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“Il titolo di studio sul Curriculum non conta più”, l’opinione di Beppe Severgnini

"L’università italiana si sta spaccando". Ecco il grido d’allarme del giornalista e scrittore Beppe Severgnini lanciato sul suo blog “Italians”
“Il titolo di studio sul Curriculum non conta più”, l’opinione di Beppe Severgnini

“L’università italiana si sta spaccando, come quella americana. Da una parte gli atenei che contano, e piazzano il proprio nome come un marchio. Dall’altra quelli che arrancano, contando sul valore legale di un titolo di studio che vale sempre meno.” E’ il grido d’allarme del giornalista e scrittore Beppe Severgnini lanciato sul suo blog “Italians”. Riprendiamo alcuni estratti del suo intervento.

 

“Prima notizia. I corsi di medicina dell’università romena Dunarea de Jos di Galati, che si svolgono a Enna, promossi dal Fondo Proserpina (di cui è amministratore l’ex-senatore Pd Vladimiro Crisafulli), sono legali. Seconda notizia. La facoltà di Scienze delle Comunicazione dell’università di Catania ha perso l’81% degli iscritti in dieci anni: da 1.203 a 226. Terza notizia. Il Tar del Lazio ha accolto il ricorso di circa 9.000 studenti che, non avendo superato il test d’ingresso alla facoltà di Medicina nel 2014, hanno scelto le vie legali per ottenere l’iscrizione.

 
La sensazione è che, nei curriculum, il paragrafo destinato all’istruzione universitaria stia diventando, a poco a poco, invisibile. Aspetto conferme o smentite dagli uffici del personale, ma la tendenza è capire com’è fatto un ragazzo: quello che sa è funzionale a quello che potrebbe fare. Mi è capitato, in questi giorni, di leggere curriculum e condurre colloqui per allargare una redazione televisiva. Mi sono reso conto che il titolo di studio era come la data di nascita. Ovvio che ci fosse, ma non mi aiutava a capire.”

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