che muovono le masse.
In questo nuovo saggio, l’autore de “Il formaggio e i vermi” ci conduce in un viaggio intellettuale che parte dalle radici della modernità per arrivare al cuore del nostro presente. La tesi è tanto affascinante quanto inquietante: la vergogna non è solo un’emozione privata, ma un potente strumento di controllo politico.
Perché leggere questo libro oggi
In un’epoca dominata dall’esibizionismo digitale, dove la privacy sembra un concetto superato, Ginzburg ci invita a riflettere su cosa significhi davvero “perdere la faccia”. Attraverso un’analisi che spazia dalla letteratura alla filosofia, il libro esplora come il senso di colpa e il timore del giudizio altrui siano stati utilizzati per forgiare il senso di appartenenza nazionale e l’obbedienza alle istituzioni.
Il vincolo della vergogna non è solo un saggio accademico, ma una bussola per navigare la complessità dei nostri tempi. È un libro dedicato a chi non si accontenta delle risposte semplici e vuole capire cosa si nasconde dietro i rituali del potere e le fragilità dell’animo umano.
Scopri le frasi tratte da “Lessico famigliare” di Natalia Ginzburg sul potere della famiglia