La svolta dopo un'analisi della Soprintendenza archivistica del Lazio

Il terzo manoscritto dell’ ”Infinito” di Leopardi era un falso, indagati i responsabili

Non si trattava di un vero manoscritto di Gacomo Leopardi, ma di un calco dell' 'Infinito' del celebre scrittore. Il manoscrittomesso all'asta come terzo autografo della lirica più famosa di Leopardi...

Il manoscrittomesso all’asta come terzo autografo della lirica più famosa di Leopardi e poi ritirato a causa dei dubbi sulla sua autenticità, è stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico e Culturale

MILANO – Non si trattava di un vero manoscritto di Gacomo Leopardi, ma di un calco dell’ ‘Infinito’ del celebre scrittore. Il manoscrittomesso all’asta come terzo autografo della lirica più famosa di Leopardi e poi ritirato a causa dei dubbi sulla sua autenticità, è stato sequestrato dai carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Artistico e Culturale. La Procura di Macerata ha aperto un fascicolo con due indagati.
   

L’ANALISI – La svolta dopo un’analisi della Soprintendenza archivistica del Lazio, chiesta dalla Soprintendenza marchigiana, secondo la quale il manoscritto non può essere un autografo per misure e spaziatura tra le lettere, identiche ad un altro autografo custodito a Napoli, bensì un calco o facsimile. Intenzionalmente prodotto – secondo l’ipotesi accusatoria – per la vendita all’asta con un base di partenza di 150 mila euro.  Se ne fosse stata dimostrata l’autenticità, l’autografo sarebbe stato il terzo dell’Infinito dopo quelli custoditi a Napoli e a Visso. La Regione Marche aveva annunciato l’intenzione di battersi affinché il documento, ufficialmente emerso dalle carte di una collezione privata, non finisse in mano ai privati, ma rimanesse allo Stato. Ma i dubbi sono emersi quasi subito, da parte dei discendenti del poeta e anche degli esperti del Centro Nazionale di Studi Leopardiani di Recanati

L’INDAGINE – Il manoscritto è stato così sequestrato e i due promotori della vendita, Luciano Innocenzi (insegnante in pensione) e Luca Pernici (direttore di una piccola biblioteca comunale marchigiana) sono ora indagati. Secondo i carabinieri infatti i due sapevano che si trattava di un falso, tant’è che erano stati avvisati anche dal conte Leopardi Vanni – discendente del poeta – della non autenticità del documento. Sono due i filoni di indagine, ha spiegato il procuratore  della Repubblica di Macerata Giovanni Giorgio.  Uno riguarda il proprietario del documento e il direttore della Biblioteca di Cingoli, indagati per aver detenuto un documento falso per farne commercio. Il secondo chi ha certificato l’autenticità del manoscritto, pur sapendolo falso. In questo caso i responsabili non sono stati ancora identificati. 

25 luglio 2014

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